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Manuale per la Jihad sul web, condannato

Manuale per la Jihad sul web, condannato

L’inchiesta della Dda, confermati 2 anni e mezzo all’operaio marchigiano convertito all’Islam

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CAGLIARI. Due anni e mezzo di reclusione per aver condiviso su un forum nel web un servizio della rivista Inspire, vicina ad Al Qaeda, dov’era illustrato il metodo per costruire un ordigno simile a quello usato negli attacchi alla maratona di Boston, il 15 aprile 2013: è la pena confermata ieri dalla Corte d’Appello per Andrea Campione, un operaio trentaseienne di Senigallia, che tra la sentenza di primo grado e quella di ieri era stato sospeso dall’Università di Oxford, dove lavorava da alcuni anni. Ora i dirigenti del prestigioso ateneo britannico potrebbero decidere di prolungare lo stand-by dell’operaio, un provvedimento precauzionale legato all’esigenza di non avere a che fare con un dipendente convertito all’Islam e coinvolto in una vicenda dai contorni inquietanti. Per lui non resta che la speranza di una riforma del verdetto in Cassazione.

La vicenda è questa: è l’aprile del 2012 quando le indagini condotte dal sostituto procuratore Danilo Tronci e dalla Digos di Cagliari mettono in luce un’attività sospetta, documenti sulla Jihad che circolano sulla rete, scambi di informazioni. Salta fuori fra gli altri il nome di Abdul Wahid As Siquili, che non è un figlio dell’Islam ma soltanto Andrea Campione, all’epoca operaio in una ditta di Senigallia che produce cornici. In particolare la Digos scopre che tra i file partiti dal suo computer e finiti sulle pagine di un forum c’è un manuale per costruire bombe artigianali, quello riportato da Inspire. Tanto basta a confermare i sospetti, fondati anche su dialoghi intercettati e altri indizi: scattano gli arresti, con Campione finisce in manette anche un docente che verrà successivamente prosciolto insieme a tutti gli altri indagati perché aderire virtualmente ad Al Qaeda e discutere sulla rete di Jihad non è un reato, ma è un delitto grave creare le condizioni per un’azione terroristica. Quel manuale del buon bombarolo a giudizio della Digos poteva esserlo e infatti il pm Tronci chiede e ottiene il rinvio a giudizio di Campione. Al processo il magistrato porta come ulteriore prova alcune conversazioni registrate nel pc della sorella dell’operaio di Senigallia, dove l’indagato mostrerebbe di essere consapevole dei rischi che correva a diffondere quel manuale. Davanti all’ipotesi che qualcuno potesse usarlo, risponde: «Tanto meglio se qualcuno di si fa saltare in aria, così infligge una bella punizione».

Il processo si è celebrato a Cagliari perché è stata la Dda di Cagliari a indagare per prima Campione per un reato che non era collocabile in alcuna località, ma nell’immensa rete telematica. Per Tronci la pena finale doveva essere molto più alta: sei anni e mezzo per addestramento ad attività con finalità di terrorismo anche internazionale. Ma al giudizio d’appello il pg Giancarlo Moi si è allineato alle tesi del difensore Roberto Delogu, ridimensionando l’accusa ma non la decisione di giudicarlo colpevole. (m.l)



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