Zio Mario immobile su un letto d’ospedale
Si aggravano le condizioni dell’anziano di Cagliari privato del diritto di votare alle elezioni politiche
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CAGLIARI. Zio Mario è finito all’ospedale, ha mani e gambe gonfie, dolori lancinanti dappertutto, deve stare a letto sotto stretta terapia. Per la legge era in grado di muoversi da solo, di risalire rampe di scale e di recarsi al seggio per votare senza alcuna assistenza, superando senza aiuto persino quelle che vengono definite barriere architettoniche. Ma a pochi giorni dalle elezioni il suo stato di salute s’è mostrato per quello che è, in tutta la sua gravità. Così i familiari sono stati costretti a trasportarlo d’urgenza in una casa di cura: tornerà a casa appena possibile. Novantasei anni, un passato da cavallerizzo, prigioniero di guerra dei nazisti, il caso di Mario Sciarretta ha fatto il giro d’Italia come esempio di un diritto negato: chiedeva di poter votare a casa, come le norme prevedono in presenza di patologie gravi. Ma il medico legale dell’Asl ha dovuto arrendersi ai criteri inderogabili che gli vietavano di autorizzare ciò che è regola per i malati ricoverati negli ospedali e per i detenuti. Zio Mario non ha votato come desiderava perché è stato visto camminare, sia pure con difficoltà, all’interno del suo piccolo appartamento. Appena pochi giorni dopo è stato necessario portarlo via da casa per evitare che le sue condizioni s’aggravassero ulteriormente. Adesso è immobilizzato quasi del tutto, si potrebbe dire che ha riacquistato il suo diritto di voto. A chi va a trovarlo dedica un sorriso: «Sto bene, non preoccupatevi, ho passato di peggio».
Ma se zio Mario non se la prende, il problema sollevato dalla sua vicenda emerge in tutta la sua gravità: «Forse qualcuno avrà pensato che la richiesta di farlo votare a casa fosse eccessiva - spiega la nipote Alessia De Pilla, che ha denunciato anche a livello nazionale il caso di zio Mario, pochi giorni prima delle elezioni politiche - ma ora la realtà dimostra che non stavamo prendendo in giro nessuno. Mio zio è ricoverato in una clinica, c’è una cartella sottoscritta dai medici, il suo stato è ben visibile. Non ce l’abbiamo con nessuno, dico solo che quella legge va modificata perché l’astensione dal voto è legata anche a migliaia di persone che stanno male e non possono uscire di casa. Magari non sono malati terminali, non sono moribondi o tetraplegici, spesso sono soltanto reduci da una chemioterapia, sono bloccati da una sciatica o da una gastroenterite. Comunque non possono muoversi da casa e questo dovrebbe garantire loro un aiuto concreto, che invece non c’è. Un paese civile garantisce la parità di diritti a tutti i cittadini, non mi pare che in questo caso siano stati garantiti».
I medici non si pronunciano e le norme della privacy impediscono di approfondire lo stato di salute di Zio Mario. A quasi novantasette anni è un uomo perfettamente lucido, allegro, con tanta voglia di vivere: «Ragiona come una persona giovane - assicura la nipote - e questo rende ancora più grave il torto che ha subìto». (m.l)
Ma se zio Mario non se la prende, il problema sollevato dalla sua vicenda emerge in tutta la sua gravità: «Forse qualcuno avrà pensato che la richiesta di farlo votare a casa fosse eccessiva - spiega la nipote Alessia De Pilla, che ha denunciato anche a livello nazionale il caso di zio Mario, pochi giorni prima delle elezioni politiche - ma ora la realtà dimostra che non stavamo prendendo in giro nessuno. Mio zio è ricoverato in una clinica, c’è una cartella sottoscritta dai medici, il suo stato è ben visibile. Non ce l’abbiamo con nessuno, dico solo che quella legge va modificata perché l’astensione dal voto è legata anche a migliaia di persone che stanno male e non possono uscire di casa. Magari non sono malati terminali, non sono moribondi o tetraplegici, spesso sono soltanto reduci da una chemioterapia, sono bloccati da una sciatica o da una gastroenterite. Comunque non possono muoversi da casa e questo dovrebbe garantire loro un aiuto concreto, che invece non c’è. Un paese civile garantisce la parità di diritti a tutti i cittadini, non mi pare che in questo caso siano stati garantiti».
I medici non si pronunciano e le norme della privacy impediscono di approfondire lo stato di salute di Zio Mario. A quasi novantasette anni è un uomo perfettamente lucido, allegro, con tanta voglia di vivere: «Ragiona come una persona giovane - assicura la nipote - e questo rende ancora più grave il torto che ha subìto». (m.l)
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