Pd: Cucca verso l’addio, ma è caos sul dopo
L’obiettivo è eleggere un nuovo segretario evitando le primarie. Anche i renziani per il passo indietro
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CAGLIARI. Un nuovo segretario senza passare però dalle primarie. Sarebbe questa la soluzione per far ripartire, o meglio rinascere, il Pd dopo la pesante sconfitta alle Politiche. È ancora ufficiosa, ma giorno dopo giorno sembra essere questa la soluzione che troverebbe maggiori sostenitori nelle tre correnti a una settimana dalla direzione regionale, convocata sabato 17 a Oristano. Di sicuro fra i favorevoli all’ipotesi del cambio in corsa c’è il gruppo dell’eurodeputato Renato Soru. Dopo essersi dimessi dalla segreteria, anche in queste ore i soriani hanno sollecitato il segretario Giuseppe Luigi Cucca di fare lo stesso senza aspettare la scadenza di sabato, ma al massimo dopo la direzione nazionale del partito, convocata lunedì da Renzi a Roma. Fra i sostenitori delle dimissioni subito o quasi subito ci sono anche i popolari-riformisti dell’area Cabras-Fadda. Sono determinati nel voler azzerare i vertici del partito, ma senza scatenare però e per forza una caccia al colpevole o ai colpevoli della batosta elettorale. La loro proposta, nel dettaglio, sarebbe quella di un’uscita soft del segretario, con l’onore delle armi, e l’elezione del nuovo massimo fra un mese Infine, c’è il gruppo dei renziani e degli ex Diesse – di cui fa parte Cucca – sempre più convinti che sia necessario, quasi obbligato, un ricambio, ma allo stesso tempo contrari ai processi in cui «paga uno solo, il segretario, e gli altri invece sono tutti innocenti». Se lo scenario è questo, c’è chi ha preso già in mano il regolamento interno del Pd e ipotizzato quello che potrebbe accadere sabato nella direzione di Oristano. La ricostruzione è questa: se Cucca si dovesse presentare dimissionario o comunque dovesse dimettersi al termine della riunione, entro un mese l’assemblea dei 160 delegati sarebbe convocata per eleggere il nuovo segretario senza un nuovo congresso. In caso contrario, cioè se Cucca invece dovesse resistere, l’assemblea sarebbe convocata lo stesso. Però cambierebbe l’ordine del giorno che si trasformerebbe in una mozione di sfiducia, con due correnti su tre, oltre il 60 per cento del partito, pronte a votare contro il segretario. E se un domani quella mozione dovesse passare, sulla carta i numeri ci sono, decadrebbe anche l’assemblea e il ritorno alle primarie sarebbe scontato dopo neanche nove mesi dall’elezione dello stesso Cucca. Ma questa ipotesi, allo stesso tempo, sarebbe la più cruenta, con il Pd costretto a infilarsi nel tunnel di nuovo congresso. L’esatto contrario della prima necessità che dovrebbe avere in questo momento dopo la sconfitta di domenica: riallacciare i rapporti con gli elettori e cominciare a pensare alle elezioni regionali del 2019. Proprio per evitare di perdere tempo in questo rituale previsto dal regolamento, anche la corrente che sostiene il segretario, renziani ed ex Diesse, vorrebbe le dimissioni di Cucca poco prima o durante la direzione di Oristano. Ma il diretto interessato non avrebbe sciolto ancora la riserva. Potrebbe farlo all’inizio della prossima settimana poche ore dopo la riunione della direzione nazionale in cui Renzi si presenterà dimissionario. (ua)
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