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Riformatori-Forza Italia, è rottura

Riformatori-Forza Italia, è rottura

I moderati si tirano fuori dalla campagna elettorale. Anche l’Udc pensa all’addio

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CAGLIARI. La Quarta gamba del centrodestra si è sbriciolata ancor prima delle elezioni. Sdegnati dalla proposta arrivata da Roma, per loro ci sarebbe a disposizione solo un collegio su sei degli uninominali per la Camera, i Riformatori hanno deciso e strappato. «Non ci presenteremo neanche nel proporzionale e a questo punto abbandoniamo la campagna elettorale». È una sentenza senza appello, fa sapere il coordinatore regionale Pietrino Fois al termine dell’ultima e decisiva riunione del direttivo. «Non possiamo accettare – prosegue – di essere stati trattati con tanta brutalità dagli alleati del centrodestra. Agli altri partiti è stato consentito di scegliere i collegi, o indicare questo o quel candidato, a noi nulla di nulla. Sì, è finita ancor prima di cominciare». A questo punto della Quarta gamba sarda dovrebbe far parte solo l’Udc, ma non è detto. Anche gli scudocrociati guidati da Giorgio Oppi avrebbero manifestato subito «grande insofferenza verso gli alleati» e oggi potrebbero prendere la stessa decisione dei Riformatori: arrivederci e grazie. Se così fosse, in Sardegna, il centrodestra si presenterebbe alle elezioni senza i centristi, che invece da più parti sono indicati come «indispensabili per vincere le Politiche». Ma ormai lo strappo sembra essere definitivo almeno per i Riformatori: «Siamo stati trattati come gli ultimi degli ultimi e non faremo passi indietro».

L’ultima offerta. E pensare che, a Roma, erano invece sicuri di aver risolto i problemi in Sardegna. Soprattutto dopo che, in un vertice notturno ad Arcore, la Lega-Psd’Az s’era dimostrata generosa, così raccontano, nel cedere proprio ai centristi uno dei tre collegi uninominali fra Camera e Senato che le spettavano in Sardegna secondo la tabella nazionale. Perché «Noi con l’Italia» anche a causa della scelta iniziale dell’accoppiata Raffaele Fitto e Lorenzo Cesa. i due leader, non aveva considerato la Sardegna una priorità, preferendo puntare su Puglia, Sicilia, Veneto e Lazio. Saputo una settimana fa di non avere neanche un posto, i centristi s’erano ribellati fino a convincere Cesa e Fitto a pretendere invece pari dignità al tavolo di Arcore: «C’è dovuta visto che nelle passate elezioni abbiamo preso sempre più voti degli alleati dell’ultim’ora, i sardisti sponsorizzati ora dal Carroccio». La soluzione in extremis era stata proprio quella del passaggio di un collegio sardo dalla Lega a «Noi con l’Italia», proposta invece dichiarata irricevibile dai Riformatori e bocciata con un eloquente: «Non dobbiamo chiedere l’elemosina a nessuno».

L’ultima mappa. Quella uscita da Arcore era questa: tre collegi uninominali alla Camera (Cagliari, Sulcis e Oristano) e uno al Senato (Cagliari-Sulcis) per Forza Italia, due ed entrambi al Senato (Sassari-Olbia e Nuoro-Oristano) destinati alla Lega sardista, due alla Camera (quelli di Oristano e Nuoro) per Fdi e uno, Sassari, direzione Montecitorio per i centristi. Ma i Riformatori questo schema l’hanno bocciato con un no secco e l’Udc potrebbe fare lo stesso. (ua)

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