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Pd, salta la segreteria: i soriani si sono già dimessi

Pd, salta la segreteria: i soriani si sono già dimessi

Il confronto spostato di una settimana in direzione, Cucca era impegnato a Roma  Anche l’area Fadda-Cabras ha chiesto ufficialmente un passo indietro al senatore

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CAGLIARI. Niente passaggio in segreteria. Fra una settimana, sabato 17, «ci confronteremo nella direzione regionale, convocata a Oristano», e sarà lì che si consumerà la resa dei conti. Con la corrente di Renato Soru che subito si è portata avanti col lavoro di ricostruzione dopo la batosta elettorale. I tre rappresentati che ha nella segreteria, Giuseppe Frau, Barbara Cadoni e Antonio Piu, si sono dimessi. Mentre quelli del gruppo dei popolari-riformisti, fra i quali c’è anche il vicesegretario Pietro Morittu, dovrebbero farlo alla vigilia della direzione di Oristano.

Velocità. La segreteria del giovedì è stata annullata non chissà per quale alchimia o strategia, ma per un «impegno a Palazzo Madama, durato più del previsto, del senatore e segretario Giuseppe Luigi Cucca», hanno fatto sapere dallo staff. Qualunque sia il motivo del rinvio e quello comunicato dovrebbe essere vero, Cucca doveva chiudere alcune pratiche negli uffici della commissione giustizia del Senato, il Pd ha deciso comunque di andare per le spicce. Ha saltato un passaggio, per puntare alla direzione e poi all’assemblea regionale, l’unico organismo che può accettare le dimissioni o sfiduciare il segretario.

Accerchiamento. A sollecitare l’azzeramento della segreteria sono ormai due correnti su tre: il gruppo di Soru e quello dei popolari-riformisti, capeggiati dagli ex parlamentari Antonello Cabras e Paolo Fadda, che fino a domenica facevano invece parte della maggioranza interna. L’unica che non l’ha fatto è quella dei fedelissimi del senatore di Nuoro appena rieletto: i renziani e gli ex Diesse. Però anche loro starebbero per abbandonare la difesa ad oltranza del fortino, ma sono contrari a «qualunque processo precostituito».

I soriani. Con un comunicato, i tre che fanno parte della segreteria si sono dimessi. «Dopo il pesante risultato elettorale – scrivono – è doveroso da parte nostra un atto di rispetto verso gli elettori e i militanti. In attesa che il segretario offra le proprie dimissioni agli organismi del partito, noi cominciamo a farlo». Era scontato che lo facessero, sono la minoranza, nel farlo hanno scelto lo stesso trattamento riservato anni fa a Soru. Allora furono i popolari-riformisti, con le dimissioni di Romina Mura, ad accelerare quelle del segretario Soru. Su Facebook Giuseppe Frau ha aggiunto: «Matteo Renzi si è dimesso, occorre che Cucca faccia lo stesso e al più presto come atto di umiltà e rispetto per far ripartire un’ampia discussione e rifondare il partito dopo l’ultimo tracollo».

I popolari-riformisti. Anche loro hanno rotto gli indugi. I tre della segreteria – Morittu, Alberta Grudina e Aldo Pili – non si sono ancora dimessi, ma ormai è solo questione di giorni. Comunque, con una telefonata, l’attuale vicesegretario Morittu avrebbero chiesto ufficialmente a Cucca di presentarsi dimissionario sabato prossimo ad Oristano senza aspettare il dibattito e neanche un’eventuale sfiducia votata a maggioranza. Stando ad alcune indiscrezioni la risposta del segretario sarebbe stata questa: «Presenterò la relazione sulle elezioni, ascolterò gli interventi e poi decideremo insieme cosa fare».

I fedelissimi. Su Facebook i renziani e gli ex Diesse hanno confermato che sono pronti a fare quadrato intorno al segretario. L’ex deputato Siro Marrocu ha scritto: «Domenica abbiamo perso soprattutto a causa delle troppe guerre intestine e, guarda caso, c’è chi come rimedio ha scatenato l’ennesima guerra interna. Non abbiamo ancora imparato la lezione? È arrivato il momento di dire basta». Contrattacco sostenuto dal renziano Franco Sabatini: «Abbiamo capito da giorni che in molti vogliono trasformare la prossima direzione in un’arena, nella solita resa dei conti, irresponsabile e disfattista che già tanto male ha fatto al partito. Certo, sì deve avviare una discussione ma facciamola in modo pacato. In questo momento delicato non serve buttarla in rissa come invece finora alcuni hanno sempre fatto». Ma oggi il Pd sardo sembra essere molto lontano dalle soluzioni più ovvie: l’autocritica prima e la ricostruzione subito dopo. (ua)

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