Alta tensione tra i dem Cucca messo in minoranza
di Umberto Aime
Soriani e area Cabras Fadda convocano la direzione: presenti 48 delegati su 70 Il segretario: nessuno sarà scontentato. Il caso Sardegna ora è sul tavolo di Renzi
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CAGLIARI. Seppure alle prese con almeno un problema elettorale in ogni regione e nonostante sia stato messo alle strette dalla minoranza nazionale guidata dal ministro Andrea Orlando, Matteo Renzi è stato costretto ad occuparsi di uno dei casi più spinosi nel Pd: la Sardegna. Lo ha fato nel giorno in cui, ancora una volta, è accaduto di tutto: dallo scambio di lettere velenose fra le correnti sarde e il segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca alla direzione autoconvocata a Oristano da due aree (popolari-riformisti del gruppo Cabras-Fadda e soriani) su tre per protestare contro il caos delle candidature.
Renzi in campo. Con la volontà di trovare, o imporre l’armistizio, il segretario nazionale ha convocato di giovedì, uno dopo l’altro e poi pare in una riunione allargata, i portavoce di gruppi e sotto gruppi. Da Roma sono rimbalzate voci, non confermate, di un faccia dopo mezzanotte fra Renzi e Cucca, subito dopo fra lo stesso Renzi e Soru e ancora fra l’ex premier e alcuni maggiorenti del partito partiti nel pomeriggio e in tutta fretta da Cagliari, per essere ricevuti in via del Nazareno a ridosso dell’alba. Cosa sia scaturito da questi frenetici incontri bilaterali o a più voci è un segreto. Si sa solo questo: Renzi ha confermato che oggi, alle 10.30, è stata convocata la direzione nazionale per completare le liste. Quindi il tempo disponibile per gli aggiustamenti, se aggiustamenti dovranno esserci, è ormai ridotto a poche ore. Nel caso della Sardegna, però, c’è in ballo qualcosa in più di alcune necessarie correzioni volanti: s’è riaperta la tremenda sfida del tutti contro tutti e senza ormai più limiti.
Autoconvocati. Dopo la lettera firmata l’altro giorno dai delegati delle correnti popolari-riformisti e soriana nella commissione elettorale regionale, «perché siamo andati a Roma senza neanche una bozza di candidature?, l’accusa e la replica di chi rappresentava i renziani-ex Diesse («a Roma dovevano presentare una rosa di nomi, non liste chiuse), a scendere a in campo sono state ancora le prime due aree. Lo hanno fatto in modo clamoroso con l’autoconvocazione della direzione regionale, mentre il segretario era precettato a Roma dal nazionale e quindi in sua assenza. Parlare di sfiducia verso Cucca forse è troppo, ma davvero poco ci manca. Alla riunione di Oristano hanno partecipato 48 delegati su 70, anche se in un altro documento il numero è sceso a 44, e quindi ben oltre la metà più uno. Anche se va ricordato che, nell’ultimo congresso regionale, popolari-riformisti e soriani, i primi sostenevano Cucca, gli altri Francesco Sanna, erano avversari e non alleati, ma per l’occasione si sono ri-alleati. Comunque alla fine gli autoconvocati hanno approvato un documento – però senza firme a piè di pagina – in cui non mancano diverse contestazioni aspre proprio sulla gestione delle candidature. Fra i tanti passaggi questi: «Il segretario non ha svolto la funzione di garanzia che avrebbe dovuto avere», oppure «un terzo della commissione (renziani-ex Diesse) s’è rifiutata con ostinazione la parità fra le correnti nei posti di capolista nel proporzionale alla Camera e al Senato». Con il risultato – è scritto subito dopo – che «per la prima volta in Sardegna dirigenti e militanti del partito in Sardegna non hanno potuto presentare una loro proposta e questa non è certo la prassi, ma una precisa scelta politica con la possibilità di una forte frattura in un momento molto delicato». Per chiudere con un invio a Renzi a intervenire, perché «come lui stesso ha auspicato in ogni occasione, le liste debbano essere il frutto del pluralismo e dell’equilibrio». Renzi l’ ha fatto, s’è ocupato del caso, ma non si ancora con quali effetti.
La replica. A calmare gli animi prima della riunione di Oristano, Cucca ci ha provocato con una lettera aperta inviata agli iscritti. Dopo aver ricostruito nel dettaglio le posizione di ciascuna corrente e messo in fila i motivi che hanno provocato il cortocircuito nella commissione regionale elettorale, leggi veti e pregiudizi d’ogni tipo, ha scritto: «Non si può pretendere di blindare i nomi dei candidati, senza che prima passino al vaglio della direzione nazionale. Mai è accaduto e accadrà, ma qualcuno voleva succedesse stavolta, avanzando la pretesa di autonomia che non esiste. Non siamo ancora un partito federato e dobbiamo anche noi rispondere alle regole nazionali». Ma questa lettera non è bastata a bloccare gli autoconvocati così a tarda sera, dopo aver letto il documento dell’assemblea di Oristano, Cucca ha replicato ancora. «Primo: non s’è affatto riunita la direzione regionale ma solo un gruppo che fa parte di quell’organismo. Secondo: non ho rifiutato alcun confronto, sono a Roma, precettato dal partito nazionale, con il compito di mediare per risolvere subito la trattativa e senza scontentare nessuno se sarà possibile. Terzo: non possiamo permettere che le questioni interne e alcune posizioni personali compromettano quello che invece dobbiamo essere. Un partito compatto che non ha alcune intenzione di consegnare la vittoria ai Cinque stelle e al centrodestra».
