Una coppia di ex guerriglieri curdi vive sotto protezione in Sardegna
Marito e moglie raccontano la loro storia
CAGLIARI. «La Sardegna ci ha accolti, l’Italia ci protegge, ma la nostra terra è il Kurdistan e non ci possiamo tornare». Adgar e Sorgul sono una coppia di giovani curdi scappati dalla Turchia. La loro è una fuga iniziata che erano poco più che bambini. Lei, Sorgul, che in curdo significa “Rosa rossa”, ha alle spalle una storia di guerriglia ma soprattutto di rifiuto di un sistema feudale che l’avrebbe voluta sposata ad un uomo di quarant’anni più vecchio. Un destino segnato dalla tradizione alla quale la sua famiglia non avrebbe mai rinunciato.
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«Avevo 14 anni quando scappai di casa e andare in montagna con i partigiani del Pkk. La situazione per me, in famiglia era diventata impossibile: a undici anni, mi avevano fatto lasciare la scuola per rinchiudermi in casa. Rifiutavo di indossare l’abito lungo tradizionale e coprirmi il capo e i miei genitori non me lo perdonavano – racconta – Quando mi unii ai partigiani con i quali camminai per tre mesi prima di raggiungere le montagne dell’Iraq, ero troppo piccola per combattere. Mi misero prima in cucina. Una volta cresciuta mi insegnarono ad usare le armi: mi diedero un kalashnikov che fu mio compagno per 12 anni».
È durante la clandestinità che Sorgul e Adgar si incontrano, ma i regolamenti ferrei del corpo paramilitare vietano ai giovani di innamorarsi. Il che accade comunque. «In tutti quegli anni non ci siamo mai sfiorati, mai abbiamo potuto restare da soli», raccontano. Adgar partecipa alle azioni di guerriglia, Sorgul è nella squadra che interviene dopo gli scontri per raccogliere i morti e soccorrere i feriti. Dopo l’arresto del leader del Pkk Abdullah Ocalan, Adgar fugge in Italia a bordo di una nave merci cinese «pagai ad un intermediario 3mila dollari per la traversata, ma arrivati a Venezia mi portarono in un campo profughi». Anche Sorgul che nel frattempo si era gravemente ammalata è costretta a lasciare il fronte.
«Rientrata a casa trovo solo l’abito lungo e il fazzoletto per coprirmi il capo». Dopo otto anni i due giovani riprendono casualmente i contatti. Sorgul scappa e nascosta nel cassone di un camion raggiunge l’Italia. Oggi vivono sotto protezione internazionale, ospiti di una famiglia sarda. Lui fa il cameriere, lei sta a casa con i loro due bambini di quattro e due anni che chiamano nonno il padrone di casa. Dato che i nonni, quelli veri, non li hanno mai potuti conoscere. (m.c.)
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