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Riso e pasta, c’è l’obbligo dell’etichetta di origine

CAGLIARI. Via libera all’etichetta di origine obbligatoria per pasta e riso che vede l’Italia al primo posto in Europa per produzione rispettivamente con 4,3 miliardi di chili (di grano duro) e 1,5...

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CAGLIARI. Via libera all’etichetta di origine obbligatoria per pasta e riso che vede l’Italia al primo posto in Europa per produzione rispettivamente con 4,3 miliardi di chili (di grano duro) e 1,5 miliardi. Sono entrate in vigore ieri per il riso e oggi per la pasta i due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria in etichetta dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale. L’etichetta di origine obbligatoria mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali. «È la strada giusta che tutela produttori e consumatori», sostiene il presidente di Coldiretti Sardegna Battista Cualbu. «Significa dare al consumatore la possibilità di comprare coscientemente – aggiunge il direttore di Coldiretti Luca Saba – e dargli la possibilità di poter conoscere la provenienza e poter dare un contributo alle realtà produttive del proprio Paese e con esse il lavoro e l’economia del territorio».

L’etichetta di origine rafforza e aiuta le produzioni locali schiacciate dalla concorrenza sleale del grano importato che ha portato al crollo del prezzo del grano, oggi inferiore a 42 anni fa. Questo ha inciso nell’abbandono del 60% della terra coltivata a grano in un decennio: si sono persi 58.129 ettari, passando da 96.710 ettari coltivati nel 2004 a 38.581 nel 2015. Stesso discorso vale per il riso, del quale la Sardegna è una delle maggiori produttrici d’Italia, dove a sua volta si produce il 52 per cento del riso europeo, con 237mila ettari. Nell’isola si coltivano a riso circa 3400 ettari (il 92% a Oristano, il resto nel Medio Campidano). «È fondamentale estendere l’etichetta di origine a tutti i prodotti», conclude Cualbu.

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