La Sardegna come la Grecia Cisl: «Ci vuole una svolta»
di Stefano Ambu
Per il sindacato la Regione deve essere più forte nei rapporti con lo Stato Il segretario Carta: «Servono infrastrutture e investimenti per il lavoro»
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CAGLIARI. Libertà di crocetta alle urne per i suoi circa 145mila iscritti sardi. Ma sul rebus voto qualche indicazione la Cisl, anche se non fa nomi e partiti, la dá: «Cgil, Cisl e Uil hanno partecipato alla recente manifestazione dell’Anpi– ha detto ieri il segretario generale Gavino Carta quando il countdown segnava meno tre giorni dalle elezioni –, per noi la tolleranza è importante. Una società come la nostra deve essere inclusiva. Accoglienza e multiculturalitá sono nostri valori». E il dopo voto? Potrebbe essere l’occasione per un cambio di passo. Con Carta che sembra voler dare una pacca sulla spalla alla Regione: amichevole, ma decisa. «Deve recuperare un diverso rapporto con lo Stato – ha detto il segretario in una conferenza stampa per fare il punto della situazione, affiancato dai segretari regionali Federica Tilocca e Francesco Piras e dai segretari generali territoriali delle 8 unioni sindacali del pianeta Cisl –, non si può promuovere in Sardegna uno sviluppo autopropulsivo. Le regioni in ritardo come la nostra hanno bisogno di essere aiutate. Non viene fatto nella misura che ci pare opportuna. Il ruolo della Regione deve essere più forte per consentire una accelerazione della spesa, nelle infrastrutture, nel settore produttivo e nel lavoro». Nel mirino anche il rapporto della Regione con i più “piccoli”. «Bisogna riscrivere l’atto costitutivo della Regione – ha detto – così com’è, la Regione è più centralista dello Stato. Magari programma anche bene. Ma è completamente paralizzata da una burocrazia che la rende inefficiente. Pensiamo a quello che sta succedendo con il Piano di sviluppo rurale». Le principali urgenze riguardano, in questo momento, le politiche del lavoro e della coesione sociale e, appunto, la semplificazione della burocrazia. «Il 57 per cento dei giovani non lavora – ha ricordato – ci sono 430mila inattivi. Due su tre sono senza occupazione. Per giunta, con la produttività stagnante, le ore lavorate valgono meno». Possibile rimedio: rendere operative le norme sull’occupazione dell’ultima legge di stabilità nazionale e regionale puntando su cantieri e bonus. Il sindacato spinge anche per la pronta perimetrazione delle zone economiche speciali. Allarme sull’impoverimento del reddito: «Abbiamo numeri più vicini alla Grecia – ha detto – che alla media europea. E poi fenomeni preoccupanti come l’invecchiamento della popolazione e la fuga di giovani al ritmo di settemila all'anno». Altro tema caldo, l’energia. «Accogliamo come buona notizia – ha detto – la ripartenza dell’Alcoa, ma il costo dell’energia è ancora relativamente alto. La domanda è fortemente depressa. Prima la richiesta di energia arrivava da Porto Torres, Ottana e Sulcis. Ora la maggiore richiesta parte da Cagliari, una città di servizi, non un polo industriale». E a proposito di industria la Cisl indica la strada: «Vanno bene agricoltura e turismo – ha concluso Carta – ma di industria la Sardegna non può proprio fare a meno. Occorre investire sulla qualità del lavoro e introdurre, a partire dal manifatturiero, tecnologia ed innovazione di processo per innalzare i volumi di produzione ed elevare il valore delle produzioni e del salario».
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