sinistra nel caos
Tutti in fuga da Liberi e Uguali
Piras e Castangia ritirano la candidatura: è la fine di un progetto
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CAGLIARI. Appena nato, è stato subito travolto dalla tempesta delle candidature. In Sardegna è un fuggi fuggi da «Liberi e Uguali» di Pietro Grasso, abbandonato dal deputato uscente Michele Piras e da Thomas Castangia, portavoce del gruppo Civati. È crollato il cielo dopo la conferma da Roma che un forestiero – l’ex senatore romagnolo Claudio Grassi di Sinistra italiana – sarà capolista nell’uninominale di Cagliari per la Camera, che è uno dei pochi in cui «LeU» potrebbe aspirare al seggio. Dalla rivolta di questi giorni, all’indomani della prima indiscrezione sul paracadutato, i compagni sono passati alle via di fatto. Anche Yuri Marcialis di Mpd, assessore comunale a Cagliari, sarebbe sulla via dell’abbandono, anche se potrebbe essere lui il capolista nel collegio unico per il Senato, e a quel punto «LeU» rischierebbe di avere pochissimi candidati sardi in corsa.
Possibile. «È la fine di un progetto che, con fatica e passione, abbiamo provato a costruire. Dalla Sardegna era arrivata una proposta unitaria, con il rispetto della territorialità. Roma non l’ha capita», scrivono i civatiani.
La loro conclusione è secca: «Per noi ci sono valori che non negoziabili. Due su tutti: il rispetto della nostra autonomia politica e la necessità che a rappresentare la Sardegna siano parlamentari sardi».
L’uscente. È senza appello anche la scelta del deputato uscente Michele Piras. «La querelle sulle candidature – scrive – è durata fin troppo e mi corre l’obbligo di prendere atto della imposizione in Sardegna di una figura non condivisa ed estranea, culturalmente e politicamente, alla nostra Isola. Ho maturato perciò la decisione di ritirare ogni mia disponibilità alla candidatura». Perché – aggiunge Piras – «ha prevalso una logica sbagliata e di chiusura. E mi dispiace molto. La mia terra, con le sue enormi sofferenze sociali, non può essere umiliata fino al punto da essere ridotta col piattino in mano a elemosinare posti alle segreterie romane». Per Michele Piras: «I sardi hanno bisogno di altro. Di lavoro, futuro, speranza. Perciò chiunque avesse avuto buon senso e rispetto avrebbe dovuto riconoscere la rappresentanza che spetta loro di diritto, non per gentile concessione di uno o tre Principi» Secondo il deputato uscente «non sono accettabili le prepotenze. Auguro comunque ogni bene a LeU, alla sinistra e ai suoi candidati, sardi o meno che siano, ma mi sottraggo a questa danza e riprenderò la mia vita in abiti civili». (ua)
Possibile. «È la fine di un progetto che, con fatica e passione, abbiamo provato a costruire. Dalla Sardegna era arrivata una proposta unitaria, con il rispetto della territorialità. Roma non l’ha capita», scrivono i civatiani.
La loro conclusione è secca: «Per noi ci sono valori che non negoziabili. Due su tutti: il rispetto della nostra autonomia politica e la necessità che a rappresentare la Sardegna siano parlamentari sardi».
L’uscente. È senza appello anche la scelta del deputato uscente Michele Piras. «La querelle sulle candidature – scrive – è durata fin troppo e mi corre l’obbligo di prendere atto della imposizione in Sardegna di una figura non condivisa ed estranea, culturalmente e politicamente, alla nostra Isola. Ho maturato perciò la decisione di ritirare ogni mia disponibilità alla candidatura». Perché – aggiunge Piras – «ha prevalso una logica sbagliata e di chiusura. E mi dispiace molto. La mia terra, con le sue enormi sofferenze sociali, non può essere umiliata fino al punto da essere ridotta col piattino in mano a elemosinare posti alle segreterie romane». Per Michele Piras: «I sardi hanno bisogno di altro. Di lavoro, futuro, speranza. Perciò chiunque avesse avuto buon senso e rispetto avrebbe dovuto riconoscere la rappresentanza che spetta loro di diritto, non per gentile concessione di uno o tre Principi» Secondo il deputato uscente «non sono accettabili le prepotenze. Auguro comunque ogni bene a LeU, alla sinistra e ai suoi candidati, sardi o meno che siano, ma mi sottraggo a questa danza e riprenderò la mia vita in abiti civili». (ua)
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