La Nuova Sardegna

Il Pd prova a ricompattarsi Cucca: siamo una squadra

di Umberto Aime
Il Pd prova a ricompattarsi Cucca: siamo una squadra

I dem si lasciano alle spalle gli scontri sulle liste e si preparano per il 4 marzo Nella stessa coalizione la Bonino, i socialisti e la Lorenzin, che rompe con l’Upc

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CAGLIARI. La prima foto ufficiale del Pd in corsa per le Politiche è stata per forza ritoccata al computer. Altrimenti non si spiegherebbe come mai i candidati, sistemati a semicerchio, siano tutti o in gran parte sorridenti. Dopo quello che è accaduto in quest’ultima settimana, fra loro e a seconda delle correnti sono state speso botte da orbi, i presenti dovrebbero avere tutti stampato sul viso occhi neri ed ematomi vari. Invece non è così. «È acqua passata, ora più che mai siamo un gruppo compatto, senza cicatrici, deciso a scendere in campo per la vittoria. Ci presentiamo con una squadra forte, competitiva ed equilibrata dal primo al ventunesimo candidato». L’introduzione migliore del mondo per riappacificare gli animi è stata del segretario regionale Giuseppe Luigi Cucca. Dall’inizio alla fine della presentazione sarà pronto a schivare, con risposte argute, tutti i brutti ricordi di un passato molto recente. Presentato il programma in cui la frase forte è «il nostro patto con gli elettori è fondato sulla serietà e la responsabilità, non sulle barzellette raccontate da altri», s’è preoccupato subito di ringraziare gli uscenti e scusarsi con i non ricandidati e gli aspiranti parlamentari rimasti a terra. «Purtroppo – le sue parole – non c’è stato spazio per tutti. Abbiamo dovuto fare delle scelte e sempre dolorose. La selezione rispetto al passato è stata più severa, ma alla fine ha prevalso il bene comune». Qualche sassolino dalla scarpa però se l’è tolto. A Marco Meloni, nel 2013 eletto in Liguria e che oggi voleva essere ricandidato in Sardegna, ha risposto: «So che si è sfogo su Facebook, ma è la sua corrente, lui sta con Orlando, a non avergli trovato spazio nell’isola e neanche da altre parti». Qualcosa l’ha detta anche sulla mancata riconferma di un altro uscente, il gallurese Gian Piero Scanu: «Alle Politiche saranno presenti tutte le sensibilità del partito. Il nostro è stato un processo travagliato. Quelli esclusi non sono stati certo puniti o emarginati perché ingombranti. Ho la certezza che sia andata così». Poi dopo aver sottolineato che «risolvere i problemi della Sardegna sarà, come lo è stato in passato, il primo dovere dei parlamentari sardi», ha affrontato un altro argomento spinoso. Nelle liste del Pd, sono candidati anche cinque indagati: Silvio Lai, Gavino Manca, Franco Sabatini e il rinviato giudizio Luciano Uras per i fondi destinati ai gruppi del Consiglio regionale, più Gianfranco Ganau, per un’inchiesta giudiziaria legata al piano urbanistico quand’era sindaco di Sassari. La replica è stata: «Esiste la presunzione di innocenza fino a prova contraria. Il nostro partito ha un regolamento molto garantista per cui le indagini in corso non precludono la possibilità di candidarsi. Non si può strumentalizzare una scelta etica del genere in questo momento». Per aggiungere: «La nostra posizione sull’argomento è stata chiara e ferma sin dall’inizio. Altri invece sono stati intransigenti in partenza, poi hanno cambiato le regole per convenienza. Lo ripeto: fino al giorno della sentenza definitiva, la presunzione d’innocenza è garantita dalla Costituzione». Superato di slancio l’ostacolo appuntito, in un altro passaggio dell’introduzione ha detto: «Con il centrosinistra vittorioso, la voce della Sardegna sarà più autorevole a Roma, mentre sono molto preoccupato se dovessero vincere altri schieramenti. Per questo la nostra campagna elettorale sarà all’antica: porta a porta, per convincere il partito dell’astensione a ritornare ai seggi, perché questo è una momento delicato per il futuro della Sardegna e dell’Italia». Sul finire è ritornato sul passato: «In questi giorni, mai mi sono sentito sfiduciato dal partito e non ho partecipato alla bagarre solo perché avevo altro cui pensare. Chiudere la partita delle candidature e oggi ringrazio tutti».

Gli alleati. Quelli del Pd sono la lista Insieme, +Europa con a fianco il Centro democratico e infine Civica popolare. Nel primo raggruppamento tutto è filato liscio. Nel secondo il leader Roberto Cappelli non s’è candidato in Sardegna ma in quattro collegi della penisola di cui in tre come capolista. Nel terzo, è quello della ministra Lorenzin, l’Upc ha tirato in remi in barca all’ultimo secondo dopo non aver avuto neanche un collegio uninominale, lasciando campo libero ai centristi di Casini, che hanno deciso tutto.



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