Bimba schiacciata: gli imputati sono due
di Mauro Lissia
Chiesto il rinvio a giudizio per i dirigenti della Metro di Elmas, dove morì Sofia Saddi a due anni di età
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CAGLIARI. Il ricordo di quella tragedia è ancora vivo: Sofia Saddi, una bimba di neppure due anni, attraversa il magazzino di Elmas della Metro Italia cash and Carry, a spingere il passeggino è la madre incinta di otto mesi. D’un tratto un pallet, una confezione sigillata con 36 pacchi di cartoni da pizza per un peso di 350 chili, viene giù da una scaffalatura metallica alta quattro metri e piomba sulla piccola, che muore all’istante. Era il 21 ottobre del 2016 e resta un giorno indimenticabile per i genitori e per chi era là, quella mattina, spettatore incolpevole di un evento terrificante. Ora, a distanza di sedici mesi, il pm Andrea Massidda ha concluso il suo lavoro d’indagine e ha individuato i presunti colpevoli dell’incidente: sono Maurizio Casalotto Cossu (58 anni) di Milano, direttore delle risorse umane della Metro, e Fortunato Stochino (48 anni) di Cagliari, direttore del punto vendita Metro di Elmas. Per entrambi - difesi dagli avvocati Marco Della Valle e Massimo Delogu - il magistrato ha chiesto il rinvio a giudizio con l’accusa di omicidio colposo con riferimento al secondo comma, che sanziona la violazione delle norme sulla prevenzione degli infortunii sul lavoro. Non è contestato il concorso nel reato, come dire che si procede per le condotte individuali degli indagati.
L’udienza preliminare è fissata per il 10 aprile davanti al giudice Roberto Cau. I genitori della bimba hanno già ottenuto un risarcimento dalla compagnia assicuratrice con la consulenza dello studio 3A, ma il padre Alessio Saddi parteciperà comunque al processo penale come parte offesa, col patrocinio dell’avvocato torinese Giulio Vinciguerra.
Le contestazioni della Procura, al di là delle formule di rito che qualificano il reato di omicidio colposo, sono fondate sulle relazioni dei consulenti e sul rapporto finale del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Cagliari. Dopo ispezioni e rilievi tecnici, i periti hanno stabilito che l’incidente si è verificato a causa «dell’errata posizione dei cosiddetti rompitratta combinati, sistemati difformemente dalle istruzioni e dalla previsioni progettuali fornite dalla società Metalsistem spa, fabbricante e progettista della scaffalatura». La condotta colposa, a leggere il capo d’imputazione, riguarda nel dettaglio la mancata manutenzione della struttura metallica, considerata indispensabile perché venisse garantita la sicurezza degli addetti e dei clienti. Non solo: Casalotto - stando alle accuse - avrebbe «omesso di rendere disponibile agli operatori addetti al caricamento degli scaffali una specifica disposizione scritta inerente l’individuazione delle corrette procedure da adottare per l’attuazione delle esatte operazioni di caricamento degli scaffali situati nell’area di vendita del supermercato». Nella prima fase dell’inchiesta era finita nel mirino della Procura una magazziniera, la cui posizione è stata successivamente chiarita e stralciata per archiviazione.
L’udienza preliminare è fissata per il 10 aprile davanti al giudice Roberto Cau. I genitori della bimba hanno già ottenuto un risarcimento dalla compagnia assicuratrice con la consulenza dello studio 3A, ma il padre Alessio Saddi parteciperà comunque al processo penale come parte offesa, col patrocinio dell’avvocato torinese Giulio Vinciguerra.
Le contestazioni della Procura, al di là delle formule di rito che qualificano il reato di omicidio colposo, sono fondate sulle relazioni dei consulenti e sul rapporto finale del Servizio di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Cagliari. Dopo ispezioni e rilievi tecnici, i periti hanno stabilito che l’incidente si è verificato a causa «dell’errata posizione dei cosiddetti rompitratta combinati, sistemati difformemente dalle istruzioni e dalla previsioni progettuali fornite dalla società Metalsistem spa, fabbricante e progettista della scaffalatura». La condotta colposa, a leggere il capo d’imputazione, riguarda nel dettaglio la mancata manutenzione della struttura metallica, considerata indispensabile perché venisse garantita la sicurezza degli addetti e dei clienti. Non solo: Casalotto - stando alle accuse - avrebbe «omesso di rendere disponibile agli operatori addetti al caricamento degli scaffali una specifica disposizione scritta inerente l’individuazione delle corrette procedure da adottare per l’attuazione delle esatte operazioni di caricamento degli scaffali situati nell’area di vendita del supermercato». Nella prima fase dell’inchiesta era finita nel mirino della Procura una magazziniera, la cui posizione è stata successivamente chiarita e stralciata per archiviazione.
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