La Nuova Sardegna

Top 500, il dossier della Nuova: così cambia l’economia sarda

di Gabriella Grimaldi
Top 500, il dossier della Nuova: così cambia l’economia sarda

Nella sede di Predda Niedda la presentazione del report sulle aziende. Il reportage del giornale e lo studio realizzato dal dipartimento di Economia dell'università di Sassari sulle prime 500 aziende della Sardegna

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[[atex:gelocal:la-nuova-sardegna:regione:1.16472603:gele.Finegil.StandardArticle2014v1:https://www.lanuovasardegna.it/regione/2018/02/13/news/top-500-sardegna-la-classifica-delle-aziende-in-regalo-con-la-nuova-1.16472603]]SASSARI. Il bollettino medico sulla salute delle aziende sarde, e quindi dell’intera economia isolana, è un ritratto in chiaroscuro. Il sistema tiene, nonostante le acque tempestose in cui tantissime imprese hanno navigato negli ultimi dieci anni e qualche segnale di ripresa si vede, anche se non è sufficiente. Ad analizzare il presente e prefigurare (in parte) il futuro è l’inserto Top 500 realizzato dalla Nuova Sardegna - e allegato al numero odierno del nostro giornale - presentato ufficialmente ieri pomeriggio nella sala conferenze della Nuova dal direttore Antonio Di Rosa alla presenza dei due editori Roberto Briglia e Gianni Vallardi, con un animato dibattito tra politici (c’erano il presidente della Regione Francesco Pigliaru, il presidente del Consiglio regionale Gianfranco Ganau, il parlamentare Silvio Lai, l’assessora all’Industria Maria Grazia Piras e il sindaco di Sassari Nicola Sanna) e titolari di molte delle aziende citate nella classifica. Era presente anche il rettore dell’università Massimo Carpinelli.



Il dossier contiene, oltre a reportage e focus sulle attività imprenditoriali e sui settori di sviluppo a cura della redazione, lo studio realizzato dal Dipartimento di Economia dell’università di Sassari sulla classifica delle prime 500 aziende sarde in ordine di fatturato relativo ai bilanci 2016.

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«Si tratta di una classifica come tutte opinabile - ha detto l’economista e prorettore Luca Deidda -, ma che mette in evidenza come in diversi settori l’alta redditività non sempre coincide con il fatturato». E il collega Alberto Ezza, chiamato a illustrare la ricerca, ha aggiunto: «Si riscontrano fatturati molto alti nelle primissime aziende classificate mentre le altre risultano essere a un livello molto più basso». Gli esperti dello staff guidato dal direttore del Dipartimento Ludovico Marinò hanno descritto quello che può essere considerato a buon titolo uno strumento di analisi utilizzabile dalle stesse aziende coinvolte e allo stesso tempo un panorama sulle tendenze dell’economia sarda e sulle possibili strade da percorrere per garantire un futuro occupazionale alle nuove generazioni. I settori presi in considerazione dallo staff sono stati l’agroalimentare, 61 aziende presenti, tutte con profili di crescita e due caratteristiche: la concentrazione di fatturato in sole tre aziende e un ritmo di sviluppo diverso rispetto alla tipologia (meno vivaci le cooperative, meglio le aziende medie). C’è poi il turismo con 26 realtà analizzate nei loro bilanci che - dal 2013 al 2016 - vantano un incremento notevole. Per i servizi spiccano alcune aziende come Meridiana che con i suoi 400 milioni si piazza al terzo posto della classifica ma rimane pur sempre parecchio distanziata dalle prime due aziende in assoluto (settore industria, il quarto analizzato) con la Saras, in vetta, che nel 2016 ha fatturato quasi sei miliardi di euro. Quindi è ancora l’economia tradizionale a fare da traino anche se cominciano a mettersi in evidenza aziende certamente di dimensioni più contenute ma parecchio dinamiche. Sono quelle, in sostanza, che puntano sull’innovazione: realtà come Abinsula, ad esempio, citata più volte nel corso del dibattito come caso di successo imprenditoriale nato dall’idea forte di alcuni giovani informatici e da un capitale minimo, oggi diventata competitiva a livello internazionale.

«È proprio in questa direzione che si muove l’università turritana - ha detto il rettore Carpinelli -, dando strumenti formativi e fiducia ai giovani con la creazione di un rapporto diretto con il mondo del lavoro e l’istituzione di corsi di laurea professionalizzanti, penso a ingegneria informatica. Non bisogna dimenticare che in ogni angolo del mondo dove emerge l’innovazione c’è sempre una grande università».

Mentre di presente ha parlato il direttore del Banco di Sardegna (azienda collocata al quarto posto della classifica) Giuseppe Cuccurese: «Il 30 per cento delle aziende, contro il 20 per centro della media nazionale, è ancora in sofferenza. Ma chi ce l’ha fatta a passare il guado ne sta uscendo bene. L’erogazione del credito è allineata a quella nazionale mentre sono tornati gli investimenti in azienda e le famiglie hanno ripreso a consumare (per acquisto casa e prestiti personali non più solo funzionali a estinguere precedenti debiti)». Insomma, una fotografia della situazione economica della Sardegna che coincide con i dati forniti dalla Public Company Cerved, la società che ha elaborato i dati sui quali si è basata l’analisi dello staff del Dipartimento di Economia. Dall’elaborazione Cerved emerge, fra l’altro, che 4 piccole-medie imprese su 10 hanno migliorato, negli ultimi due anni, la loro affidabilità (12 per cento di media rispetto al 6,9 nazionale). Un buon segno che qualcosa, nel panorama fino a ieri asfittico della produzione isolana, sta cominciando a muoversi.

Così ieri pomeriggio gli imprenditori presenti al dibattito hanno mostrato ottimismo sul futuro e su una auspicata ripresa economica della Regione. Si così sono dati appuntamento per altri incontri in cui confrontarsi per cercare e trovare insieme nuove strategie per lo sviluppo.

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