Grande successo del pecorino in Giappone
di Elena Corveddu
Boom di esportazioni nel 2017. Palitta: «C’è stato un amento del 61% rispetto all’anno precedente»
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PATTADA. I giapponesi amano il pecorino romano. Lo dimostrano i dati delle esportazioni nel paese nipponico ma lo dimostrano anche le numerose persone che lo hanno assaggiato alla 43esima edizione della fiera “Foodex Japan” di Tokyo, la più importante manifestazione fieristica agroalimentare dell’Asia, con 85mila visitatori tre mila e trecento espositori. Il Consorzio di tutela del pecorino romano, presente alla fiera nel padiglione Italia, che ospita sedici regioni italiane, ha portato oltre oceano il formaggio sardo, molto apprezzato anche in America
«Con circa cinque mila quintali di prodotto esportato tra gennaio e novembre del 2017, abbiamo registrato una crescita del 61% rispetto allo stesso periodo del 2016 – spiega il presidente del Consorzio di tutela del pecorino romano, Salvatore Palitta – Il Giappone rappresenta il più importante paese di tutta l’Asia dove viene esportato il pecorino romano». Continua Palitta: «Si sta sviluppando un forte interesse verso il nostro prodotto da parte del consumatore asiatico, in un mercato dove il consumo di formaggio in generale si attesta sui 2,4 chilogrammi pro capite con una previsione di crescita nei prossimi dieci anni».
Il pecorino ha quindi conquistato anche i giapponesi, grazie al suo sapore unico e aromatico. «È questa la ragione del suo successo – spiega Palitta, che ha accompagnato i produttori alla fiera di Tokio – La sua produzione da latte di pecora e l’utilizzo del pascolo naturale sono i componenti che rendono il prodotto differente rispetto ai concorrenti da latte vaccino. Per il nostro formaggio a basso contenuto di sale è stato un exploit. Il prodotto ha suscitato un grande interesse tra i ristoratori. È necessaria, in una fase di espansione dei consumi, un’attività di educazione alimentare perché i giapponesi sono esigenti: vogliono capire com’è fatto il prodotto, la sua origine e perché è speciale». E aggiunge: «I ristoratori, le riviste specializzate e gli chef stellati sono i veicoli per promuovere il prodotto. In Giappone le attività promozionali si sviluppano lentamente e hanno quindi bisogno di una presenza continuativa. L’educazione alimentare deve coinvolgere in forma piramidale l’importatore, il distributore e il consumatore finale. Il prodotto può entrare di diritto nel paniere dei prodotti caseari nel mercato nipponico date le sue caratteristiche e peculiarità».
«Con circa cinque mila quintali di prodotto esportato tra gennaio e novembre del 2017, abbiamo registrato una crescita del 61% rispetto allo stesso periodo del 2016 – spiega il presidente del Consorzio di tutela del pecorino romano, Salvatore Palitta – Il Giappone rappresenta il più importante paese di tutta l’Asia dove viene esportato il pecorino romano». Continua Palitta: «Si sta sviluppando un forte interesse verso il nostro prodotto da parte del consumatore asiatico, in un mercato dove il consumo di formaggio in generale si attesta sui 2,4 chilogrammi pro capite con una previsione di crescita nei prossimi dieci anni».
Il pecorino ha quindi conquistato anche i giapponesi, grazie al suo sapore unico e aromatico. «È questa la ragione del suo successo – spiega Palitta, che ha accompagnato i produttori alla fiera di Tokio – La sua produzione da latte di pecora e l’utilizzo del pascolo naturale sono i componenti che rendono il prodotto differente rispetto ai concorrenti da latte vaccino. Per il nostro formaggio a basso contenuto di sale è stato un exploit. Il prodotto ha suscitato un grande interesse tra i ristoratori. È necessaria, in una fase di espansione dei consumi, un’attività di educazione alimentare perché i giapponesi sono esigenti: vogliono capire com’è fatto il prodotto, la sua origine e perché è speciale». E aggiunge: «I ristoratori, le riviste specializzate e gli chef stellati sono i veicoli per promuovere il prodotto. In Giappone le attività promozionali si sviluppano lentamente e hanno quindi bisogno di una presenza continuativa. L’educazione alimentare deve coinvolgere in forma piramidale l’importatore, il distributore e il consumatore finale. Il prodotto può entrare di diritto nel paniere dei prodotti caseari nel mercato nipponico date le sue caratteristiche e peculiarità».
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