LE RAGIONI DEL VOTO E QUELLE DEI SARDI
di ANTONIO DI ROSA
Per questo dobbiamo riscoprire i valori della serietà, della legalità, della competenza. Dobbiamo pretendere che la nostra fiducia sia riposta nelle mani giuste, su gente che non urla slogan...
2 MINUTI DI LETTURA
Per questo dobbiamo riscoprire i valori della serietà, della legalità, della competenza. Dobbiamo pretendere che la nostra fiducia sia riposta nelle mani giuste, su gente che non urla slogan irrealizzabili ma crede veramente nella crescita civile, economica e culturale di questo Paese. Non si governa con le promesse ma con leggi ben definibili, finanziabili, capaci di generare un percorso virtuoso sull’occupazione, autentico buco nero della nostra società.
Questo discorso vale per la Penisola nella sua interezza ma conta ancora di più per chi sarà eletto in Sardegna. Questa terra va difesa, incoraggiata e collocata nel posto giusto. Dobbiamo esigere che le condizioni di insularità siano riconosciute in termini concreti e non mescolate dentro un pentolone di questioni diverse. Dobbiamo investire di questa responsabilità senatori e deputati sardi che faranno parte della maggioranza e dell’opposizione.
Soprattutto oggi, pochi giorni dopo la ricorrenza dei 70 anni dell’autonomia. L’aggettivo speciale non va sprecato né sottovalutato. Qualcosa è stato fatto in questi 14 lustri. Il grande assente è lo Stato centrale. Ma non possiamo pensare, lo ripeto ancora una volta, che le sirene indipendentiste e separatiste possano svilire la forza dell’autonomia. Tutto va fatto in una cornice istituzionale, senza strappi e senza passi scellerati in avanti. La Sardegna, da sola, non può andare da nessuna parte.
Anche per questo motivo bisogna votare. Per scegliere, per definire i ruoli, per accrescere la responsabilità di chi sarà eletto. Più consensi, più oneri.
Abbiate memoria. Spesso ci dimentichiamo delle cose che si fanno Preferiamo sorvolare e andare avanti senza volgere lo sguardo verso il passato. La storia ci suggerisce sempre quello che dobbiamo fare. Ad esempio ci dice che le violenze (di tutti i tipi) pregiudicano la convivenza civile. Ci dice che il disprezzo del vicino e del diverso genera odi e rancori che possono condurre a soluzioni sbagliate. Né ci possiamo far irretire da un passato (mi riferisco al fascismo) già bocciato dalla storia e che non ha alcuno spazio per affermarsi.
Meno male che al vertice della Repubblica vigila un uomo che ha vissuto drammi familiari (il fratello Piersanti ucciso dalla mafia) e che ha attraversato e condiviso i momenti più delicati del Paese. Sergio Mattarella saprà difendere la Costituzione da qualsiasi assalto e, speriamo, riuscirà a orizzontarsi nel probabile caos del dopo voto. Il tutto nella più assoluta serenità.
Questo discorso vale per la Penisola nella sua interezza ma conta ancora di più per chi sarà eletto in Sardegna. Questa terra va difesa, incoraggiata e collocata nel posto giusto. Dobbiamo esigere che le condizioni di insularità siano riconosciute in termini concreti e non mescolate dentro un pentolone di questioni diverse. Dobbiamo investire di questa responsabilità senatori e deputati sardi che faranno parte della maggioranza e dell’opposizione.
Soprattutto oggi, pochi giorni dopo la ricorrenza dei 70 anni dell’autonomia. L’aggettivo speciale non va sprecato né sottovalutato. Qualcosa è stato fatto in questi 14 lustri. Il grande assente è lo Stato centrale. Ma non possiamo pensare, lo ripeto ancora una volta, che le sirene indipendentiste e separatiste possano svilire la forza dell’autonomia. Tutto va fatto in una cornice istituzionale, senza strappi e senza passi scellerati in avanti. La Sardegna, da sola, non può andare da nessuna parte.
Anche per questo motivo bisogna votare. Per scegliere, per definire i ruoli, per accrescere la responsabilità di chi sarà eletto. Più consensi, più oneri.
Abbiate memoria. Spesso ci dimentichiamo delle cose che si fanno Preferiamo sorvolare e andare avanti senza volgere lo sguardo verso il passato. La storia ci suggerisce sempre quello che dobbiamo fare. Ad esempio ci dice che le violenze (di tutti i tipi) pregiudicano la convivenza civile. Ci dice che il disprezzo del vicino e del diverso genera odi e rancori che possono condurre a soluzioni sbagliate. Né ci possiamo far irretire da un passato (mi riferisco al fascismo) già bocciato dalla storia e che non ha alcuno spazio per affermarsi.
Meno male che al vertice della Repubblica vigila un uomo che ha vissuto drammi familiari (il fratello Piersanti ucciso dalla mafia) e che ha attraversato e condiviso i momenti più delicati del Paese. Sergio Mattarella saprà difendere la Costituzione da qualsiasi assalto e, speriamo, riuscirà a orizzontarsi nel probabile caos del dopo voto. Il tutto nella più assoluta serenità.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google