Sì al manifesto di Coldiretti ma è scontro sui ritardi
di Alessandro Pirina
Faccia a faccia tra i candidati alle politiche sul futuro dell’agricoltura
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SASSARI. Stanno tutti con la Coldiretti. Da sinistra a destra, passando per indipendentisti e sovranisti, i candidati sottoscrivono il manifesto della associazione. Tutti sono d’accordo sull’obbligo di etichettatura, sulla necessità di uno snellimento della burocrazia, sull’eliminazione del segreto sulle importazioni, sulla legge sui reati agroalimentari. Solo sulla istituzione di un ministero del Cibo si chiama fuori Anthony Muroni, Progetto Autodeterminatzione. Ma per ogni candidato, a prescindere dal colore politico, il programma della Coldiretti è il suo. Ma è solo su quei 5 punti che i vari esponenti politici parlano la stessa lingua. Per il resto è solo uno scambio di accuse tra chi vanta traguardi tagliati negli anni di governo - ovviamente i candidati del Pd - e chi invece dietro quei traguardi vede solo promesse elettorali a pochi giorni dal voto - vedi Forza Italia - e chi annuncia stravolgimenti delle politiche agricole finora attuate. Ovvero la Lega, che promette di stracciare i trattati europei sul tema.
L’incontro. La Coldiretti si è fatta promotrice di un incontro nella sede della Nuova Sardegna con i candidati per presentare il suo manifesto. A illustrarlo il presidente Battista Cualbu e il direttore Luca Saba, che hanno sottolineato come in Italia ci sia un’agricoltura a doppia velocità: un Nord moderno e un Sud arretrato. «Noi vogliamo stimolare i nostri candidati per avere un Piano per il Sud Italia, e in particolare per la Sardegna – ha detto Saba –. Basta con l’eccessiva burocrazia, che impedisce di avere risposte utili non solo per il mondo agricolo ma per tutti i cittadini. Va rivista la legge Bassanini».
Il manifesto. A Cualbu il compito di illustrare il manifesto. «Dobbiamo individuare le criticità che ci stanno bloccando – ha detto –. Non è possibile ancora oggi che i funzionari comandino più del potere politico. Lo abbiamo visto sui vari bandi, dove a oggi non si è riusciti a spendere un centesimo perché la burocrazia glielo impedisce. La politica deve riacquistare potere esecutivo». E via con i 5 punti a costo zero. A partire dall’obbligo di etichettatura. «La madre di tutte le battaglie, ma non tutti la pensano come l’Italia. Sono pochi i Paesi che la sostengono. E così ci sono prodotti che arrivano da fuori e prendono la cittadinanza sarda. L’agnello su tutti».
L’endorsement. Uno alla volta, moderati dal giornalista Luca Rojch, è stato il turno dei candidati. Per Pietro Pittalis, capolista di Forza Italia alla Camera, «il manifesto di Coldiretti è già inserito nel programma del centrodestra». Sull’eccessiva burocrazia, però Pittalis se la prende anche con la politica, in particolare col centrosinistra che guida governo e Regione. «Non è colpa solo della burocrazia, i funzionari capaci ci sono, ma anche della politica, che non è organizzata». Poi un attacco all’assessore Caria e al ministro Martina. «Alla fine della campagna elettorale c’è un fiorire di annunci e patti che si stanno firmando. Solo in questi giorni arrivano le buone novelle. Devo ancora capire se lo sblocco del refresh sia vero, come mi auguro, ma il ritardo è comunque inammissibile».
I risultati del governo. «Nessun annuncio elettorale, ma un altro fatto concreto che si aggiunge alla molteplicità di interventi a sostegno del settore. In questi anni insieme a Coldiretti abbiamo condiviso molte battaglie, decisive per i risultati ottenuti dal Pd a livello nazionale e regionale». Così ha replicato il segretario del Pd, Giuseppe Luigi Cucca, ricandidato al Senato. Anche lui ha firmato il manifesto di Coldiretti. Come anche il senatore dem Silvio Lai, anche lui in corsa alla Camera, che ha ricordato le differenze tra centrodestra e centrosinistra al governo. «Quando è iniziata la crisi chi governava (Berlusconi, ndr.) ha continuato a negare la sua esistenza. Il risultato sono stati 2 milioni di disoccupati e 1,3 milioni di poveri in più. Ora, dopo 5 anni di centrosinistra, possiamo dire che l’agricoltura non è più una cosa marginale, per vecchi. È cambiata la percezione sul comparto».
La scommessa. Antonio Moro, candidato sardista alla Camera nella lista della Lega, scommette sulla agricoltura «perché riveste un ruolo chiave per il futuro della Sardegna. L’agroalimentare, insieme al turismo, è l’industria che tutti aspettiamo per fare riprendere l’economia». L’Europa, invece, nel mirino di Giovanni Nurra, candidato della Lega. «I cavilli Ue ci bloccano. I trattati vanno rivisti tutti, a partire dalla moneta unica, e quelli che non vanno bene si stracciano».
