Si salva una società dei Ragazzo
Verso il concordato per la Marganai. La difesa: «Chiederemo i danni ai giudici»
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CAGLIARI. Arriva una sorpresa clamorosa dal tribunale fallimentare di Cagliari: una delle tre società del gruppo Ragazzo, dichiarata fallita nel 2009 e resuscitata dalla Corte di Cassazione insieme alle altre, potrebbe salvarsi dal fallimento-bis malgrado la richiesta della Procura. Se infatti per le altre due - la clinica Lay e la clinica Maria Ausiliatrice - i giudici hanno già emesso la sentenza e il difensore Marco Pittalis si prepara a ricorrere in appello, per la clinica Marganai il tribunale ha chiesto con un provvedimento interno alla difesa della famiglia Ragazzo di integrare la proposta di concordato preventivo, specificando meglio la copertura economica dei debiti, che in base all’istanza presentata a suo tempo avverrebbe con garanzie aggiuntive riferite a beni privati. La novità, formalizzata con una nota firmata dai magistrati, è importante per diverse ragioni. La prima - a giudizio della difesa - perché conferma come la società Marganai fosse salvabile fin dal 2009 e dunque non dovesse fallire, come ha stabilito in termini espliciti la Cassazione. L’altra ragione è questa: quella ora in bilico è la sola società che ha venduto insieme l’immobile di Iglesias e l’accreditamento regionale, realizzando un introito sufficiente a finanziare il concordato. Per le altre i curatori fallimentari hanno ritenuto di vendere gli accreditamenti, lasciando in capo alla famiglia Ragazzo - in realtà alla curatela - gli edifici in cui si svolgeva l’attività delle case di cura. Scelta che si è rivelata disastrosa, con danni economici estesi fino alla situazione attuale. Spiega l’avvocato Pittalis: «Piano piano sta emergendo la verità, il fallimento delle tre società è stato una forzatura che ha danneggiato sia la famiglia Ragazzo che i creditori. A suo tempo, con il concordato, le società avrebbero saldato il novanta per cento del dovuto, sia ai creditori chirografari che all’Agenzia delle Entrate. Oggi, allo stato delle società fallite, non si andrebbe oltre il venti per cento e non mi pare che si tratti di una conclusione accettabile di questa travagliatissima storia». La prospettiva della vicenda, secondo il legale, cambia anche in conseguenza della nuova decisione del tribunale: «Esistono chiaramente i presupposti per un’azione di responsabilità nei confronti dei magistrati che a suo tempo hanno firmato la sentenza di fallimento e questo sarà il nostro prossimo passo». Un passo probabilmente inedito sullo scenario giudiziario della Sardegna, che costringerebbe i giudici fallimentari che coponevano il collegio nel 2009 a giustificare le loro decisioni e ad affrontare il rischio di dover pagare un corposo risarcimento.
Nel frattempo, con un collegio di tribunale diverso da quello del 2009, il dialogo andrà avanti sulla strada del concordato, almeno per la società Marganai. Una soluzione che a giudizio della Cassazione doveva essere omologata anche nella precedente procedura fallimentare, che ha portato alla rovina economica di un gruppo per decenni leader nel settore della sanità privata in Sardegna: «Andremo sino in fondo» annuncia l’avvocato Pittalis. (m.l)
Nel frattempo, con un collegio di tribunale diverso da quello del 2009, il dialogo andrà avanti sulla strada del concordato, almeno per la società Marganai. Una soluzione che a giudizio della Cassazione doveva essere omologata anche nella precedente procedura fallimentare, che ha portato alla rovina economica di un gruppo per decenni leader nel settore della sanità privata in Sardegna: «Andremo sino in fondo» annuncia l’avvocato Pittalis. (m.l)
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