Tempio, sotto inchiesta sei magistrati
Sono accusati di turbativa d’asta insieme ad altri due avvocati e a un perito
TEMPIO. La presunta asta pilotata al tribunale di Tempio su cui indaga la Procura di Roma – nel mirino del pubblico ministero Stefano Rocco Fava, la vendita della villa dell’imprenditore Sebastiano Ragnedda, aggiudicata con un abbattimento del 25 per cento sul prezzo a base d’asta per la presenza di un occupante che, in realtà era già morto – vede indagati per turbativa d’asta, sei magistrati (di cui uno in pensione), due avvocati e un perito.
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Il caso giudiziario è esploso a metà dicembre quando gli agenti del commissariato di Olbia hanno notificato al gip e giudice dell’esecuzione Alessandro Di Giacomo l’ordinanza applicativa della misura interdittiva firmata dal gip di Roma Giulia Proto, provvedimento col quale Di Giacomo veniva sospeso dall’esercizio delle sue funzioni per un anno. La Procura capitolina gli contesta anche le ipotesi di reato di falso, abuso d’ufficio e omissione in atti d’ufficio. Insieme a lui, è stato raggiunto dalla misura interdittiva di un anno Ermanno Giua, il perito nominato dal tribunale per valutare l’immobile venduto all’asta, accusato di falsa perizia. Secondo l’accusa, Di Giacomo avrebbe favorito, in concorso con gli altri indagati, l’aggiudicazione della villa di Ragnedda, acquistata dai magistrati Andrea Schirra e sua moglie Chiara Mazzaroppi (entrambi in servizio a Cagliari), figlia di Francesco Mazzaroppi, ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della Corte d’Appello di Sassari ai tempi dell’aggiudicazione dell’immobile, anche lui indagato e ritenuto dalla procura capitolina il regista dell’operazione. Indagati anche due avvocati del foro di Tempio, Giuliano Frau e Tomasina Amadori, marito e moglie, legali di Mazzaroppi e Schirra. E il giudice Elisabetta Carta, sospesa per sei mesi dall’esercizio delle sue funzioni, finita sotto inchiesta per rivelazione e utilizzazione di segreti di ufficio. Tra gli indagati figura anche la presidente della Corte d’Appello di Cagliari, Gemma Cucca.
Nei confronti di Di Giacomo è atteso ancora il pronunciamento del riesame sulla richiesta di annullamento della misura interdittiva, presentata dal suo difensore, l’avvocato Giandomenico Caiazza.
Il fascicolo era stato aperto dopo la denuncia della moglie di Ragnedda, diventata dopo la morte dell’imprenditore, legale rappresentante delle due società proprietarie della villa e del terreno, la quale segnalava anomalie nell’aggiudicazione dell’immobile. (t.s.)
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