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Puligheddu: credo nel rilancio dell’artigianato di qualità
SASSARI. Di famiglia sardista, già presidente delle donne sardiste, tra le più attive nella battaglia per l’introduzione della doppia preferenza di genere , Carla Puligheddu corre per un posto al...
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SASSARI. Di famiglia sardista, già presidente delle donne sardiste, tra le più attive nella battaglia per l’introduzione della doppia preferenza di genere , Carla Puligheddu corre per un posto al Senato sotto il simbolo della Lega alleata del Psd’Az. È quarta nel collegio unico plurinominale: capolista è il segretario del Psd’Az, Christian Solinas, seguito dai leghisti Lina Lunesu e Antonio Nenne Scano.
Lavoro. «Per le imprese che danno lavoro, la Sardegna non deve più essere una prigione. Lotteremo per aggredire la disoccupazione dei sardi anche con il reperimento di adeguati supporti finanziari allo scopo di acquisire nuovi mercati».
Trasporti. «Urge ripensare totalmente il sistema ferroviario per rendere efficienti i trasporti interni e crearli dove mancano. Lo Stato deve richiamare la Ue al suo dovere di protezione delle aree disagiate e periferiche a risarcimento dei danni subiti finora dall’incuria e dall’abbandono dei vari governi. Nel riaffermare il diritto dei cittadini sardi alla mobilità, quale condizione essenziale di sviluppo, auspico venga riconosciuta una reale continuità territoriale marittima di competenza esclusiva della Sardegna. Così come ritengo nodale potenziare il trasporto aereo per fare dell’insularità un vantaggio e non un limite».
Turismo. «Affinché il turismo divenga, sempre di più, il traino dell’economia sarda, si dovranno creare condizioni favorevoli agli investitori e sinergie fra i differenti ambiti di sviluppo allo scopo di rendere la nostra isola attraente, accogliente, funzionale, facilmente raggiungibile».
Impresa. «Contro la follia di piani energetici superati pensa di intubare l’isola e violare irreparabilmente il territorio, suggerisco di ricercare preliminarmente forme energetiche autonome. Sogno il rilancio di un’industria vicina alla nostra attitudine manifatturiera e ritrovare l'orgoglio per fare dell’artigianato artistico di qualità la prima industria di cui ci si debba occupare. Ma nessuna industria, per quanto valida, potrebbe dare respiro allo sviluppo dell’economia sarda se non si privilegiasse e si potenziasse adeguatamente la vocazione dell’isola all’agricoltura multifunzionale, che necessita di interventi integrali sull’approvvigionamento dell’acqua».
Insularità. «Un popolo prigioniero nelle sue coste, che vive all’interno di un’economia chiusa e vede il mare rappresentare un limite e non una risorsa, governato da una politica subordinata, irresponsabile, inconcludente e autolesionista. Incapace persino di formulare correttamente un banale quesito referendario e capacissima di procedere rassegnata alla mercé di uno Stato vessatore e patrigno». (al.pi.)
Lavoro. «Per le imprese che danno lavoro, la Sardegna non deve più essere una prigione. Lotteremo per aggredire la disoccupazione dei sardi anche con il reperimento di adeguati supporti finanziari allo scopo di acquisire nuovi mercati».
Trasporti. «Urge ripensare totalmente il sistema ferroviario per rendere efficienti i trasporti interni e crearli dove mancano. Lo Stato deve richiamare la Ue al suo dovere di protezione delle aree disagiate e periferiche a risarcimento dei danni subiti finora dall’incuria e dall’abbandono dei vari governi. Nel riaffermare il diritto dei cittadini sardi alla mobilità, quale condizione essenziale di sviluppo, auspico venga riconosciuta una reale continuità territoriale marittima di competenza esclusiva della Sardegna. Così come ritengo nodale potenziare il trasporto aereo per fare dell’insularità un vantaggio e non un limite».
Turismo. «Affinché il turismo divenga, sempre di più, il traino dell’economia sarda, si dovranno creare condizioni favorevoli agli investitori e sinergie fra i differenti ambiti di sviluppo allo scopo di rendere la nostra isola attraente, accogliente, funzionale, facilmente raggiungibile».
Impresa. «Contro la follia di piani energetici superati pensa di intubare l’isola e violare irreparabilmente il territorio, suggerisco di ricercare preliminarmente forme energetiche autonome. Sogno il rilancio di un’industria vicina alla nostra attitudine manifatturiera e ritrovare l'orgoglio per fare dell’artigianato artistico di qualità la prima industria di cui ci si debba occupare. Ma nessuna industria, per quanto valida, potrebbe dare respiro allo sviluppo dell’economia sarda se non si privilegiasse e si potenziasse adeguatamente la vocazione dell’isola all’agricoltura multifunzionale, che necessita di interventi integrali sull’approvvigionamento dell’acqua».
Insularità. «Un popolo prigioniero nelle sue coste, che vive all’interno di un’economia chiusa e vede il mare rappresentare un limite e non una risorsa, governato da una politica subordinata, irresponsabile, inconcludente e autolesionista. Incapace persino di formulare correttamente un banale quesito referendario e capacissima di procedere rassegnata alla mercé di uno Stato vessatore e patrigno». (al.pi.)
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