Pittalis: subito un piano per lavoro e zone interne
Il deputato azzurro: l’insularità è il gap che dovrà essere affrontato dal governo Non mi aspettavo un crollo del Pd, i suoi voti sono andati tutti ai 5 Stelle
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SASSARI. Lo tsunami a 5 Stelle non lo ha travolto. Pietro Pittalis è passato dallo scranno di consigliere regionale a quello di deputato. Accompagnato da una valanga di consensi. Lui sembra essere immune al ciclone che ha investito il sistema tradizionale dei partiti ed è riuscito in un collegio complicato come quello del centro-nord a venire eletto. Pittalis è stato più forte anche del risultato non troppo esaltante di Forza Italia. Nell’isola il risultato del partito di Berlusconi è stato di un azzurro flebile, appena il 14,8 per cento. Incalzato dalla Lega all’11.
Si aspettava un risultato migliore per Forza Italia?
«Credo che il risultato sia nel complesso soddisfacente. La situazione a livello nazionale e regionale non era semplicissima. Tutti sapevano del pericolo di un exploit dei 5 Stelle. Se poi si analizza il voto si può vedere che il nostro è il risultato migliore. E in Sardegna Forza Italia è andata meglio rispetto al dato nazionale. Si deve anche tenere conto che nel mio collegio ci sono roccaforti tradizionalmente di centrosinistra. Siamo riusciti ad affermarci e a porre un argine ai 5 Stelle. Sono soddisfatto perché è stata premiata la mia proposta. La mia campagna è stata impegnativa. L’ho fatta quasi casa per casa, paese per paese. Quartiere per quartiere. Ho ascoltato e cercato di spiegare qual è il programma di Forza Italia. Ma mi rendo conto che c’è tanto da fare per la Sardegna dopo questi anni dannosi del centrosinistra».
L’ha sorpresa l’affermazione tanto forte dei 5 Stelle?
«Che ci fosse debacle del Pd e del centrosinistra era scontato. Sia per effetto della situazione nazionale, sia per quella regionale. Le politiche della Giunta Pigliaru hanno avuto come effetto un crollo dei consensi. Ma nessuno si aspettava un travaso così netto dei voti del centrosinistra nei 5 Stelle. Il centrodestra tutto sommato ha tenuto. Ecco un risultato simile non me lo aspettavo».
Ha visto, a Orgosolo i 5 Stelle hanno preso il 60 per cento dei consensi.
«E a Orune il centrodestra ha preso il 50 percento. E anche a Orune c’è malessere e molto da fare. Forse a Orune siamo stati più convincenti noi. Ma io capisco anche chi ha votato i 5 Stelle. È una forma di protesta. Una risposta a situazioni diventate insostenibili. La gente in certe realtà, soprattutto nelle zone interne, ha sentito in modo forte il peso della crisi e la mancanza di risposte da parte della politica. Dobbiamo anche noi analizzare questo dato e ripartire proprio da questo. Dal dialogo con le comunità. Dall’ascolto e dall’individuazione delle emergenze. Se i 5 Stelle hanno avuto tutti questi consensi significa che anche noi abbiamo sbagliato».
L’altro dato è la Lega-Psd’Az all’11 per cento.
«Era nell’aria anche questa attenzione verso Salvini. Chi ha seguito la campagna elettorale sa che il messaggio della Lega ha fatto breccia anche tra i sardi. I temi cardine dell’immigrazione e della sicurezza hanno portato molti voti. Così come la promessa dell’abolizione della legge Fornero. A questo va aggiunto un robusto voto di protesta. E non va sottovalutato lo zoccolo storico che ha portato il Psd’Az in quell’alleanza».
Ma secondo lei Mattarella a chi deve dare l’incarico per formare il governo?
«Se la matematica non è una opinione la coalizione del centrodestra ha preso il 36 per cento contro il 32 per cento dei 5 Stelle. Credo che non ci sia molto da discutere. Questo è il dato significativo che indica chi deve guidare il governo. Non si può prescindere da questo dato. Certo nessuno ha la maggioranza assoluta. E questo renderà complesso l’avvio della legislatura».
Secondo lei l’insuccesso del Pd è legato più al governo o alla giunta?
«Il primo dato è il fallimento di Renzi e Gentiloni. Ma soprattutto Renzi ha dato un’immagine negativa. Poi non si può negare che l’attività di Pigliaru e della giunta abbiano contribuito tanto. Il centrodestra ha ottenuto il 32 per cento senza i Riformatori. Significa che i sardi hanno apprezzato il nostro lavoro di opposizione».
Quali saranno le priorità che porterà in parlamento?
«Abbiamo un’emergenza su tutte. È quella dei trasporti. E in particolare della Continuità territoriale marittima e aerea. Il potere di decidere su questi temi deve ritornare in Sardegna. E lo dico anche perché è l’isola che si fa carico dei costi. Altra priorità è il costo dell’energia che penalizza le nostre imprese e le rende meno competitive. Il presupposto è il riconoscimento dell’insularità che deve essere rivendicato con forza. Ci sono poi temi nazionali, ma che hanno rilevanza anche in Sardegna, come la riduzione della pressione fiscale e il sostegno al sistema produttivo con la decontribuzione del costo del lavoro. Serve attenzione alle nuove povertà ed è indispensabile un piano di sostegno per le persone in stato di bisogno. C’è poi una categoria che deve avere maggiore attenzione. È il mondo agropastorale. Si deve avere maggiore autorevolezza a Roma e a Bruxelles dove ormai si decidono tutte le politiche che riguardano il mondo delle campagne».
Secondo lei cosa deve fare Forza Italia in vista delle Regionali?
