La Nuova Sardegna

È ancora guerra dell’acqua tra governo e Regione

È ancora guerra dell’acqua tra governo e Regione

La legge sull’ Egas impugnata perché ritenuta incostituzionale su due punti:  i 29 centri ribelli devono entrare in Abbanoa e le azioni vanno cedute ai Comuni

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CAGLIARI. Al governo Gentiloni la legge con cui, a dicembre, il Consiglio regionale ha ridisegnato la mappa dell’Ente di gestione dell’acqua, l’Egas, non è andata proprio giù. Si sapeva che Palazzo Chigi, l’aveva impugnata con un ricorso alla Corte costituzionale, ora sono state pubblicate le motivazioni. La prima è un no secco alla possibilità che il Consiglio regionale ha concesso a 29 Comuni di non entrare a far parte del «servizio idrico integrato» e «proseguire nella gestione autonoma dello stesso servizio». La seconda è tecnica e riguarda il mancato passaggio in tempi stretti e non entro il lontano 2020 dell’azioni di Abbanoa dalla Regione ai Comuni.

Prima contestazione. Secondo il ministero dell’Ambiente, che ha sollevato il caso, la deroga non poteva essere concessa ai Comuni ribelli. Il motivo è scritto in tre pagine abbondanti in cui sono richiamate leggi nazionali e sentenze della Corte costituzionale, ma una sintesi può esserci. Questa: è venuto meno il principio del servizio unico nella gestione del servizio idrico integrato come imposto dal legislatore dalla nazionale. E ancora più nel dettaglio: l’autonomia riconosciuta ai 29 Comuni non è fra le eccezioni previste dallo Stato e neanche gli stessi Comuni, in gran parte dei casi, «sono in possesso dei requisiti richiesti che non sono suscettibili di interpretazioni, come ha fatto la Regione, ma devono essere invece rispettati tassativamente». La conclusione per il ministero è una sola : «Anche quei Comuni devono rientrare sotto il controllo del servizio unico integrato», cioè di Abbanoa.

Seconda contestazione. Ancora per il ministero dell’Ambiente ma anche per l’Autorità anticorruzione, l’Anac, e quella per la concorrenza e il mercato, l’Agcm, la Regione ha deciso la riorganizzazione dell’Autorità d’ambito, l’Egas appunto, senza avere le «competenze legislative necessarie che invece la Costituzione assegna allo Stato». È uno dei problemi che, a suo tempo, erano stati sollevati da alcuni consiglieri regionali, primo fra tutti Antonio Gaia dell’Upc, sulla decisione presa a suo tempo di affidare sin dall’inizio la gestione dell’acqua in house, cioè direttamente, ad Abbanoa senza che ci fosse «una gara pubblica e aperta a più soggetti». È una stortura – è scritto nella nota ministeriale – che di fatto «nonostante precedenti contestazioni, è stata riproposta, mentre sono ben chiare le disposizioni europee su quando e come possono esserci gli affidamenti diretti». Che, nel caso della Sardegna, non sarà possibile fino a quando «l’intero capitale della società di gestione non passerà ai Comuni, mentre nella legge è solo previsto che la partecipazione della Regione scenda dal 49 al 20 per cento». In parole più semplici, solo quando il capitale di Abbanoa sarà davvero «tutto pubblico e quindi di proprietà dei Comuni» quell’affidamento non potrà essere più contestato. Si sa che la Regione ha deciso di contro ricorrere, ma pare sempre più probabile un ritorno della legge in Consiglio regionale perché sia corretta.

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