casapound, tensione prima del comizio
Un fantoccio appeso davanti all’hotel del leader
CAGLIARI. Un fantoccio impiccato a testa in giù a un albero. Non è andata oltre questa messinscena la protesta dei centri sociali cagliaritani per il comizio del leader di CasaPound Simone Di Stefano....
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CAGLIARI. Un fantoccio impiccato a testa in giù a un albero. Non è andata oltre questa messinscena la protesta dei centri sociali cagliaritani per il comizio del leader di CasaPound Simone Di Stefano. Diverse ore prime dell’incontro elettorale il manichino – una sorta di spaventapasseri imbottito con vestiti e gomme piuma – è stato fatto penzolare a poche metri dall’albergo in cui il movimento aveva organizzato la manifestazione. L’effetto della protesta è stato questo: la zona è stata circondata in forze da carabinieri e polizia in assetto antisommossa, per evitare che ci fosse qualsiasi contatto fra gli iscritti di CasaPound e un gruppetto dei centri sociali, una ventina in tutto, segnalati nelle vie del quartiere. E infatti non ci sono stati incidenti, mentre il fantoccio è stato rimosso molto prima dell’arrivo di Di Stefano. Comunque la tensione è stata alta per diverse ore ed è durata anche quando il candidato-premier dell’estrema destra ha cominciato a parlare. In una sala piena, ha detto: «Non ci spaventano le cretinate di qualche scapestrato. L’importante è che non ci siano più le aggressioni ai danni dei nostri militanti e simpatizzanti com’è accaduto in altre città». Poi c’è stata la presentazione dei candidati Con il tavolo della presidenza riservato solo agli uomini e l’esclusione delle donne motivata così da chi era al microfono: «Non c’era spazio».. Poi ha ripreso la parola Di Stefano: «Dal centrodestra al centrosinistra che sa tirare solo fuori i fantasmi del fascismo, sono in allarme. Non per la democrazia, come fanno credere, ma perché CasaPound otterrà un grande risultato». Di Stefano poi ha rilanciato gran parte del programma: l’uscita immediata dall’Europa e dall’euro, il no secco a governi tecnici che «i grandi partiti vogliono per mettere ancora più in ginocchio gli italiani». Per chiudere sul caso migranti: «Chi ci definisce razzisti sono quelli che dell'Africa se ne fregano. Ci sono mezzo milione di persone che dobbiamo rispedire da dove sono venute perché per loro qua non c'è futuro». Frasi forti ma per fortuna sono rimaste solo delle frasi.
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