Riscatto da 5 miliardi, giallo sulla divisione
Non è mai stato accertato come la somma venne spartita tra i componenti della banda
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SASSARI. Li chiamava Giovanni e Marco, erano i suoi carcerieri, le persone con cui in quei 9 mesi interminabili ha vissuto a strettissimo contatto. Giovanni e Marco, secondo la ricostruzione da parte degli inquirenti e le rivelazioni di Mario Moro, erano Attilio Cubeddu e Giovanni Farina. Fu lo stesso Moro a coinvolgerli nel sequestro dell’imprenditore bresciano. A ideare il progetto fu proprio il bandito di Ovodda, durante un periodo di detenzione nel carcere di Pesaro dove conobbe Pietro Raimondi, di Manerbio. Fu lui a parlargli di Giuseppe Soffiantini “e della sua ricchezza straordinaria, della incredibile disponibilità di denaro”. Per questo inizialmente Moro pensò a una rapina, Poi dopo gli incontri con Cubeddu e Farina (entrambi latitanti in Toscana) prese corpo l’idea del sequestro. Perché l’arzanese e l’orunese si dissero disponibili a custodire l’ostaggio in cambio di una fetta molto consistente del riscatto che sarebbe stato pagato dai familiari della preda. Mario Moro fu la figura centrale del sequestro, fu lui a tenere i rapporti tra i carcerieri e il gruppo di prelievo e ad attivare i contatti con la famiglia di Soffiantini. Addirittura, fu lui a scrivere alcune delle lettere in cui l’imprenditore chiedeva di pagare il riscatto. La somma concordata, 5 miliardi di lire, fu pagata e l’ostaggio venne liberato.
Su che fine abbiano fatto quei soldi, non c’è chiarezza. Perché quando Soffiantini tornò a casa, in libertà c’erano solo due dei suoi sequestratori, cioè Cubeddu e Farina. Il primo è ancora latitante (pochi giorni è stato completato il sequestro dei suoi beni ad Arzana), il secondo scappò in Australia dove venne arrestato nel settembre del 2008. Farina, che si faceva chiamare Luigi Valiante, fu fermato in aeroporto a Sidney con l’accusa di importazione non denunciata di 70mila dollari: se li era fatti mandare dalla Toscana attraverso un conto cifrato in una banca svizzera. Tracce dei soldi del riscatto furono ritrovate in Veneto, dove vennero arrestate quattro persone, tra cui due sardi, per riciclaggio. Al termine di un lungo processo, Giovanni Farina fu condannato a 28 anni di carcere per il sequestro e assolto per la morte di Donatoni. Detenuto a Firenze, ha pubblicato un libro di poesie sul sequestro: a sceglierle fu lo stesso Giuseppe Soffiantini. (si. sa.)
Su che fine abbiano fatto quei soldi, non c’è chiarezza. Perché quando Soffiantini tornò a casa, in libertà c’erano solo due dei suoi sequestratori, cioè Cubeddu e Farina. Il primo è ancora latitante (pochi giorni è stato completato il sequestro dei suoi beni ad Arzana), il secondo scappò in Australia dove venne arrestato nel settembre del 2008. Farina, che si faceva chiamare Luigi Valiante, fu fermato in aeroporto a Sidney con l’accusa di importazione non denunciata di 70mila dollari: se li era fatti mandare dalla Toscana attraverso un conto cifrato in una banca svizzera. Tracce dei soldi del riscatto furono ritrovate in Veneto, dove vennero arrestate quattro persone, tra cui due sardi, per riciclaggio. Al termine di un lungo processo, Giovanni Farina fu condannato a 28 anni di carcere per il sequestro e assolto per la morte di Donatoni. Detenuto a Firenze, ha pubblicato un libro di poesie sul sequestro: a sceglierle fu lo stesso Giuseppe Soffiantini. (si. sa.)
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