Potere al popolo: «Lottiamo per gli ultimi»
Il movimento di sinistra ha presentato la rosa dei candidati alle prossime elezioni politiche
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CAGLIARI. Gli ultimi comunisti non lo sono di sicuro, a sinistra si sa la galassia è infinita, ma i candidati di «Potere al popolo» sono orgogliosi delle origini e fra loro, con enfasi, si salutano ancora alla vecchia maniera: «Ciao, compagno». Alle Politiche di marzo, in questa alleanza rossa, ci sono dentro Rifondazione, Partito dei comunisti italiani, collettivi vari e iscritti ai sindacati di base. È una pattuglia variegata, ma compatta e convinta. Soprattutto nella spiegazione del marchio di fabbrica: «Perché potere al popolo e non del popolo? Perché al popolo il potere è stato strappato via e noi vogliamo restituirglielo». L’ha detto Pierina Chessa, insegnante in pensione, consigliera comunale a Iglesias e capolista nel listino sud per la Camera. «Spesso mi chiedono perché mi sento e sono ancora comunista», sono state le sue parole in un altro passaggio della presentazione dei candidati. «Perché c’è ancora molto da fare e da lottare per gli ultimi, che sono cacciati sempre più indietro dal potere della politica e dallo strapotere della finanza». È contro le «troppe emarginazioni quotidiane che vogliamo combattere», ha sottolineato Stefania Deidda, candidata nel Sulcis. Con un papillon arcobaleno appuntato sulla camicia scura, ha raccontato la sua storia. «Io e le mia compagna Stefania siamo state le prime donne omosessuali a essersi sposate in Sardegna dopo la legge per le Unioni civili. Subito dopo il nostro sì, siamo state minacciate di morte: è contro questa violenza e altri, troppi, casi di omofobia che Potere al popolo è entrato in questa campagna elettorale». Ma anche per «ottenere la possibilità di un vero matrimonio fra le persone dello stesso sesso, perché le Unioni civili considerano di fatto ancora fantasmi i figli di una coppia omosessuale». Sono il ritorno e la rivendicazione dei diritti sociali gli obiettivi della lista. «La sanità è negata a chi sta peggio», hanno detto Mariangela Pedditzi e Sergio Diliberto, medici e candidati al Senato. «Lo è anche il diritto allo studio», hanno aggiunto gli insegnanti Anna Cacciatori, Sabina Sechi e Amedeo Spagnuolo, dopo aver ricordato i «danni disumani provocati da Renzi a insegnanti e studenti con la riforma della falsa buona scuola». Di altri disastri renziani ha parlato il sindacalista Giovanni Nuscis, candidato a Sassari: «Con il Jobs act ha spazzato via ai giovani l’ennesimo pezzo di futuro. È aumentato il precariato e a far soldi sono state solo le imprese». A pagare il conto più pesante di «una legge al ribasso» è stata la generazione delle «porte sbattute in faccia», ha detto Michela Onnis, classe 1987, la più giovane del gruppo. «Contro l’esagerata disoccupazione giovanile e la fuga dei giovani dalla Sardegna finora non è stato fatto nulla. Anzi, la situazione è peggiorata», le sue parole. Per Potere al popolo, che parte in svantaggio rispetto ai grandi pariti e movimenti, non sarà facile trovare un posto in Parlamento, ma «non ci arrendiamo – ha detto Enzo Gamba, candidato nel listino nord per la Camera – perché c’è un mondo autoritario, arrogante e cinico ancora da scalzare». (ua)
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