La Nuova Sardegna

La tecnica: «Se paghi evitiamo la denuncia»

Il gruppo convinceva le vittime di avere commesso un reato. Il bottino: circa 1000 euro al giorno

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NUORO. «Buongiorno, sono l’ispettore Gigliotti, polizia postale nucleo di internet, matricola Er432, parlo con il signor ... lei ha fatto un’inserzione su internet. C’è una querela a suo carico ... ora deve pagare altrimenti la cosa va sul penale. Può fare un versamento sulla carta Postepay numero .... oppure passa una nostra auto civetta a ritirare il denaro in contanti in una busta sigillata. Le dò la parola in codice da dire al nostro addetto». Incredibile ma vero, eppure funzionava proprio così, la truffa e il giro di estorsioni confezionati dall’associazione a delinquere messa in piedi, secondo la Procura di Nuoro e i carabinieri, da Simone Atzori e dagli altri 19 indagati.

Solo per restare ai quattro mesi di indagini e intercettazioni fatte dai carabinieri della compagnia di Nuoro, con questo sistema subdolo e ben oliato, il gruppo aveva fatto circa 470 vittime e racimolato in media mille euro al giorno. E di quelle 470 vittime, sono 45 le truffe documentate passo per passo. Nei quattro mesi di intercettazioni, i carabinieri e la Procura di Nuoro ne hanno viste e sentite davvero di tutti i colori. In un caso, ad esempio, la vittima è stata una psicologa di lunga esperienza. Simone Atzori, sotto le mentite spoglie dell’ispettore Gigliotti, l’aveva chiamata al telefono e l’aveva convinta di aver infranto un certo articolo del codice penale semplicemente mettendo un annuncio on line. In quella telefonata, Atzori-Gigliotti, si era esibito in una delle sue solite conversazioni fumose con la sua vittima: le aveva confessato di essere sposato con una donna questore e che con quest’ultima aveva problemi. «Mi dispiace davvero, signor Gigliotti» le aveva risposto la psicologa, mentre eseguiva, senza alcuna remora, il bonifico richiesto dal truffatore.

In un altro caso, invece, Atzori e company erano riusciti a estorcere denaro persino per il banale annuncio di vendita di un Silkepyl, il piccolo epilatore elettrico usato da tante donne e non solo. Ebbene, anche in questo caso, la grande abilità oratoria di Atzori era riuscita a convincere l’ignara venditrice on line dell’aggeggio, che rispondendo all’annuncio aveva infranto una non precisata norma di “salute pubblica”. E che pertanto, o pagava subito una sanzione di circa 5000 euro, versandoli su un numero di Postepay, oppure erano dolori: ovvero un processo penale. E la vittima aveva pagato. La stessa paradossale vicenda aveva toccato anche una donna che aveva tentato di vendere un cucciolo on line. Anche lì, dopo la pubblicazione di quell’annuncio, la banda l’aveva convinta a pagare un bel po’ di euro dicendole che aveva infranto altre leggi. Mentre un imprenditore, convinto di aver commesso qualche reato noleggiando l’auto per un cliente, aveva sborsato ben 20mila euro. (v.g.)

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