Abbanoa: «Dialogo aperto con i sindacati»
L’amministratore Ramazzotti: la riorganizzazione va avanti. Cgil, Cisl e Uil: chiarezza sul futuro dei 207
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SASSARI. Per Abbanoa si tratta di una riorganizzazione aziendale. Per sindacati e lavoratori, invece, di un salto nel buio, col rischio concreto che centinaia di dipendenti vengano trasferiti di sede, magari a centinaia di chilometri da casa. Secondo i calcoli dell’azienda sono 207 le persone da ricollocare.
Il tavolo delle trattative è saltato venerdì scorso quando i lavoratori, riuniti in assemblea insieme ai delegati di Cgil, Cisl e Uil, hanno bocciato la bozza di accordo proposta dall’azienda. «Siamo consapevoli del fatto che una riorganizzazione dell’azienda sia necessaria – ammette Francesco Garau, segretario regionale Filctem Cgil – ma questo non deve avvenire sulle spalle dei lavoratori». A preoccupare i sindacati è soprattutto quello che «non c’è scritto nella bozza di accordo». «Non sappiamo in quali settori siano state individuate le eccedenze, quali siano le figure professionali in esubero, dove saranno ricollocati quei lavoratori e con quali mansioni – continua Garau –. Per non parlare dei dipendenti con inabilità: chiediamo che siano lasciati fuori dal piano. Ora auspichiamo che Abbanoa dia la disponibilità a un incontro urgente al fine di riprendere un confronto proficuo e costruttivo nell’interesse reciproco sulle istanze sollevate dai lavoratori». Se invece perdurasse la chiusura aziendale «non ci sarà ulteriore spazio per una mediazione e sarà chiara la responsabilità di tutto quello che potrà accadere».
«La colpa di quello che è accaduto non è certo dei lavoratori – precisa Tore Sini, delegato della Uil – È prevalsa una logica vecchia: Abbanoa non ha voluto ascoltare i lavoratori e ha proposto una bozza di intesa senza prima negoziare con loro. Per questo le trattative si sono interrotte». A preoccupare i dipendenti di Abbanoa sono soprattutto i trasferimenti di sede. «Vogliamo non solo garantire il posto di lavoro ai 207 dipendenti che saranno individuati come eccedenze, ma anche tutelare il loro salario – sottolinea Sini – Nel caso di un trasferimento, infatti, i costi dell’affitto e le trasferte sarebbero a carico dei lavoratori. È inaccettabile».
«Siamo disponibili a riallacciare il dialogo con i sindacati – fa sapere Alessandro Ramazzoti, amministratore unico di Abbanoa – Eravamo a un passo dall’accordo. Perché si sono interrotte le trattative? La colpa è della politica che si è messa in mezzo proprio mentre erano in corso le consultazioni con i lavoratori». Abbanoa è comunque pronta a correggere la bozza dell’accordo per andare incontro ai lavoratori. «Il progetto di riorganizzazione deve andare avanti. L’azienda ha le sue aspettative e i lavoratori lo devono capire. Il timore per i trasferimenti? I contratti prevedono indennità di trasferta, tutele e garanzie. Sono certo che troveremo un accordo». (g.z.)
Il tavolo delle trattative è saltato venerdì scorso quando i lavoratori, riuniti in assemblea insieme ai delegati di Cgil, Cisl e Uil, hanno bocciato la bozza di accordo proposta dall’azienda. «Siamo consapevoli del fatto che una riorganizzazione dell’azienda sia necessaria – ammette Francesco Garau, segretario regionale Filctem Cgil – ma questo non deve avvenire sulle spalle dei lavoratori». A preoccupare i sindacati è soprattutto quello che «non c’è scritto nella bozza di accordo». «Non sappiamo in quali settori siano state individuate le eccedenze, quali siano le figure professionali in esubero, dove saranno ricollocati quei lavoratori e con quali mansioni – continua Garau –. Per non parlare dei dipendenti con inabilità: chiediamo che siano lasciati fuori dal piano. Ora auspichiamo che Abbanoa dia la disponibilità a un incontro urgente al fine di riprendere un confronto proficuo e costruttivo nell’interesse reciproco sulle istanze sollevate dai lavoratori». Se invece perdurasse la chiusura aziendale «non ci sarà ulteriore spazio per una mediazione e sarà chiara la responsabilità di tutto quello che potrà accadere».
«La colpa di quello che è accaduto non è certo dei lavoratori – precisa Tore Sini, delegato della Uil – È prevalsa una logica vecchia: Abbanoa non ha voluto ascoltare i lavoratori e ha proposto una bozza di intesa senza prima negoziare con loro. Per questo le trattative si sono interrotte». A preoccupare i dipendenti di Abbanoa sono soprattutto i trasferimenti di sede. «Vogliamo non solo garantire il posto di lavoro ai 207 dipendenti che saranno individuati come eccedenze, ma anche tutelare il loro salario – sottolinea Sini – Nel caso di un trasferimento, infatti, i costi dell’affitto e le trasferte sarebbero a carico dei lavoratori. È inaccettabile».
«Siamo disponibili a riallacciare il dialogo con i sindacati – fa sapere Alessandro Ramazzoti, amministratore unico di Abbanoa – Eravamo a un passo dall’accordo. Perché si sono interrotte le trattative? La colpa è della politica che si è messa in mezzo proprio mentre erano in corso le consultazioni con i lavoratori». Abbanoa è comunque pronta a correggere la bozza dell’accordo per andare incontro ai lavoratori. «Il progetto di riorganizzazione deve andare avanti. L’azienda ha le sue aspettative e i lavoratori lo devono capire. Il timore per i trasferimenti? I contratti prevedono indennità di trasferta, tutele e garanzie. Sono certo che troveremo un accordo». (g.z.)
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