Zanda perderà i piedi e una mano
Lunedì saranno amputati gli arti all’atleta che ha rischiato la morte durante la maratona tra le nevi del Canada
2 MINUTI DI LETTURA
SASSARI. «Non vedo l’ora che arrivi il momento dell’operazione. Continuerò a combattere come ho sempre fatto, lo farò anche con gli arti bionici». Lo ha ripetuto sin dal primo momento alla compagna che, da quasi 20 giorni, è seduta accanto a lui in ospedale. Roberto “Massiccione” Zanda non getta la spugna, nonostante ieri abbia avuto la definitiva conferma dai medici che i piedi e una mano gli saranno amputati – l’intervento è stato fissato per lunedì alle 10 – a causa delle necrosi provocate dal congelamento mentre partecipava alla Yukon Artic Ultra, la maratona estrema tra i ghiacci del Canada dove le temperature raggiungono anche i meno 50 gradi sotto lo zero. L’altra mano, la sinistra, sarà invece operata in un secondo momento e per adesso ne è stata prevista l’amputazione di una parte e di alcune dita. Zanda è ricoverato all’ospedale Parini di Aosta dopo aver trascorso 17 ore in balia del freddo polare dello Yukon e proprio ad Aosta ha ricevuto l’offerta dell’Officina Ortopedica Maria Adelaide che è pronta a fornirgli il sostegno necessario per l’ applicazione delle protesi. L’azienda è pronta a fornirgli i mezzi per restituirlo alla quotidianità attraverso l’applicazione di “i-Limb”, una mano bionica capace di un’autonomia mai raggiunta dai precedenti prototipi. Nonostante tutto, Roberto Zanda non sembra disposto a mollare: Nemmeno adesso che sta riuscendo a mettere a fuoco i ricordi di quanto accaduto durante la gara di 500 chilometri tra le nevi del Canada. Zanda oltre al congelamento ha dovuto affrontare anche l’ipotermia. Roberto era in preda alle allucinazioni già prima di superare l’ultimo check point, al punto che ha raccontato di aver percorso un tratto di strada insieme a “un tizio con gli occhiali scuri”. Al controllo, poi, nessuno si è accorto delle sue condizioni e dopo appena due ore di pausa, che sarebbero dovute essere quattro, è ripartito andando incontro alla più terribile avventura di una vita vissuta da anni sul filo del rasoio. Passano 40 chilometri e Roberto si perde perché non trova più le bandierine del percorso, abbandona la slitta e inizia un viaggio in cui gli alberi diventano uomini a cui chiedere aiuto. Un aiuto che, ovviamente, non arriva mentre le sue condizioni fisiche e psichiche peggiorano. Roberto sale sul tetto di un casotto, sempre in cerca di aiuto, e cade. Poi si sfila guanti e scarpe nel tentativo di trovare una fonte di calore per combattere il congelamento. Viene ritrovato dopo essere scivolato dall’argine di un fiume. Roberto è scalzo, praticamente congelato, in preda alle allucinazioni ma vivo. Per fortuna. (c.z.)
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google