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Il centrodestra si fa in 4: pronti alla sfida

Il centrodestra si fa in 4: pronti alla sfida

Tensione tra Cappellacci e il delegato di Salvini. I candidati di Forza Italia con la felpa con i 4 mori

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CAGLIARI. Se il buon giorno si vede dal mattino, il deposito delle liste, Forza Italia e La Lega-Psd’Az si sopportano ma non si amano neanche in Sardegna. Il coordinatore azzurro Ugo Cappellacci ed Eugenio Zoffoli, delegato da Salvini, si sono mandati a vicenda a quel paese in un corridoio della Corte d’appello. Il motivo? Questioni burocratiche, diranno, ma con un batti e ribatti che la dice lunga sui rapporti fra i due partiti in corsa per conquistare il primo posto assoluto. Zoffoli di getto: «Ci sono delle regole nazionali, sottoscritte dalla coalizione, ma voi fate sempre come volete». Cappellacci di rimando: «Gli arroganti siete voi, i soliti leghisti». Siparietto a parte, il centrodestra ha una terza gamba, è Fratelli d’Italia, capeggiata da Giorgia Meloni, e anche una quarta, i centristi di «Noi con l’Italia». Con gli alleati Forza Italia è stata generosa fino all’esagerazione, ha commentato con disappunto più di un candidato berlusconiano. Ha ceduto tutti e tre i collegi uninominali al Senato, due al Psd’Az e uno all’Udc, tre su sei alla Camera: due a Fdi, uno ai centristi. Poi, come se non bastasse, è reduce dal gran rifiuto della consigliera regionale Alessandra Zedda, ma per dimostrare che sono comunque compatti, dal primo all’ultimo hanno indossato la felpa d’ordinanza. Azzurre è ovvio, con i Quattro Mori a sinistra, dove sta il cuore, poi la scritta Sardegna in maiuscolo stampata sul dorso, e infine lo scudetto «Berlusconi presidente» cucito sulla manica destra. Felpe ricche, anche se più sobrie di quelle salviniane, quelle col nome sul petto che cambia in ogni città, ma fin troppo da squadra di calcio prima dell’ingresso in campo. Dicono che i forzisti siano usciti dallo spogliatoio al grido «vi stracceremo», ma prima di mettere assieme le liste pare abbiano avuto anche loro qualche problema. Smentito subito da Cappellacci: «Berlusconi ha accolto la nostra proposta iniziale dalla prima all’ultima candidatura». Il loro entusiasmo è evidente, rafforzato dall’annuncio: «Se vinceremo e vinceremo, ci sarà la cena pagata per tutti». Stavolta e chissà perché è La Lega sardista a non aver voglia invece di strafare. Da una parte l’alleato Christian Solinas, segretario nazionale dei Quattro Mori, ha trascorso l’attesa al telefonino: con chi? Pare con Salvini, che solo in serata gli farà sapere il collegio in cui è stato messo al sicuro nella Penisola. Se il Carroccio non dovesse sfondare in Sardegna, meglio non correre rischi e quindi poter contare su un paracadute dall’apertura automatica. Comunque, dopo un conteggio a spanne, nelle liste sono presenti più leghisti sardi che sardisti leghisti, ed è un segnale da non sottovalutare. A far da spettatori, in cancelleria, ai dispettucci fra le major della coalizione, i Fratelli d’Italia. Hanno ottenuto con sobrietà quello che volevano, due collegi alla Camera, e ora puntano prima di tutto a far rieleggere Bruno Murgia. È il loro deputato uscente: sperava anche lui in una riprotezione continentale ma quando s’è stretta la morsa Forza Italia-Lega, per lui lo spazio è svanito sulla terra ferma. Chi s’è ristretta di sicuro: è la coalizione centrista «Noi con l’Italia». Da più di una settimana la Gamba s’è sbriciolata: i Riformatori sono andati via sbattendo la porta, a loro sono stati negati tutti i collegi sollecitati, ed è rimasto solo l’Udc. Che ha raschiato qualcosa d’interessante nelle due Camere e soprattutto non ha rinunciato a candidare il suo intramontabile stratega, Giorgio Oppi. (ua)

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