La Nuova Sardegna

Insularità, Alfonso Celotto: «Va inserita nella Carta»

Alessandro Pirina
Insularità, Alfonso Celotto: «Va inserita nella Carta»

Il costituzionalista: era già un'idea dei costituenti

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L’ufficio regionale che ha bocciato il referendum per l’inserimento del principio di insularità nella Costituzione ha trovato un alleato nel costituzionalista Valerio Onida. In una intervista alla Nuova, l’ex presidente della Consulta non è entrato nel merito della decisione, ma ha sottolineato che «l’insularità è una situazione di fatto, che richiede misure e politiche intese a compensarne gli svantaggi. Ma non mi pare abbia senso menzionarla nella Costituzione». Onida ritiene che siano sufficienti «i principi di universalità dei diritti fondamentali, di eguaglianza sostanziale, di tutela del lavoro in tutte le sue forme e applicazioni, di solidarietà anche interterritoriale, che debbono guidare le politiche di sviluppo, fiscali e di spesa» già contenuti nella Carta. Ma per i promotori del referendum il quesito è più che valido. Anzi, ad avviso del comitato guidato da Roberto Frongia, e supportato dalle firme di 92mila sardi, quella piccola modifica costituzionale potrebbe essere la grande svolta per la Sardegna. E a dare loro manforte ci sono anche alcuni addetti ai lavori. Come Alfonso Celotto, dal 2001 docente di Diritto costituzionale all’università di Roma Tre.

Il costituzionalista. «Siamo in un'epoca di trasformazione dell'assetto territoriale dello Stato, in cui bisogna valorizzare la differenziazione – spiega il costituzionalista –, in cui bisogna capire se l'assetto del costituente basato su Province, Regioni e Comuni sia ancora adeguato. Ecco allora che si giustificano gli interventi per rendere specifiche le misure sulle singole aree ed ecco allora che può trovare piena cittadinanza l'idea di sviluppare un principio di insularità della Sardegna». Per Celotto la strada, però, non può essere l’articolo 116 «perché al terzo comma prevediamo forme speciali di autonomia, ma tuttavia sono forme che la Sardegna già ha. Ecco allora che va trovato un altro appiglio costituzionale che mio avviso può essere all'articolo 119, che prevede degli interventi speciali per determinate aree e questi interventi speciali vanno letti anche nell'ottica originaria del costituente che al vecchio articolo 119 prevedeva le misure per valorizzare in particolare Mezzogiorno e isole. Quindi i costituenti già avevano un'idea di dover differenziare e valorizzare insularità, come del resto avvenuto con le Regioni a statuto speciale, le due isole maggiori». Nessun ostacolo, secondo il costituzionalista, può arrivare dall’articolo 5 che sancisce il principio che la Repubblica è una e indivisibile. «Lo stesso articolo 5 – aggiunge Celotto – ci dice che deve essere previsto e favorito il decentramento. E ovviamente dev'essere un decentramento ragionevole e razionale, cioè un decentramento che differenzia le aree a seconda delle loro esigenze. Ecco allora che un’affermazione nell'alveo di questi principi dell'insularità della Sardegna può essere un ottimo volano anche in Costituzione per porsi in maniera seria il problema della Sardegna».

Proposta di legge. Intanto, dopo la bocciatura dell’ufficio regionale il comitato promotore ha deciso di opporsi alla decisione. Ha dunque presentato ricorso al Tar. Ma non solo Frongia ha anche deciso di rilanciare con una proposta di legge costituzionale di iniziativa popolare. Una modalità che in Italia non ha precedenti. L'oggetto è lo stesso del quesito dichiarato illegittimo il 30 gennaio scorso: l'inserimento del principio di insularità in Costituzione. Cinquantamila firme da raccogliere nelle principali città italiane, in tutte le 21 regioni del Paese. Del comitato scientifico per il referendum fanno parte, tra gli altri, l’ex ministro Paolo Savona, il rettore dell’università di Sassari, Massimo Carpinelli, l’ex rettore di Cagliari, Pasquale Mistretta, l’ex assessora alla Cultura Maria Antonietta Mongiu, il giudice Simonetta Sotgiu, il docente Giovanni Lobrano.

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