La Nuova Sardegna

«L’innovazione e i giovani cambieranno l’agricoltura»

di Alessandro Pirina
«L’innovazione e i giovani cambieranno l’agricoltura»

L’assessore annuncia i progetti della giunta per rinnovare il comparto «Stop alla distribuzione a pioggia delle risorse, servono interventi strutturali»

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SASSARI. Meno assistenzialismo, più politiche di sviluppo e ricambio generazionale. Pier Luigi Caria scommette su una agricoltura che si rinnova, su un comparto che guarda al futuro. Un pilastro dell’economia sarda che arriva da un anno da dimenticare, ma che, l’assessore ne è convinto, può essere lasciato alle spalle.

Assessore Caria, qual è lo stato di salute dell’agricoltura?

«Quando si parla di agricoltura si finisce a parlare solo di prezzo del latte. Invece, c’è tutto un mondo di cui si parla poco e che produce prodotti di grandissima qualità. Negli ultimi mesi nevicate, gelate e siccità hanno creato una serie di problemi. È stata una annata difficile per tutti. In una prima fase la Regione ha cercato di mettere in sicurezza il comparto ovicaprino, per cui sono stati stanziati 45 milioni, e poi ha preso un impegno con le associazioni agricole per prevedere 20 milioni nella Finanziaria per interventi su tutto il resto della agricoltura. E in particolare sul comparto della zootecnia eccetto l’ovicaprino. E dunque bovino, suino ed equino. Ora stiamo lavorando con le organizzazioni agricole proprio per suddividere queste risorse».

In che modo?

«Intendiamo partire dalla delibera con cui abbiamo chiesto lo stato di calamità al ministero, dai tipi di danno e dalla suddivisione territoriale. Noi siamo la prima regione ad avere ottenuto lo stato di calamità per siccità. Inoltre, di recente abbiamo ottenuto un aiuto finanziario nel decreto fiscale: 25 milioni per il 2017 e 2018. Quando arriveranno queste risorse avremo 45 milioni, tra fondi nazionali e regionali, da dedicare in termini di aiuto per l’annata difficile. Vorremmo interventi che vanno a vantaggio di tutto il comparto e non una distribuzione di risorse a pioggia. Oppure un mix, in parte strutturali, in parte di sostegno. Non con un’unica misura, ma con interventi che vanno a premiare l’intera filiera, in sintonia con la misura dei Pif, i progetti integrati di filiera, che stiamo per pubblicare».

Di che cosa si tratta?

«Metteremo 35 milioni e 150mila euro per favorire tutti quelli che si mettono in filiera, a partire dal produttore primario per arrivare al trasformatore e alla parte commerciale, cercando di far dividere l’utile di filiera in maniera equa. Non può più andare a vantaggio solo della parte finale. Bisogna riuscire a metterli insieme perché ci sia da un lato una stabilizzazione dei prezzi e dall’altro una distribuzione dell’utile di filiera. Se non c’è chi produce pomodori o il latte non ci può essere chi vende».

Ha parlato di interventi più rivolti allo sviluppo che al sostegno diretto. In che modo possono essere attuati?

«Il Piano di sviluppo rurale nasce per combattere l’abbandono di alcuni territori. Poi si è deciso di suddividerlo su tutto il territorio regionale. In quel momento storico serviva quella impostazione. Ma i tempi sono cambiati, c’è un segnale forte che la politica non può non intercettare: i giovani guardano a questo mondo con un interesse rinnovato. Il Psr deve servire anche per inserire i giovani. Dobbiamo togliere risorse da altre misure e trasferirle su questa».

Spesso la Regione finisce sotto accusa per i ritardi sui pagamenti.

«Attualmente è in corso l'istruttoria delle 572 domande di primo insediamento semplice per cui sussiste la copertura finanziaria. In queste settimane le aziende interessate stanno ricevendo le lettere di ammissibilità delle domande. Nei prossimi giorni sarà possibile autorizzare i primi pagamenti. A livello nazionale siamo la quarta regione che paga più velocemente dopo il Veneto, la provincia di Trento e l’Umbria. Quindi quando si parla di ritardi vorrei sottolineare che si tratta di azioni che non coinvolgono solo i nostri uffici regionali, ma anche le organizzazioni di categoria attraverso i Centri di assistenza agricola e l’Organismo pagatore nazionale Agea. Anzi, invito chi ha crediti molto vecchi a cercare di capire il perché quei soldi non sono mai arrivati. Dal canto nostro, abbiamo avviato l’iter perché Argea possa diventare un ente pagatore autonomo, sul modello Veneto. In questa programmazione 2014-2020 abbiamo pagato 275 milioni, raggiungendo con anticipo l’obiettivo di spesa fissato al 31 dicembre 2018».

