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La storia di zio Mario, che a 96 anni non potrà votare

La storia di zio Mario, che a 96 anni non potrà votare

CAGLIARI. Quando ha sentito bussare, Mario Sciarretta ha commesso un errore: con la forza che gli resta è scivolato giù dal letto e appoggiandosi alle pareti del suo appartamento è riuscito a...

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CAGLIARI. Quando ha sentito bussare, Mario Sciarretta ha commesso un errore: con la forza che gli resta è scivolato giù dal letto e appoggiandosi alle pareti del suo appartamento è riuscito a raggiungere la porta d’ingresso. La moglie, immobilizzata su una sedia a rotelle, non era in grado di aiutarlo e si sa che gli anziani entrano in ansia facilmente: a quest’ora, chi sarà? Era il medico dell’Asl, doveva visitarlo per capire se per lui, novantasei anni e una profonda ferita a una gamba che gli impedisce di uscir di casa da mesi, dovesse scattare il diritto di essere accompagnato al seggio per votare. Lui, zio Mario, ex imprenditore ed ex combattente nel nord dell’Africa, ci tiene molto: segue la politica, ha le idee chiare sui partiti, sa su quale simbolo mettere la croce. Il suo problema è arrivare alla sede elettorale, lontana due chilometri, con due rampe di scale da risalire. Servirebbe assistenza, ma il medico ha preferito tagliar corto: per lui quei pochi metri percorsi sul pavimento di casa dimostrano che il signor Sciarretta può camminare, a quasi cent’anni è in grado di uscire di casa, magari prendere un pullman, fare scale e presentarsi al seggio con la tessera elettorale in pugno. La certificazione dello scorso 25 febbraio parla chiaro: non risulta affetto da gravi infermità fisiche, non necessità di assistenza, non ha bisogno di recarsi al seggio con l’ausilio dei servizi stabiliti dalla legge. Non solo: norme alla mano, per ottenere l’aiuto pubblico avrebbe dovuto accendere il computer, entrare nel sito del Comune e digitare ciò che serve, stampare gli allegati, scansionare documenti e con quelli presentarsi agli uffici Asl di via Romagna, dove si decide chi ha diritto al voto assistito e chi no.

La nipote Alessia De Pilla ha scritto al Comune: «Secondo il medico che l’ha visitato - è scritto - mio zio può recarsi da solo presso una scuola a chilometri di distanza e fare due rampe di scale per votare. Ma se davvero l’ avesse visitato si sarebbe reso conto che zio Mario non esce di casa da mesi perché cade di continuo e l’ultima volta, un mese fa, è scivolato procurandosi un’orribile ferita alla gamba. Non riesce a vestirsi per il dolore, è quasi sempre allettato, gonfio di liquidi». Eppure la soluzione ci sarebbe: «Basterebbe che un pubblico ufficiale si recasse da zio Mario per farlo votare e in cinque minuti si risolverebbe tutto». Scrive ancora Alessia De Pilla: «Tantissimi anziani e disabili che conosco rinunciano al voto perché non possono fare le richieste via pc e non possono recarsi alle circoscrizioni a fare code interminabili, perché non possono uscire di casa. Forse basterebbe un numero verde al quale l’anziano si presenti con la sua tessera sanitaria, un operatore potrebbe informarsi sulla situazione e fornire assistenza adeguata. Invece ci sono solo inutili burocrazie, mancanza di empatia e di comprensione per chi vive un tale disagio». Amaro il seguito della lettera: «Non è sufficiente l’umiliazione di essere soli, vecchi, malati ed indigenti? La legge sembra fatta da privilegiati che non hanno la benché minima idea di cosa significhino il bisogno, la sofferenza, l’umiliazione. E se è pur vero che le leggi sono perfettibili, sta anche al buon senso di medici, operatori e funzionari interpretarle e applicarle in modo da risolvere i problemi di chi è in grave difficoltà». Lapidaria la risposta degli uffici comunali: «È la legge». Quindi zio Mario non voterà. (m.l)

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