Voto sulle Province elezioni entro il 15 ottobre
L’aula approva il rinvio deciso dalla giunta per evitare il ricorso al Tar Disinnescato il conflitto tra Regione e Comuni: tutti i sindaci saranno eleggibili
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CAGLIARI. Le Province continuano a essere senza pace. L’ultima scoppola è che, come scontato, sono state rinviate le elezioni di secondo livello: da marzo a otobre. Si chiamano così perché a scegliere i Consigli non saranno gli elettori ma i sindaci. A decidere il rinvio è stato il Consiglio regionale, che con una legge ha evitato un incidente diplomatico e non solo con una cinquantina di amministratori locali. Erano stati proprio loro a ricorrere al Tribunale amministrativo per questo motivo: visto che il loro mandato scade diciotto mesi prima delle elezioni convocate a marzo dalla Regione, così come previsto dalla vecchia legge, non potevano essere eletti. A guidare la rivolta, il sindaco di San Gavino Carlo Tomasi, ma con la correzione – presentata in aula dal capogruppo del Pd Pietro Cocco – il rischio del conflitto fra Regione e Comuni è stato disinnescato.
La nuova data. Non c’è ancora, na nella nuova legge, approvata all’umanità, il percorso è tracciato. Le elezioni dovranno essere indette entro quarantacinque giorni dopo lle prossime Comunali, dovrebbero essere fra maggio e giugno, e comunque non oltre il 15 ottobre. Secondo le previsioni, a questo punto, le Provinciali dovrebbero essere a cavallo fra settembre e le prime due settimane di ottobre.
Le Province. Sono quattro quelle coinvolte nelle prossime elezioni: Sassari, Nuoro, Oristano e del Sud, il contenitore dove sono finiti i Comuni che non sono entrati a far parte della Città metropolitana di Cagliari.
Le altre novità. Il mandato dei Consigli provinciali durerà quattro anni e non più cinque. La correzione eviterà che, in futuro, siano sempre meno i sindaci non candidabili, perché il loro mandato finisce è inferiore a diciotto mesi prima dalla data delle elezioni provinciali. Di fatto, proprio grazie a questo aggiustamento quest’anno non ci saranno casi di sindaci che non potranno candidarsi. Senza questo vincolo, a questo punto, potrebbe esserci però un altro caso: il sindaco eletto presidente della Provincia quest’anno, nel 2019 potrebbe essere non rieletto alle Amministrative per diversi motivi: fine mandato oppure mancata rielezione in Comune. Ma la legge del Consiglio ha previsto una clausola. Ed è questa: «In caso di mancata rielezione del sindaco, nel frattempo nominato presidente della Provincia, decadrà da questo incarico e dovranno esserci nuove elezioni per il Consiglio dell’ente intermedio».
L’assessore. «È sbagliato dire che la legge approvata nel 2016 dal Consiglio regionale fosse scritta male», ha detto in aula l’assessore Cristiano Erriu. «È vero invece – ha aggiunto – che, in quella stessa legge, non erano stati considerati gli effetti sulla incandidabilità di alcuni sindaci in scadenza. Ma solo perché quella clausola era ed è contenuta nella riforma nazionale Delrio sul sistema delle autonomie locali. Noi, a suo tempo, l’abbiamo applicata alla lettera dopo che la Corte Costituzionale aveva confermato la validità del principio, sebbene contestano in due distinti ricorsi presentati da altrettante Regioni». Per concludere: «Con la correzione votata ora dal Consiglio, è stata introdotta una deroga alla Delrio ed è stato possibile per la competenza primaria che ha la Sardegna sugli enti locali. E questa posizione continueremo a difenderla anche nel caso in cui il governo decidesse di impugnare la nuova legge».
Legge da cambiare. Al di là delle correzioni dell’ultim’ora la riforma degli enti locali «dovrà essere comunque rivista in tempi brevi e dall’inizio alla fine». A sostenerlo, in aula, è stato Luca Pizzuto di Mdp. «Ci sono ancora troppe incongruenze – ha detto – a cominciare dai confini delle stesse Province: vanno ridisegnati». (ua)
La nuova data. Non c’è ancora, na nella nuova legge, approvata all’umanità, il percorso è tracciato. Le elezioni dovranno essere indette entro quarantacinque giorni dopo lle prossime Comunali, dovrebbero essere fra maggio e giugno, e comunque non oltre il 15 ottobre. Secondo le previsioni, a questo punto, le Provinciali dovrebbero essere a cavallo fra settembre e le prime due settimane di ottobre.
Le Province. Sono quattro quelle coinvolte nelle prossime elezioni: Sassari, Nuoro, Oristano e del Sud, il contenitore dove sono finiti i Comuni che non sono entrati a far parte della Città metropolitana di Cagliari.
Le altre novità. Il mandato dei Consigli provinciali durerà quattro anni e non più cinque. La correzione eviterà che, in futuro, siano sempre meno i sindaci non candidabili, perché il loro mandato finisce è inferiore a diciotto mesi prima dalla data delle elezioni provinciali. Di fatto, proprio grazie a questo aggiustamento quest’anno non ci saranno casi di sindaci che non potranno candidarsi. Senza questo vincolo, a questo punto, potrebbe esserci però un altro caso: il sindaco eletto presidente della Provincia quest’anno, nel 2019 potrebbe essere non rieletto alle Amministrative per diversi motivi: fine mandato oppure mancata rielezione in Comune. Ma la legge del Consiglio ha previsto una clausola. Ed è questa: «In caso di mancata rielezione del sindaco, nel frattempo nominato presidente della Provincia, decadrà da questo incarico e dovranno esserci nuove elezioni per il Consiglio dell’ente intermedio».
L’assessore. «È sbagliato dire che la legge approvata nel 2016 dal Consiglio regionale fosse scritta male», ha detto in aula l’assessore Cristiano Erriu. «È vero invece – ha aggiunto – che, in quella stessa legge, non erano stati considerati gli effetti sulla incandidabilità di alcuni sindaci in scadenza. Ma solo perché quella clausola era ed è contenuta nella riforma nazionale Delrio sul sistema delle autonomie locali. Noi, a suo tempo, l’abbiamo applicata alla lettera dopo che la Corte Costituzionale aveva confermato la validità del principio, sebbene contestano in due distinti ricorsi presentati da altrettante Regioni». Per concludere: «Con la correzione votata ora dal Consiglio, è stata introdotta una deroga alla Delrio ed è stato possibile per la competenza primaria che ha la Sardegna sugli enti locali. E questa posizione continueremo a difenderla anche nel caso in cui il governo decidesse di impugnare la nuova legge».
Legge da cambiare. Al di là delle correzioni dell’ultim’ora la riforma degli enti locali «dovrà essere comunque rivista in tempi brevi e dall’inizio alla fine». A sostenerlo, in aula, è stato Luca Pizzuto di Mdp. «Ci sono ancora troppe incongruenze – ha detto – a cominciare dai confini delle stesse Province: vanno ridisegnati». (ua)
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