La politica di rinnovamento è stata avviata anche con l’iniziativa “Terra ai giovani”. A che punto è la prima tranche?

«In Sardegna ci sono centinaia di ettari incolti e inutilizzati. Chi mi ha preceduto, l’assessora Elisabetta Falchi, aveva dato il via al progetto con il censimento di queste terre. Le abbiamo messe a bando ad affitto agevolato e hanno risposto 125 giovani, di cui 25 new entry che non venivano da esperienze familiari legate al mondo delle campagne. Un altro segnale di attenzione verso questo comparto, che resta uno dei principali pilastri dell’economia. E dopo il primo bando di un anno fa sotto Natale ne abbiamo indetto un secondo con più ettari a disposizione».

Il prezzo del latte rimane il maggiore punto di attrito tra i produttori e le aziende.

«Su questo abbiamo notizie confortanti. C’è stato un incremento importante rispetto alla stagione scorsa, come pure del prezzo del pecorino romano. Oggi viaggia intorno agli 0,85 centesimi. Io come assessore non posso stabilire il prezzo del latte, ma sarebbe auspicabile si stabilizzasse sulla media degli ultimi 5 anni. Ma c’è di più: con il provvedimento di sostegno al settore ovicaprino abbiamo chiesto ai pastori di comunicare le produzioni del latte dell’ultimo biennio, un dato che in Sardegna ancora non c’è. Ne abbiamo già censito quasi il 90 per cento. Questo strumento lo metteremo a disposizione dell’assessorato, dell’Oilos e dell’Osservatorio per capire qual è l’effettiva produzione di latte in Sardegna. In tal modo si potrà iniziare a programmare e diversificare».

Parla delle Dop?

«Certo, in Sardegna ne abbiamo tre: pecorino romano, pecorino sardo e fiore sardo. Oggi il mercato ci dice che i produttori si concentrano soprattutto sul primo, ma a nostro avviso ci sono gli spazi perché anche le altre due Dop possano conquistare fette di mercato. Di qui la scelta di fare un unico bando in cui i tre i consorzi di tutela sono assieme. Hanno presentato progetto comune che vuole confermare i mercati esistenti e aggredirne di nuovi. Se tutto va come deve entro tre anni potremmo avere un incremento delle vendite dei nostri formaggi del 25 per cento».

Quali interventi per gli altri tipi di allevamento?

«Con i 20 milioni previsti dalla finanziaria di dedicheremo al comparto bovino sia con interventi di tipo strutturale che di sostegno. E anche a quello suinicolo, su cui questa giunta sta facendo molto nella lotta contro la Psa. Se viene debellata la peste suina tutti hanno da guadagnare. Dietro c’è un mercato interno di 500 milioni di fatturato che i nostri allevatori aggrediscono solo per un terzo. Immaginiamo cosa ci può essere negli altri mercati. Basta vedere la Spagna. Infine, ma non meno importante, il comparto equino. La Sardegna è tra le poche regioni che continua a investire sull’allevamento dei cavalli. Abbiamo stanziato un milione e 300mila euro».

Ogni anno nell’isola si ripresenta l’emergenza siccità: come pensate di affrontarla?

«Insieme ai colleghi Balzarini e Spano abbiamo messo intorno al tavolo tutti gli attori della filiera per trovare soluzioni di breve e lungo periodo. Si è iniziato a ragionare sul riutilizzo dei reflui in maniera più spinta in agricoltura. Si sta poi ragionando su fonti alternative per la produzione di acqua, come l’utilizzo dei desalinizzatori. Il problema va affrontato non solo quando si presenta l’emergenza».

In Sardegna, per quanto sia un’isola, si parla molto più di agricoltura che di pesca.

«È vero. Eppure siamo le terza marineria dopo Sicilia e Puglia e la seconda per piccole imbarcazioni. Purtroppo però sono presenti ancora molte criticità. La precedente programmazione prevedeva 15 milioni, ma di questi ne sono stati spesi 6 e gli altri 9 rimandati indietro. In questa nuova abbiamo deciso di stanziarne 36. Io ho voluto fare subito 25 bandi per i giovani. Anche nella pesca esiste una necessità di ricambio generazionale».

C osa dice ai pastori che hanno deciso di non votare per protesta?

«Il modo migliore per esercitare una manifestazione di protesta è il voto. Quindi restituire le schede è una scelta che rispetto, ma ritengo sbagliata».

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