No al ministero. Sì al manifesto di Coldiretti, ma non al ministero del Cibo, invece, da parte di Anthony Muroni, coordinatore del Progetto Autodeterminatzione. «Non serve un altro carrozzone». Muroni se la prende poi con tutta la politica. «Sulla agricoltura manca una prospettiva, non c’è un modello di sviluppo. Eppure l’agricoltura è un settore che ha 37mila addetti, il 6 per cento della forza lavoro: sono 20 Alcoa, 22 Saras, 25 Eurallumina. Per tutte queste persone oggi manca una prospettiva».
L’incontro. La Coldiretti si è fatta promotrice di un incontro nella sede della Nuova Sardegna con i candidati per presentare il suo manifesto. A illustrarlo il presidente Battista Cualbu e il direttore Luca Saba, che hanno sottolineato come in Italia ci sia un’agricoltura a doppia velocità: un Nord moderno e un Sud arretrato. «Noi vogliamo stimolare i nostri candidati per avere un Piano per il Sud Italia, e in particolare per la Sardegna – ha detto Saba –. Basta con l’eccessiva burocrazia, che impedisce di avere risposte utili non solo per il mondo agricolo ma per tutti i cittadini. Va rivista la legge Bassanini».
Il manifesto. A Cualbu il compito di illustrare il manifesto. «Dobbiamo individuare le criticità che ci stanno bloccando – ha detto –. Non è possibile ancora oggi che i funzionari comandino più del potere politico. Lo abbiamo visto sui vari bandi, dove a oggi non si è riusciti a spendere un centesimo perché la burocrazia glielo impedisce. La politica deve riacquistare potere esecutivo». E via con i 5 punti a costo zero. A partire dall’obbligo di etichettatura. «La madre di tutte le battaglie, ma non tutti la pensano come l’Italia. Sono pochi i Paesi che la sostengono. E così ci sono prodotti che arrivano da fuori e prendono la cittadinanza sarda. L’agnello su tutti».
L’endorsement. Uno alla volta, moderati dal giornalista Luca Rojch, è stato il turno dei candidati. Per Pietro Pittalis, capolista di Forza Italia alla Camera, «il manifesto di Coldiretti è già inserito nel programma del centrodestra». Sull’eccessiva burocrazia, però Pittalis se la prende anche con la politica, in particolare col centrosinistra che guida governo e Regione. «Non è colpa solo della burocrazia, i funzionari capaci ci sono, ma anche della politica, che non è organizzata». Poi un attacco all’assessore Caria e al ministro Martina. «Alla fine della campagna elettorale c’è un fiorire di annunci e patti che si stanno firmando. Solo in questi giorni arrivano le buone novelle. Devo ancora capire se lo sblocco del refresh sia vero, come mi auguro, ma il ritardo è comunque inammissibile».
I risultati del governo. «Nessun annuncio elettorale, ma un altro fatto concreto che si aggiunge alla molteplicità di interventi a sostegno del settore. In questi anni insieme a Coldiretti abbiamo condiviso molte battaglie, decisive per i risultati ottenuti dal Pd a livello nazionale e regionale». Così ha replicato il segretario del Pd, Giuseppe Luigi Cucca, ricandidato al Senato. Anche lui ha firmato il manifesto di Coldiretti. Come anche il senatore dem Silvio Lai, anche lui in corsa alla Camera, che ha ricordato le differenze tra centrodestra e centrosinistra al governo. «Quando è iniziata la crisi chi governava (Berlusconi, ndr.) ha continuato a negare la sua esistenza. Il risultato sono stati 2 milioni di disoccupati e 1,3 milioni di poveri in più. Ora, dopo 5 anni di centrosinistra, possiamo dire che l’agricoltura non è più una cosa marginale, per vecchi. È cambiata la percezione sul comparto».
La scommessa. Antonio Moro, candidato sardista alla Camera nella lista della Lega, scommette sulla agricoltura «perché riveste un ruolo chiave per il futuro della Sardegna. L’agroalimentare, insieme al turismo, è l’industria che tutti aspettiamo per fare riprendere l’economia». L’Europa, invece, nel mirino di Giovanni Nurra, candidato della Lega. «I cavilli Ue ci bloccano. I trattati vanno rivisti tutti, a partire dalla moneta unica, e quelli che non vanno bene si stracciano».
No al ministero. Sì al manifesto di Coldiretti, ma non al ministero del Cibo, invece, da parte di Anthony Muroni, coordinatore del Progetto Autodeterminatzione. «Non serve un altro carrozzone». Muroni se la prende poi con tutta la politica. «Sulla agricoltura manca una prospettiva, non c’è un modello di sviluppo. Eppure l’agricoltura è un settore che ha 37mila addetti, il 6 per cento della forza lavoro: sono 20 Alcoa, 22 Saras, 25 Eurallumina. Per tutte queste persone oggi manca una prospettiva».
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