La Nuova Sardegna

Il giornale arriva in classe È record di adesioni

di Pinuccio Saba
Il giornale arriva in classe È record di adesioni

Cinquanta gli istituti di undici città dell’isola che partecipano al progetto L’obiettivo è creare un ponte tra la formazione e il mondo del lavoro 

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SASSARI. Quella della Nuova Sardegna è una sfida, un progetto che vuole cambiare se non stravolgere il rapporto fra il mondo della scuola e quello del lavoro. Un sfida difficile, forse anche ambiziosa, che però sembra aver già conquistato numerosi estimatori. Un progetto che coinvolge cinquanta scuole (alle quali ieri sono state distribuite le prime duemila copie della Nuova Sardegna) in undici città dell’isola, un progetto che vuole mettere in stretta correlazione il mondo della scuola con quelli del lavoro e dell’informazione. Ieri mattina, nella sala convegni della Nuova Sardegna, l’iniziativa ha messo a confronto i dirigenti degli istituto della scuola media superiore con i rappresentanti di alcune aziende della Sardegna su temi quali la formazione e l’alternanza scuola lavoro. Un progetto che vede La Nuova Sardegna indossare gli abiti della mediazione ma anche del collegamento fra due mondi che apparentemente sono distanti anni luce. E invece, come è stato sottolineato in diversi interventi, il mondo della scuola è semplicemente il mondo del lavoro di domani. E su questa traccia si sono succeduti gli interventi dei dirigenti scolastici e dei rappresentanti delle aziende che hanno aderito al progetto.

Un rapporto cambiato negli anni, che si è adeguato alle esigenze della nuova economia ma senza dimenticare le peculiarità della Sardegna. «L’alternanza scuola lavoro è fondamentale anche per conoscere gli obiettivi dei giovani – è stato l’esordio di Battista Cualbu, presidente di Coldiretti –. E la buona notizia è che crescono le iscrizioni agli istituti e alla facoltà di Agraria, puntando alla formazione in termini di filiera, salvaguardano l’anello debole della catena, il produttore, fino ad arrivare al consumatore». E di rete ha parlato anche Fabio Di Pietro, rappresentante del liceo classico “Azuni”, evocando «una relazione di rete utile per stimolare la conoscenza e la soluzione di problemi reali». Per Angelo Fara, dirigente del liceo artistico, «sta cambiando l’immagine della scuola» mentre per il dirigente dell’istituto tecnico industriale “Angioy” Luciano Sanna «è importante per i ragazzi conoscere il territorio, ciò che li circonda». Un rapporto propositivo fra scuola, aziende e territorio, anche per evitare situazioni paradossali come - ha raccontato Battista Cualbu - quello studente nuorese che non aveva mai visto accudire una pecora e una mucca. Rapporto non sempre facilissimo, ha raccontato il dirigente dell’istituto “Paglietti” di Porto Torres Francesco Sircana, anche per la difficoltà di riuscire a inserire ragazzi difficili, come ha detto Paolo Accone dell’Ipia di Sassari «ragazzi che denunciano carenze» che si trascinano da anni. Più ottimisti, invece, i rappresentanti del mondo del lavoro anche se, come ha detto Massimo Putzu, dell’Aspo di Olbia (trasporti pubblici) «i ragazzi devono pensare che il posto fisso non è più il futuro. Questo significa pensare a creare impresa e posti di lavoro». Un concetto che ha visto il dirigente scolastico di Olbia Gianni Muzzu schierarsi sulla sponda opposta: «Non è questione di posto fisso o meno: è che noi siamo ciappini nello sfruttare le nostre capacità e le nostre conoscenze. Ecco, dobbiamo essere meno ciappini». Per Luca Villasanta, che ha dato voce alla Saras, «noi da quattro o cinque anni ci siano avvicinati al mondo dei ragazzi e sono almeno 500 gli studenti che hanno visitato i nostri impianti. Perché è importante che conoscano la realtà industriale e produttiva. È giusto che vedano come si lavora e come si lavora insieme». Sullo stesso piano l’intervento del rappresentante di Eph (centrale di Fiume Santo) secondo il quale i ragazzi devono sapere che ogni volta che accendono o spengono un interruttore, c’è un mondo intero dietro quel semplice gesto. Tutti d’accordo, quindi, nel ritenere più che positivo allacciare o stringere i rapporti fra il mondo della scuola e quello del lavoro. Con le aziende che si sono dette più che disponibili ad aprirsi (anche per semplici “visite”) al mondo della scuola. E il progetto La Nuova a scuola vuole facilitare questo avvicinamento, agevolando la conoscenza del territorio. Che, come ha sottolineato Luca Villasanta, non può nascere su internet, ma può e deve essere stimolata anche dal mondo dell’informazione. Ma quella vera.

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