Alleva purosangue ma il suo sogno è prendere la stella della Sartiglia
Enrico Carta
Francesco Loi è il proprietario dell’allevamento di cavalli più grande d’Italia. Il 38enne oristanese lavora in Piemonte con Varenne e Red Rock però non rinuncia a correre nell'antica giostra
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ORISTANO. Mentre la battaglia infuriava, il re Riccardo III, appena disarcionato, implorava: «Il mio regno per un cavallo». Avrebbe ceduto tutti i suoi possessi pur di avere un destriero che lo portasse via dalla mischia in cui sarebbe perito per mano nemica. C’è invece chi mai baratterebbe il suo regno per un cavallo, per quanto non si trovi dentro un dramma shakespeariano. Non lo farebbe perché i cavalli sono il suo regno. Nell’orizzonte di chi a trentotto anni va ripetendo: «Non esiste giorno in cui non abbia pensato alla Sartiglia, è come una malattia», non può quindi che esserci una vita le cui note hanno il suono degli zoccoli che si divorano una pista. E non fa differenza che la pista sia quella dei grandi ippodromi, dei campi di allenamento in Piemonte o di quella striscia di asfalto coperta di sabbia nelle vie di Oristano durante il carnevale. Non fa differenza perché l’orizzonte resta lo stesso. Quell’uomo che da sempre sussurra ai cavalli, è stato infatti capace di amalgamare la passione infinita per la giostra della sua città con la voglia di trasformare quell’amore in lavoro.
Domenica 11 e martedì 13 febbraio, Francesco Loi sarà uno dei tanti. Per i più irriconoscibile, nascosto dentro il suo vestito e la sua maschera, sarà in sella in via Duomo e in via Mazzini assieme agli altri 119 cavalieri che, con una giravolta, riporta l’antica capitale giudicale indietro nei secoli. E siccome la Sartiglia, spesso entra nella pelle, a volte non è un caso che dal sentimento nasca qualcosa di molto più concreto. Succede quando diventa quasi impossibile scindere la passione per la giostra dal lavoro che Francesco Loi svolge lontano dalla sua Oristano.
Laureato nel 2008 in Veterinaria all’Università di Parma con tesi in “Scienze delle tecniche equine” è oggi, assieme al suo socio Roberto Brichetto, il proprietario del più grande allevamento di cavalli in Italia. Varenne, Red Rock, Full Drago e Caribbean Blue sono passati o passano le giornate lì, nei terreni del centro “Il Grifone” tra Vigone e Pinerolo in cui Francesco fa crescere i purosangue migliori d’Europa. È lontano il Piemonte, ma non troppo «perché anche quello è nato dalla passione per la Sartiglia e alla Sartiglia tutto è collegato. La giostra mi ha condotto nella scelta degli studi e anche quand’ero all’università ho sempre fatto i salti mortali per tornare a Oristano per carnevale. Poi la giostra mi ha indicato anche la strada da seguire nel mondo del lavoro». Ma è prima di lasciare i libri che questa lunga e sorridente parentesi è iniziata. «Quando ero studente mi occupavo già della preparazione dei cavalli per le aste in un grosso allevamento della zona di Parma, poi c’è stato il salto di qualità dopo l’interessamento di una casa farmaceutica. Ho iniziato a specializzarmi nell’alimentazione all’interno degli allevamenti di cavalli ed è stato allora che sono stato contattato dalla società proprietaria di Varenne che aveva appena acquistato lo stallone Red Rock. Cercavano una persona che gestisse i purosangue all’interno di quell’allevamento e hanno scelto me».
Tutto molto semplice o almeno così sembra. In realtà così facile non dev’essere perché Il Grifone ha avuto anche cinquecento cavalli da gestire. «Adesso abbiamo fatto un po’ di selezione e anche il nostro settore ha subito la crisi, così siamo scesi a duecento cavalli che si dividono tra la puledraia per gli esemplari svezzati con più di sei mesi di vita e la zona dedicata agli stalloni e alle fattrici dove avvengono l’accoppiamento e la selezione. Degli stalloni da trotto raccogliamo il seme che inviamo in tutta Europa. Nascono così moltissimi degli esemplari che vengono venduti nelle migliori aste. Caribbean Blue è un mio cavallo che è stato acquistato in Giappone da Marie Yoshida, Moonlight Drive è stato prima in Francia e ora si trova negli Stati Uniti».
Insomma, un giro del mondo che poi però riporta sempre nello stesso piccolo e sperduto posto, Oristano, e negli stessi giorni, quelli di carnevale. «È nato tutto quand’ero piccolo, c’è chi nasce sartigliante – racconta –. Se poi incontri le persone giuste inizi da subito a capire meglio lo spirito della giostra. È da vecchi componenti dei gremi come Ignazio Pinna che ho imparato ad apprezzare gli aspetti più intimi della Sartiglia. Quando si è giovani è l’esuberanza che ti spinge, ma con la maturità apprezzi la bellezza di una manifestazione che tocca addirittura le corde della religione. E oggi che la tradizione sta in parte venendo meno, è ancora più forte il modo con cui l’anima della Sartiglia colpisce la mia».
