Aumentano consumi e fatturati aziendali: l’isola può respirare
di Luca Rojch
L’analisi sulle imprese sarde confermata dagli esperti Cuccurese, Banco di Sardegna: crescono prestiti e mutui
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SASSARI. Viste dalla vetta del top 500 le imprese sarde non stanno malissimo. Dopo il tunnel della crisi lungo quasi dieci anni i segni della ripresa sono evidenti. Cresce il fatturato delle imprese nell’isola. Al di là del gigante Saras, che fa una corsa in solitaria, anche le altre aziende sentono i benefici della ripresa. Cresce il fatturato medio, diminuiscono le società che chiudono i bilanci in passivo, si è passati dal 16 al 14 per cento in un solo anno.
La Regione è già pronta di accompagnare la ripresa. Il governatore Francesco Pigliaru nella sede della Nuova ha tracciato alcune delle linee di intervento. Come i 12 mila euro, 8 mila arrivano dallo Stato, 4 mila dalla Regione, che verranno dati alle imprese per ogni giovane disoccupato che viene assunto. E la strategia ad ampio respiro per creare nuove aziende ad alto tasso innovativo attraverso l’iniziativa Talent up.
I numeri. Aumenta la media degli utili per azienda, si è passati dai 75 mila euro del 2015 agli 82 mila attuali. Cresce il fatturato medio delle prime 100 imprese, e aumenta del 17 per cento. Ma cresce anche quello delle ultime 100, con un più10,7 per cento.
I limiti del sistema. Numeri positivi, ma le aziende sarde rimangono ancora troppo piccole e sottocapitalizzate per creare un’economia di scala.
Le conferme. Che la Sardegna abbia agganciato la ripresa e sia lanciata verso la crescita lo dimostrano due fattori. La ripresa delle attività degli istitui di credito e quella dei consumi elettrici da parte di famiglie e aziende. A spiegare che i sardi hanno ripreso a spendere e indebitarsi, segno della fiducia nel mercato, è il direttore generale del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese. «Il dato di una ripresa c’è – dice – e dà grande speranza, anche se c’è una differenza tra percepito e reale. La percentuale delle aziende in sofferenza resta ancora del 30 per cento nell’isola. Ma è positivo vedere un miglioramento. In questi anni c’è stata una sorta di selezione. Chi è riuscito a uscire dalla crisi inizia a vedere una ripresa. Ma c’è anche un altro dato importante. Sono tornati gli investimenti. Dall’altro lato le aziende sul capitale circolante hanno avuto una crescita di fatturato positivo. Tutti segnali che danno fiducia. Certo dire che la crisi è alle spalle ce ne vuole. Una serie di iniziative avviate dalla Regione iniziano a concretizzarli. L’aspetto più positivo è la ripresa dei consumi. Un dato vero, riferito alle famiglie. Le famiglie iniziano a spendere e investire. Nell’ultimo anno i consumi sono aumentati sui beni. E sono due anni di seguito che i mutui del Banco di Sardegna crescono a doppia cifra. Le famiglie investono di nuovo sulla casa. E c’è un aumento a due cifre anche per i prestiti personali. Questo ci dà un segnale importante che ci fa ben sperare. Per quanto riguarda le imprese, in agricoltura il pegno rotativo dà una mano al settore. È uno sforzo vero di sistema da parte di tutti che ha consenti di mettere in sicurezza il settore agroalimentare». E un altro dato indiretto sulal riprese dai consumi lo dà Paolo Appeddu, direttore della centrale di Fiume Santo di Eph. «Durante il periodo della crisi i consumi sono calati. Quelli delle famiglie e anche delle imprese. Per noi è staot un periodo complicato. Ma la centrale anche in questi anni ha innovato. Abbiamo investito 50 milioni di euro tutti orientati al miglioramento ambientale. Anche in un momento difficile come quello passato Fiume Santo ha puntato sull’innovazione. Eph è favorevole alle strategie del Governo e propone soluzioni che coincidono con lo sviluppo del territorio e col mantenimento dell’occupazione, magari puntando sulle biomasse».
La Regione è già pronta di accompagnare la ripresa. Il governatore Francesco Pigliaru nella sede della Nuova ha tracciato alcune delle linee di intervento. Come i 12 mila euro, 8 mila arrivano dallo Stato, 4 mila dalla Regione, che verranno dati alle imprese per ogni giovane disoccupato che viene assunto. E la strategia ad ampio respiro per creare nuove aziende ad alto tasso innovativo attraverso l’iniziativa Talent up.
I numeri. Aumenta la media degli utili per azienda, si è passati dai 75 mila euro del 2015 agli 82 mila attuali. Cresce il fatturato medio delle prime 100 imprese, e aumenta del 17 per cento. Ma cresce anche quello delle ultime 100, con un più10,7 per cento.
I limiti del sistema. Numeri positivi, ma le aziende sarde rimangono ancora troppo piccole e sottocapitalizzate per creare un’economia di scala.
Le conferme. Che la Sardegna abbia agganciato la ripresa e sia lanciata verso la crescita lo dimostrano due fattori. La ripresa delle attività degli istitui di credito e quella dei consumi elettrici da parte di famiglie e aziende. A spiegare che i sardi hanno ripreso a spendere e indebitarsi, segno della fiducia nel mercato, è il direttore generale del Banco di Sardegna Giuseppe Cuccurese. «Il dato di una ripresa c’è – dice – e dà grande speranza, anche se c’è una differenza tra percepito e reale. La percentuale delle aziende in sofferenza resta ancora del 30 per cento nell’isola. Ma è positivo vedere un miglioramento. In questi anni c’è stata una sorta di selezione. Chi è riuscito a uscire dalla crisi inizia a vedere una ripresa. Ma c’è anche un altro dato importante. Sono tornati gli investimenti. Dall’altro lato le aziende sul capitale circolante hanno avuto una crescita di fatturato positivo. Tutti segnali che danno fiducia. Certo dire che la crisi è alle spalle ce ne vuole. Una serie di iniziative avviate dalla Regione iniziano a concretizzarli. L’aspetto più positivo è la ripresa dei consumi. Un dato vero, riferito alle famiglie. Le famiglie iniziano a spendere e investire. Nell’ultimo anno i consumi sono aumentati sui beni. E sono due anni di seguito che i mutui del Banco di Sardegna crescono a doppia cifra. Le famiglie investono di nuovo sulla casa. E c’è un aumento a due cifre anche per i prestiti personali. Questo ci dà un segnale importante che ci fa ben sperare. Per quanto riguarda le imprese, in agricoltura il pegno rotativo dà una mano al settore. È uno sforzo vero di sistema da parte di tutti che ha consenti di mettere in sicurezza il settore agroalimentare». E un altro dato indiretto sulal riprese dai consumi lo dà Paolo Appeddu, direttore della centrale di Fiume Santo di Eph. «Durante il periodo della crisi i consumi sono calati. Quelli delle famiglie e anche delle imprese. Per noi è staot un periodo complicato. Ma la centrale anche in questi anni ha innovato. Abbiamo investito 50 milioni di euro tutti orientati al miglioramento ambientale. Anche in un momento difficile come quello passato Fiume Santo ha puntato sull’innovazione. Eph è favorevole alle strategie del Governo e propone soluzioni che coincidono con lo sviluppo del territorio e col mantenimento dell’occupazione, magari puntando sulle biomasse».
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