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«Vendo la Sardegna selvaggia i belgi mi chiedono solo quella»

«Vendo la Sardegna selvaggia i belgi mi chiedono solo quella»

MILANO . Quando si parla di destagionalizzare l’offerta e di aprire ai turisti anche le zone meno conosciute dell’isola bisogna mettere in conto che, sebbene da queste parti sembri un miraggio, c’è...

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MILANO . Quando si parla di destagionalizzare l’offerta e di aprire ai turisti anche le zone meno conosciute dell’isola bisogna mettere in conto che, sebbene da queste parti sembri un miraggio, c’è già chi si occupa di costruire piccoli sistemi turistici che offrono la bellezza selvaggia della Sardegna a visitatori che non si fanno troppi problemi a mettere mano al portafoglio. A patto che la vacanza nell’isola sia soprattutto un’esperienza a contatto con le realtà rurali e con lo stile di vita che allunga la vita. Toni Arioti è un siciliano che vende la “destinazione Sardegna” in Belgio. E fa da anni quello che tutti vorrebbero fare in futuro: «I turisti belgi vanno a caccia dell’esperienza, e cercano soprattutto viaggi che toccano gli agriturismi che hanno mantenuto la loro natura. Noi li troviamo, costruiamo un itinerario che poi vendiamo senza troppe difficoltà. Ovviamente abbiamo anche i pacchetti di lusso, ma quello che i miei clienti cercano con maggiore assiduità è l’ospitalità nelle strutture ricettive radicate nel territorio e fuori dalle rotte più battute. Mi riferisco alla Barbagia, al Sulcis, alla Costa Verde e all’area del Flumendosa - spiega Arioti prima di mettere l’accento su un particolare -. Il mercato belga è molto importante perché nonostante siano solo 11 milioni, ci sono 350mila italiani e ogni belga ha nella sua cerchia almeno un amico italiano. Una vicinanza che accende l’interesse di turisti che hanno capacità economiche importanti e che cercano mete alternative. E la Sardegna ha tutto quello che serve: natura, cibo genuino, panorami imbattibili ma anche la possibilità di fare escursioni in aree affascinanti». Purtroppo ci sono anche tante note dolenti e non è un caso che siano legate all’isolamento: «Sento parlare di destagionalizzazione. La vostra terra ha tutto quello che serve per sfondare ma purtroppo c’è un problema: i trasporti. Già adesso trovare spazio in aereo è un’impresa. Per raggiungere la Sardegna serve un grande sforzo, e per questo servono più voli. Non mi riferisco a Ryanair, la legge belga non ci permette di operare con loro perché non garantiscono la protezione in caso di cancellazione dei voli e, nel caso, dovrebbe essere il tour operator a rimborsare il viaggio. Le istituzioni sarde si devono dare da fare perché le infrastrutture ci sono, e se ne trovano per tutti i gusti. Ma se diventa impossibile raggiungerle, allora, c’è qualcosa che non va. Per fare il salto di qualità avete bisogno di diventare raggiungibili, in tutti i periodi dell’anno», conclude. Un’impresa, di questi tempi. (c.z.)

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