Zone economiche speciali conto alla rovescia nell’isola
di Silvia Sanna
Grande attesa per la firma del Decreto Sud da parte del premier Gentiloni In Sardegna si fa strada la possibilità di una rete di Zes per unire i tre porti
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SASSARI. Una Zes per attirare gli investitori, per fare in modo che aree disagiate diventino appetibili. La zona economica speciale è considerata una opportunità straordinaria per la Sardegna che in cambio può offrire la sua posizione strategica al centro del Mediterraneo. L’obiettivo, grazie a bonus e riduzione del peso fiscale, è proprio quello di agganciare i flussi commerciali in crescita che si spostano dal Nord Africa verso la Cina passando per il Mediterraneo. Ecco perché i porti del Sud Italia potrebbero acquisire un ruolo di primo piano. Tutto è scritto già dall’estate nel decreto Sud che ha disegnato la mappa delle Zone economiche speciali. Manca la firma definitiva, quella del presidente del Consiglio Gentiloni, attesa nelle prossime ore. Ieri sera il decreto, al quale ha lavorato per diversi mesi il ministro per la Coesione territoriale e il Mezzogiorno Claudio De Vincenti, è stato esaminato dal sottosegretario alla Presidenza del Consiglio Maria Elena Boschi. Il via libera definitivo sembra essere dietro l’angolo.
Che cosa sono le Zes. Le Zone economiche speciali sono aree nelle quali gli investimenti e la creazione di nuove attività e infrastrutture vengono incentivati attraverso la cosiddetta fiscalità di vantaggio e tempi della burocrazia ridotti. Una strada in discesa per le procedure, soprattutto per quanto riguarda l’iter autorizzativo, con il Governo pronto ad esercitare poteri sostitutivi. Ma il piatto forte sarà la possibilità di accedere al credito d’imposta per gli investimenti con bonus sino a 50 milioni di euro (la soglia massima oggi è 15). Questo potrebbe essere il vero miele capace di attirare le grandi aziende che abbiano interesse a importare e ad esportare utilizzando come basi logistiche i porti del Mezzogiorno d’Italia. Quante Zes. Il decreto prevede la possibilità di istituire una Zes in ogni Regione del Sud. Il requisito fondamentale è la presenza di almeno un porto ma l’estensione dell’area free potrà essere stabilita in una seconda fase. Nel caso della Sardegna, la Zona economica speciale sarà sicuramente a Cagliari ma potrebbe allargarsi – questa è la richiesta che arriva dai territori – anche agli scali di Porto Torres e di Olbia. È il decreto Sud a stabilire questa apertura sulla quale avrà potere decisionale l’Autorità portuale alla quale spetterà disegnare un’eventuale rete di Zes per garantire pari opportunità a tutti gli scali isolani.
La Sardegna c’è. La Zes nell’isola non è tra quelle in pole position. Le prime Zone economiche speciali del Sud Italia a essere battezzate dovrebbero essere quelle di Napoli e Gioia Tauro, mentre nei mesi successivi prenderanno vita – questo il piano – anche quelle di Cagliari, Palermo, Catania-Augusta-Siracusa e Taranto. Oltre alla rete di Zes interne alle singole regioni, il decreto prevede anche la possibilità di creare Zone economiche speciali interregionali, per esempio per unire aree a vocazione industriale non dotate di porti ad altre dove invece ci sono gli scali marittimi.
Le regole. Chi investe nelle Zes non ha solo diritti e agevolazioni. L’accordo prevede infatti regole precise. Come quella legata ai tempi dell’investimento. A proporre la clausola inserita nel decreto è stato il senatore Pd Silvio Lai: è stato portato da 5 a 7 anni il periodo di tempo minimo di permanenza delle imprese nelle Zes, pena la perdita dei benefici concessi. Una regola messa nera su bianco per limitare gli azzardi di avventurieri, i cosiddetti imprenditori-prenditori, e favorire invece l’insediamento di attività a lungo termine.
Che cosa sono le Zes. Le Zone economiche speciali sono aree nelle quali gli investimenti e la creazione di nuove attività e infrastrutture vengono incentivati attraverso la cosiddetta fiscalità di vantaggio e tempi della burocrazia ridotti. Una strada in discesa per le procedure, soprattutto per quanto riguarda l’iter autorizzativo, con il Governo pronto ad esercitare poteri sostitutivi. Ma il piatto forte sarà la possibilità di accedere al credito d’imposta per gli investimenti con bonus sino a 50 milioni di euro (la soglia massima oggi è 15). Questo potrebbe essere il vero miele capace di attirare le grandi aziende che abbiano interesse a importare e ad esportare utilizzando come basi logistiche i porti del Mezzogiorno d’Italia. Quante Zes. Il decreto prevede la possibilità di istituire una Zes in ogni Regione del Sud. Il requisito fondamentale è la presenza di almeno un porto ma l’estensione dell’area free potrà essere stabilita in una seconda fase. Nel caso della Sardegna, la Zona economica speciale sarà sicuramente a Cagliari ma potrebbe allargarsi – questa è la richiesta che arriva dai territori – anche agli scali di Porto Torres e di Olbia. È il decreto Sud a stabilire questa apertura sulla quale avrà potere decisionale l’Autorità portuale alla quale spetterà disegnare un’eventuale rete di Zes per garantire pari opportunità a tutti gli scali isolani.
La Sardegna c’è. La Zes nell’isola non è tra quelle in pole position. Le prime Zone economiche speciali del Sud Italia a essere battezzate dovrebbero essere quelle di Napoli e Gioia Tauro, mentre nei mesi successivi prenderanno vita – questo il piano – anche quelle di Cagliari, Palermo, Catania-Augusta-Siracusa e Taranto. Oltre alla rete di Zes interne alle singole regioni, il decreto prevede anche la possibilità di creare Zone economiche speciali interregionali, per esempio per unire aree a vocazione industriale non dotate di porti ad altre dove invece ci sono gli scali marittimi.
Le regole. Chi investe nelle Zes non ha solo diritti e agevolazioni. L’accordo prevede infatti regole precise. Come quella legata ai tempi dell’investimento. A proporre la clausola inserita nel decreto è stato il senatore Pd Silvio Lai: è stato portato da 5 a 7 anni il periodo di tempo minimo di permanenza delle imprese nelle Zes, pena la perdita dei benefici concessi. Una regola messa nera su bianco per limitare gli azzardi di avventurieri, i cosiddetti imprenditori-prenditori, e favorire invece l’insediamento di attività a lungo termine.
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