I vescovi sardi ai parlamentari neo eletti: "Lavorate uniti per l'isola"
Una lettera che sottolinea le priorità: emergenza occupazione, giovani in fuga, poveri
SASSARI. Un messaggio di saluto e augurio, immediato, tempestivo e, per certi versi, programmatico: l'hanno inviato i vescovi sardi ai 25 neoparlamentari eletti domenica 4 marzo. Una lettera accompagnata da una serie di considerazioni-preoccupazioni che i dieci capi delle diocesi si augurano «possano essere accolte come segno di una sincera volontà di dialogo e di collaborazione e possano essere utili per una responsabile azione a servizio del bene comune di tutto il nostro popolo».
L'episcopato sardo, politicamente super partes, aveva ricordato ai cattolici un solo impegno: partecipare al voto, contrastare l'astensionismo. Risultato parzialmente fallito perché il 32% degli elettori è rimasto a casa. Questo «ci fa consapevoli - si legge nella lettera - di quanto impegno sia ancora necessario perché venga superata ogni sfiducia e disaffezione verso la politica, in modo che ognuno si senta responsabile nei confronti della comunità locale e nazionale».
Il messaggio dei vescovi è soprattutto programmatico: «Anche se siamo certi che avete ben presenti i problemi più gravi della società e del popolo sardo, desideriamo, benché brevemente, condividere le nostre preoccupazioni per alcuni di essi».
Prima di tutto il lavoro, «una vera emergenza sociale». I numeri della disoccupazione nell'isola, nonostante qualche piccolo, decimale, segnale di miglioramento, sono drammatici. Micidiali i suoi effetti sociali, psichici, demografici, familiari. «Insistiamo - scrivono i presuli - perché si voglia superare ogni rassegnazione e si operi per dare risposte concrete alla troppo diffusa precarietà lavorati. E particolare attenzione sarà giusto avere per il lavoro dei giovani e delle donne". Come nella lettera pastorale di 4 anni fa - "Un cammino di speranza per la Sardegna" - scritta qualche mese dopo il discorso ai lavoratori fatto da papa Francesco a Cagliari, i vescovi evidenziano l'urgenza del rispetto della natura e dell'ambiente: piaga degli incendi, siccità, spopolamento e abbandono delle zone rurali, risanamento dei siti inquinati sono problemi che attendono radicali soluzioni.
Altra urgenza: venire incontro ai giovani: disoccupazione giovanile intorno al 50%, in alcune zone addirittura al 70%, 7000 ogni anno in fuga dall'isola. Under 35 «duramente provati nelle loro aspettative di vita, spesso ingiustamente mortificati nei loro talenti e costretti ad una dolorosa emigrazione». Con lavoro e giovani, la famiglia è l'emergenza richiamata sempre dai vescovi. È importante «sostenere - scrivono i presuli - le troppe famiglie in condizioni di povertà, non solo economica ma anche culturale e sociale, per aiutarle ad accogliere con responsabilità ogni vita e ad educare con sapienza i ragazzi e i giovani a diventare protagonisti attivi del loro futuro. La grave crisi demografica di cui soffriamo richiede, tra le altre, un'attenzione particolare alle famiglie numerose».
Due altri temi stanno particolarmente a cuore ai vescovi. I primo sono quelli derivanti dall'insularità (trasporti, mobilità per individui e merci), costi energetici, salvaguardia e cura della salute. E poi l'accoglienza, con politiche a favore della pace per i popoli che si affacciano nel Mediterraneo e attenzione ai tanti rifugiati e migranti che arrivano da quelle coste. «Vi auguriamo - scrivono i dieci vescovi - che riusciate a vivere l'incarico superando le pur giustificate differenze ideologiche in una reale collaborazione nella ricerca del bene comune, a partire dall'attenzione ai poveri e dalla difesa della vita in ogni momento».
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