Chi osserva da fuori resta affascinato, vive a sua volta tensioni che però non saranno mai le stesse di chi è attore: «Certe sfumature non si notano dietro le transenne – prosegue –. Se dovessi dare una definizione direi che la vita della Sartiglia è soprattutto curiosità nell’osservare un piccolo mondo. Mi dispiace che le polemiche abbiano associato noi cavalieri ad alcol e droga. Nessuno è contro i test ed è giusto farli, però io vedo sempre in tutti i cavalieri un comportamento esemplare durante la manifestazione. Si è parlato troppo di cose non belle tanto che sembra quasi che gli oristanesi non abbiano grande rispetto per la loro festa. Proviamo a pensare oggi a Oristano senza la giostra: è come se avessimo una piramide senza il vertice, anzi forse non avremmo proprio la piramide. Se chi arriva da fuori riesce ad apprezzarne la bellezza, perché gli oristanesi non dovrebbero amarla ancora di più?». Ma forse è solo l’abitudine a rendere scontato un amore che non ha bisogno di frecce perché si rinvigorisca. Domenica e martedì il cuore di Oristano batterà a mille. Di nuovo innamorato.
Domenica 11 e martedì 13 febbraio, Francesco Loi sarà uno dei tanti. Per i più irriconoscibile, nascosto dentro il suo vestito e la sua maschera, sarà in sella in via Duomo e in via Mazzini assieme agli altri 119 cavalieri che, con una giravolta, riporta l’antica capitale giudicale indietro nei secoli. E siccome la Sartiglia, spesso entra nella pelle, a volte non è un caso che dal sentimento nasca qualcosa di molto più concreto. Succede quando diventa quasi impossibile scindere la passione per la giostra dal lavoro che Francesco Loi svolge lontano dalla sua Oristano.
Laureato nel 2008 in Veterinaria all’Università di Parma con tesi in “Scienze delle tecniche equine” è oggi, assieme al suo socio Roberto Brichetto, il proprietario del più grande allevamento di cavalli in Italia. Varenne, Red Rock, Full Drago e Caribbean Blue sono passati o passano le giornate lì, nei terreni del centro “Il Grifone” tra Vigone e Pinerolo in cui Francesco fa crescere i purosangue migliori d’Europa. È lontano il Piemonte, ma non troppo «perché anche quello è nato dalla passione per la Sartiglia e alla Sartiglia tutto è collegato. La giostra mi ha condotto nella scelta degli studi e anche quand’ero all’università ho sempre fatto i salti mortali per tornare a Oristano per carnevale. Poi la giostra mi ha indicato anche la strada da seguire nel mondo del lavoro». Ma è prima di lasciare i libri che questa lunga e sorridente parentesi è iniziata. «Quando ero studente mi occupavo già della preparazione dei cavalli per le aste in un grosso allevamento della zona di Parma, poi c’è stato il salto di qualità dopo l’interessamento di una casa farmaceutica. Ho iniziato a specializzarmi nell’alimentazione all’interno degli allevamenti di cavalli ed è stato allora che sono stato contattato dalla società proprietaria di Varenne che aveva appena acquistato lo stallone Red Rock. Cercavano una persona che gestisse i purosangue all’interno di quell’allevamento e hanno scelto me».
Tutto molto semplice o almeno così sembra. In realtà così facile non dev’essere perché Il Grifone ha avuto anche cinquecento cavalli da gestire. «Adesso abbiamo fatto un po’ di selezione e anche il nostro settore ha subito la crisi, così siamo scesi a duecento cavalli che si dividono tra la puledraia per gli esemplari svezzati con più di sei mesi di vita e la zona dedicata agli stalloni e alle fattrici dove avvengono l’accoppiamento e la selezione. Degli stalloni da trotto raccogliamo il seme che inviamo in tutta Europa. Nascono così moltissimi degli esemplari che vengono venduti nelle migliori aste. Caribbean Blue è un mio cavallo che è stato acquistato in Giappone da Marie Yoshida, Moonlight Drive è stato prima in Francia e ora si trova negli Stati Uniti».
Insomma, un giro del mondo che poi però riporta sempre nello stesso piccolo e sperduto posto, Oristano, e negli stessi giorni, quelli di carnevale. «È nato tutto quand’ero piccolo, c’è chi nasce sartigliante – racconta –. Se poi incontri le persone giuste inizi da subito a capire meglio lo spirito della giostra. È da vecchi componenti dei gremi come Ignazio Pinna che ho imparato ad apprezzare gli aspetti più intimi della Sartiglia. Quando si è giovani è l’esuberanza che ti spinge, ma con la maturità apprezzi la bellezza di una manifestazione che tocca addirittura le corde della religione. E oggi che la tradizione sta in parte venendo meno, è ancora più forte il modo con cui l’anima della Sartiglia colpisce la mia».
Chi osserva da fuori resta affascinato, vive a sua volta tensioni che però non saranno mai le stesse di chi è attore: «Certe sfumature non si notano dietro le transenne – prosegue –. Se dovessi dare una definizione direi che la vita della Sartiglia è soprattutto curiosità nell’osservare un piccolo mondo. Mi dispiace che le polemiche abbiano associato noi cavalieri ad alcol e droga. Nessuno è contro i test ed è giusto farli, però io vedo sempre in tutti i cavalieri un comportamento esemplare durante la manifestazione. Si è parlato troppo di cose non belle tanto che sembra quasi che gli oristanesi non abbiano grande rispetto per la loro festa. Proviamo a pensare oggi a Oristano senza la giostra: è come se avessimo una piramide senza il vertice, anzi forse non avremmo proprio la piramide. Se chi arriva da fuori riesce ad apprezzarne la bellezza, perché gli oristanesi non dovrebbero amarla ancora di più?». Ma forse è solo l’abitudine a rendere scontato un amore che non ha bisogno di frecce perché si rinvigorisca. Domenica e martedì il cuore di Oristano batterà a mille. Di nuovo innamorato.
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