«Si deve pensare a una aggregazione nuova che sia a un centrodestra autonomistico. Ci si deve allargare e porre alla base i valori identitari. Si devono salvaguardare l’autonomia e la specialità della Sardegna. Al di là di chiunque ci sarà al governo si dovranno portare avanti le esigenze e le ragioni dell’isola. E su questa base si devono affrontare le emergenze del lavoro, delle zone interne, dello spopolamento. Solo per dirne alcune». (l.roj)
Si aspettava un risultato migliore per Forza Italia?
«Credo che il risultato sia nel complesso soddisfacente. La situazione a livello nazionale e regionale non era semplicissima. Tutti sapevano del pericolo di un exploit dei 5 Stelle. Se poi si analizza il voto si può vedere che il nostro è il risultato migliore. E in Sardegna Forza Italia è andata meglio rispetto al dato nazionale. Si deve anche tenere conto che nel mio collegio ci sono roccaforti tradizionalmente di centrosinistra. Siamo riusciti ad affermarci e a porre un argine ai 5 Stelle. Sono soddisfatto perché è stata premiata la mia proposta. La mia campagna è stata impegnativa. L’ho fatta quasi casa per casa, paese per paese. Quartiere per quartiere. Ho ascoltato e cercato di spiegare qual è il programma di Forza Italia. Ma mi rendo conto che c’è tanto da fare per la Sardegna dopo questi anni dannosi del centrosinistra».
L’ha sorpresa l’affermazione tanto forte dei 5 Stelle?
«Che ci fosse debacle del Pd e del centrosinistra era scontato. Sia per effetto della situazione nazionale, sia per quella regionale. Le politiche della Giunta Pigliaru hanno avuto come effetto un crollo dei consensi. Ma nessuno si aspettava un travaso così netto dei voti del centrosinistra nei 5 Stelle. Il centrodestra tutto sommato ha tenuto. Ecco un risultato simile non me lo aspettavo».
Ha visto, a Orgosolo i 5 Stelle hanno preso il 60 per cento dei consensi.
«E a Orune il centrodestra ha preso il 50 percento. E anche a Orune c’è malessere e molto da fare. Forse a Orune siamo stati più convincenti noi. Ma io capisco anche chi ha votato i 5 Stelle. È una forma di protesta. Una risposta a situazioni diventate insostenibili. La gente in certe realtà, soprattutto nelle zone interne, ha sentito in modo forte il peso della crisi e la mancanza di risposte da parte della politica. Dobbiamo anche noi analizzare questo dato e ripartire proprio da questo. Dal dialogo con le comunità. Dall’ascolto e dall’individuazione delle emergenze. Se i 5 Stelle hanno avuto tutti questi consensi significa che anche noi abbiamo sbagliato».
L’altro dato è la Lega-Psd’Az all’11 per cento.
«Era nell’aria anche questa attenzione verso Salvini. Chi ha seguito la campagna elettorale sa che il messaggio della Lega ha fatto breccia anche tra i sardi. I temi cardine dell’immigrazione e della sicurezza hanno portato molti voti. Così come la promessa dell’abolizione della legge Fornero. A questo va aggiunto un robusto voto di protesta. E non va sottovalutato lo zoccolo storico che ha portato il Psd’Az in quell’alleanza».
Ma secondo lei Mattarella a chi deve dare l’incarico per formare il governo?
«Se la matematica non è una opinione la coalizione del centrodestra ha preso il 36 per cento contro il 32 per cento dei 5 Stelle. Credo che non ci sia molto da discutere. Questo è il dato significativo che indica chi deve guidare il governo. Non si può prescindere da questo dato. Certo nessuno ha la maggioranza assoluta. E questo renderà complesso l’avvio della legislatura».
Secondo lei l’insuccesso del Pd è legato più al governo o alla giunta?
«Il primo dato è il fallimento di Renzi e Gentiloni. Ma soprattutto Renzi ha dato un’immagine negativa. Poi non si può negare che l’attività di Pigliaru e della giunta abbiano contribuito tanto. Il centrodestra ha ottenuto il 32 per cento senza i Riformatori. Significa che i sardi hanno apprezzato il nostro lavoro di opposizione».
Quali saranno le priorità che porterà in parlamento?
«Abbiamo un’emergenza su tutte. È quella dei trasporti. E in particolare della Continuità territoriale marittima e aerea. Il potere di decidere su questi temi deve ritornare in Sardegna. E lo dico anche perché è l’isola che si fa carico dei costi. Altra priorità è il costo dell’energia che penalizza le nostre imprese e le rende meno competitive. Il presupposto è il riconoscimento dell’insularità che deve essere rivendicato con forza. Ci sono poi temi nazionali, ma che hanno rilevanza anche in Sardegna, come la riduzione della pressione fiscale e il sostegno al sistema produttivo con la decontribuzione del costo del lavoro. Serve attenzione alle nuove povertà ed è indispensabile un piano di sostegno per le persone in stato di bisogno. C’è poi una categoria che deve avere maggiore attenzione. È il mondo agropastorale. Si deve avere maggiore autorevolezza a Roma e a Bruxelles dove ormai si decidono tutte le politiche che riguardano il mondo delle campagne».
Secondo lei cosa deve fare Forza Italia in vista delle Regionali?
«Si deve pensare a una aggregazione nuova che sia a un centrodestra autonomistico. Ci si deve allargare e porre alla base i valori identitari. Si devono salvaguardare l’autonomia e la specialità della Sardegna. Al di là di chiunque ci sarà al governo si dovranno portare avanti le esigenze e le ragioni dell’isola. E su questa base si devono affrontare le emergenze del lavoro, delle zone interne, dello spopolamento. Solo per dirne alcune». (l.roj)
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