In conclusione, oggi la direzione nazionale comunicherà chi saranno i candidati sardi del Pd alle elezioni politiche.
Renzi in campo. Con la volontà di trovare, o imporre l’armistizio, il segretario nazionale ha convocato di giovedì, uno dopo l’altro e poi pare in una riunione allargata, i portavoce di gruppi e sotto gruppi. Da Roma sono rimbalzate voci, non confermate, di un faccia dopo mezzanotte fra Renzi e Cucca, subito dopo fra lo stesso Renzi e Soru e ancora fra l’ex premier e alcuni maggiorenti del partito partiti nel pomeriggio e in tutta fretta da Cagliari, per essere ricevuti in via del Nazareno a ridosso dell’alba. Cosa sia scaturito da questi frenetici incontri bilaterali o a più voci è un segreto. Si sa solo questo: Renzi ha confermato che oggi, alle 10.30, è stata convocata la direzione nazionale per completare le liste. Quindi il tempo disponibile per gli aggiustamenti, se aggiustamenti dovranno esserci, è ormai ridotto a poche ore. Nel caso della Sardegna, però, c’è in ballo qualcosa in più di alcune necessarie correzioni volanti: s’è riaperta la tremenda sfida del tutti contro tutti e senza ormai più limiti.
Autoconvocati. Dopo la lettera firmata l’altro giorno dai delegati delle correnti popolari-riformisti e soriana nella commissione elettorale regionale, «perché siamo andati a Roma senza neanche una bozza di candidature?, l’accusa e la replica di chi rappresentava i renziani-ex Diesse («a Roma dovevano presentare una rosa di nomi, non liste chiuse), a scendere a in campo sono state ancora le prime due aree. Lo hanno fatto in modo clamoroso con l’autoconvocazione della direzione regionale, mentre il segretario era precettato a Roma dal nazionale e quindi in sua assenza. Parlare di sfiducia verso Cucca forse è troppo, ma davvero poco ci manca. Alla riunione di Oristano hanno partecipato 48 delegati su 70, anche se in un altro documento il numero è sceso a 44, e quindi ben oltre la metà più uno. Anche se va ricordato che, nell’ultimo congresso regionale, popolari-riformisti e soriani, i primi sostenevano Cucca, gli altri Francesco Sanna, erano avversari e non alleati, ma per l’occasione si sono ri-alleati. Comunque alla fine gli autoconvocati hanno approvato un documento – però senza firme a piè di pagina – in cui non mancano diverse contestazioni aspre proprio sulla gestione delle candidature. Fra i tanti passaggi questi: «Il segretario non ha svolto la funzione di garanzia che avrebbe dovuto avere», oppure «un terzo della commissione (renziani-ex Diesse) s’è rifiutata con ostinazione la parità fra le correnti nei posti di capolista nel proporzionale alla Camera e al Senato». Con il risultato – è scritto subito dopo – che «per la prima volta in Sardegna dirigenti e militanti del partito in Sardegna non hanno potuto presentare una loro proposta e questa non è certo la prassi, ma una precisa scelta politica con la possibilità di una forte frattura in un momento molto delicato». Per chiudere con un invio a Renzi a intervenire, perché «come lui stesso ha auspicato in ogni occasione, le liste debbano essere il frutto del pluralismo e dell’equilibrio». Renzi l’ ha fatto, s’è ocupato del caso, ma non si ancora con quali effetti.
La replica. A calmare gli animi prima della riunione di Oristano, Cucca ci ha provocato con una lettera aperta inviata agli iscritti. Dopo aver ricostruito nel dettaglio le posizione di ciascuna corrente e messo in fila i motivi che hanno provocato il cortocircuito nella commissione regionale elettorale, leggi veti e pregiudizi d’ogni tipo, ha scritto: «Non si può pretendere di blindare i nomi dei candidati, senza che prima passino al vaglio della direzione nazionale. Mai è accaduto e accadrà, ma qualcuno voleva succedesse stavolta, avanzando la pretesa di autonomia che non esiste. Non siamo ancora un partito federato e dobbiamo anche noi rispondere alle regole nazionali». Ma questa lettera non è bastata a bloccare gli autoconvocati così a tarda sera, dopo aver letto il documento dell’assemblea di Oristano, Cucca ha replicato ancora. «Primo: non s’è affatto riunita la direzione regionale ma solo un gruppo che fa parte di quell’organismo. Secondo: non ho rifiutato alcun confronto, sono a Roma, precettato dal partito nazionale, con il compito di mediare per risolvere subito la trattativa e senza scontentare nessuno se sarà possibile. Terzo: non possiamo permettere che le questioni interne e alcune posizioni personali compromettano quello che invece dobbiamo essere. Un partito compatto che non ha alcune intenzione di consegnare la vittoria ai Cinque stelle e al centrodestra».
In conclusione, oggi la direzione nazionale comunicherà chi saranno i candidati sardi del Pd alle elezioni politiche.
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