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Sergio Cofferati: «Noi siamo la sinistra L’isola punti sull’industria verde»

di Alessandro Pirina
Sergio Cofferati: «Noi siamo la sinistra L’isola punti sull’industria verde»

L'ex segretario della Cgil oggi esponente di Liberi e uguali sarà a Cagliari

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SASSARI. Il lavoro è da sempre al centro della vita di Sergio Cofferati. Prima da sindacalista ora da politico. E appunto il lavoro sarà al centro dell’incontro che l’ex segretario della Cgil, oggi eurodeputato di Sinistra italiana, terrà a Cagliari alla Fondazione Berlinguer. Con lui sul palco il segretario regionale della Cgil, Michele Carrus, e la docente universitaria Lilli Pruna. Un evento organizzato da Liberi e uguali, con cui Cofferati è candidato alle politiche in Liguria.

Cofferati, la Sardegna fa ancora fatica a riprendersi dalla crisi. Da dove bisogna iniziare?

«La Sardegna ha problemi non dissimili da altri territori italiani. Il punto da cui partire è uno: serve una politica nazionale che abbia come fulcro la crescita economica e strumenti per creare lavoro. Vanno fatte scelte precise in Europa. A partire dal contrasto al fiscal compact che impedisce una politica di investimenti idonei ai bisogni nazionali. Lo Stato deve riprendere a investire su innovazione e conoscenza. In questo scenario la Sardegna ha una potenzialità aggiuntiva rispetto ad altre regioni...».

E cioè?

«Parlo di una potenzialità ambientale. La Sardegna è una terra bellissima che non a caso è riuscita a mantenere nel tempo una grande capacità attrattiva. Anche se il turismo del futuro è più complesso rispetto a quello a cui siamo abituati. Insieme alla bellezza bisogna offrire storia e cultura».

C’è ancora spazio per l’industria in Sardegna?

«C’è spazio in tutto il Paese. Ma occorre puntare su un’industria dagli alti contenuti tecnologici e rispettosa dell’ambiente. E ovviamente servono infrastrutture che la colleghino ai mercati di sbocco quando sono lontani».

Dopo 5 anni nei giorni scorsi si è chiusa la vertenza Alcoa con il rilevamento dello stabilimento da parte del gruppo svizzero Sider Alloys.

«È stata una vertenza lunghissima, costata tantissimi sacrifici alle persone coinvolte. Ora quello che conta è fare in modo che ci sia una crescita costante della attività. L’obiettivo non deve essere il mantenere ma il crescere. Un discorso che vale non solo per l’ex Alcoa ma per qualsiasi insediamento produttivo».

Nel 2015 è stato tra i primi a lasciare il Pd, dopo l’hanno seguita in tanti. Cosa rappresenta oggi Liberi e uguali?

«Per ora è un raggruppamento, ma spero che subito dopo le elezioni diventi un partito. Anche in virtù di un buon risultato alle urne, come mi auguro. C’è un vuoto a sinistra che va coperto e il Pd non è più di sinistra. Ha virato al centro, sceglie alleati che non hanno nulla a che spartire con la nostra storia. Quel vuoto va coperto riprendendo quei valori che sono della sinistra storica, arricchiti da elementi di novità, partendo dall’ambiente. Dobbiamo riportare alle urne quelle persone che non vanno più a votare da tempo perché mancava un loro spazio».

Lei è stato sindaco di Bologna: che effetto le ha fatto vedere Pierferdinando Casini alla Casa del popolo vicino alle foto di Gramsci, Togliatti, Matteotti e Di Vittorio?

«Un effetto brutto. Io ero sindaco a capo di una coalizione di centrosinistra che andava da Rifondazione a Martinazzoli. Vinsi contro Guazzaloca, che era il candidato di Casini, e il capo dell’opposizione in quel Consiglio comunale era l’attuale ministro Galletti».

Prodi ha accusato Liberi e uguali di avere diviso il centrosinistra.

«Mi è dispiaciuto, anche perché non risponde al vero. Tra l’altro Romano si è ben guardato dall’argomentare una affermazione così impegnativa. Una cosa non da lui».

In Liberi e uguali c’è una divergenza sul dialogo con i 5 Stelle: Grasso possibilista, Boldrini fortemente contraria.

«Credo sia opportuno aspettare la conclusione delle elezioni, poi si potrà discutere con tutti, ad esclusione della destra. Se ci saranno elementi di convergenza lo si potrà vedere solo in quel momento».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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