Lavoras, allarme della Cisl: dimenticata la formazione
di Claudio Zoccheddu
Il sindacato chiede la modifica della delibera approvata dalla giunta regionale Il segretario Carta: «Impossibile non tenere conto delle esigenze dei lavoratori»
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SASSARI. L’obiettivo è senz’altro ambizioso: dare (o restituire) un lavoro a più di 10mila sardi. Il piano approvato dalla Regione a cui è stata allegata la disponibilità di un portafoglio robusto, si parla di 128 milioni di euro, è stato però rivalutato dalla Cisl. Perché da febbraio, quando Lavoras era stato presentato, all’approvazione della Giunta una delle voci ritenute più importanti proprio dal sindacato è stata dimezzata. L’area è quella delle politiche attive mentre il capitolo di riferimento è quello degli assegni formativi. Nelle proposta presentata a febbraio per gli assegni formativi, che riassume l’intera formazione professionale prevista da Lavoras, veniva annunciata una disponibilità pari a 16 milioni che però non è la stessa riportata nella delibera della giunta, dove gli assegni formativi sono stati più che dimezzati dato che la somma disponibile sarebbe di appena 7 milioni, il che significa che dalla proposta di febbraio alla delibera di marzo lo stanziamento è sceso del 55 per cento.
Il sindacato. La preoccupazione della Cisl è stata presentata, nero su bianco, alla II Commissione del Consiglio regionale: «La Giunta, contrariamente a quanto stabilito e discusso durante il partenariato del 16 febbraio, ha dato via libera a una delibera che penalizza le azioni strutturali, quelle che intervengono sul capitale umano – spiega il segretario generale dalla Cisl sarda, Gavino Carta –. Parliamo delle misure che dovrebbero garantire maggiori competenze per poter accedere o per rientrare nel mercato del lavoro. Mi riferisco ai giovani, ai disoccupati e a tutti i lavoratori che sfruttano gli ammortizzatori sociali». I motivi di preoccupazione per il segretario sono quelli che arrivano dal territorio e che vengono raccontati giorno dopo giorno dai dati che fotografano il mercato del lavoro nell’isola: «Per non far fallire Lavoras sul nascere è necessario che nel programma venga garantito un rilievo adeguato alle politiche attive del lavoro e della formazione – aggiunge Carta –. Dal territorio arriva una forte domanda formativa, come testimonia il fatto che più di 11mila sardi sono in formazione attraverso il meccanismo dell’autofinanziamento per ottenere un adeguamento delle competenze o qualifiche professionali, mentre sono oltre 4.600 i lavoratori provenienti dai bacini degli ammortizzatori sociali che attendono un’occasione di riqualificazione per riuscire a essere ricollocati».
Le richieste. La Cisl chiede che venga modificata la delibera e che si che tenga conto dei sei punti sottolineati dal sindacato. La prima richiesta riguarda il ripristino della struttura originaria del programma, con un riequilibrio delle somme tra i diversi strumenti previsti da Lavoras. Nell’elenco degli altri interventi specifici viene invece richiesto il reinserimento della misura “mini assegni individuali per partecipazione a corsi di qualificazione o riqualificazione” in favore degli ultra cinquantenni. C’è poi la necessità, sempre secondo il sindacato, di rafforzare il legame tra gli incentivi per le assunzioni a tempo determinato e la conclusione di un tirocinio o di un percorso formativo di qualificazione o di adeguamento delle competenze. Poi è stata manifestata la necessità di avere un controllo costante sulle spese con “l’attivazione immediata dell’Osservatorio previsto dalla legge a cui affidare il compito di analizzare, con cadenza mensile, il funzionamento degli strumenti e il loro tiraggio finanziario”. Nell’elenco non poteva mancare una nuova collocazione del tavolo partenariale per valutare, sulla base del monitoraggio, l’eventuale necessità di rimodulare le somme tra le macro voci del piano Lavoras e dei singoli strumenti operativi. Infine, la Cisl chiede “il riconoscimento di una partecipazione, attiva e strutturale, dei soggetti privati accreditati, il cui ruolo non può che rafforzare e migliorare l’efficacia dell’azione dell’Agenzia sarda politiche attive del lavoro sul territorio.
Le ultime parole del segretario generale della Cisl sarda hanno il sapore dell’appello: «Non capiamo quale possa essere stato il motivo che ha spinto la giunta a fare una scelta di questo tipo – conclude Gavino Carta – nonostante ci siano tante persone che pagano di tasca propria la retta dei corsi di aggiornamento professionale, magari indebitandosi per ottenere una qualifica. Per fortuna la commissione regionale ci è sembrata molto ricettiva su questo argomento e sui nostri quesiti».
Il sindacato. La preoccupazione della Cisl è stata presentata, nero su bianco, alla II Commissione del Consiglio regionale: «La Giunta, contrariamente a quanto stabilito e discusso durante il partenariato del 16 febbraio, ha dato via libera a una delibera che penalizza le azioni strutturali, quelle che intervengono sul capitale umano – spiega il segretario generale dalla Cisl sarda, Gavino Carta –. Parliamo delle misure che dovrebbero garantire maggiori competenze per poter accedere o per rientrare nel mercato del lavoro. Mi riferisco ai giovani, ai disoccupati e a tutti i lavoratori che sfruttano gli ammortizzatori sociali». I motivi di preoccupazione per il segretario sono quelli che arrivano dal territorio e che vengono raccontati giorno dopo giorno dai dati che fotografano il mercato del lavoro nell’isola: «Per non far fallire Lavoras sul nascere è necessario che nel programma venga garantito un rilievo adeguato alle politiche attive del lavoro e della formazione – aggiunge Carta –. Dal territorio arriva una forte domanda formativa, come testimonia il fatto che più di 11mila sardi sono in formazione attraverso il meccanismo dell’autofinanziamento per ottenere un adeguamento delle competenze o qualifiche professionali, mentre sono oltre 4.600 i lavoratori provenienti dai bacini degli ammortizzatori sociali che attendono un’occasione di riqualificazione per riuscire a essere ricollocati».
Le richieste. La Cisl chiede che venga modificata la delibera e che si che tenga conto dei sei punti sottolineati dal sindacato. La prima richiesta riguarda il ripristino della struttura originaria del programma, con un riequilibrio delle somme tra i diversi strumenti previsti da Lavoras. Nell’elenco degli altri interventi specifici viene invece richiesto il reinserimento della misura “mini assegni individuali per partecipazione a corsi di qualificazione o riqualificazione” in favore degli ultra cinquantenni. C’è poi la necessità, sempre secondo il sindacato, di rafforzare il legame tra gli incentivi per le assunzioni a tempo determinato e la conclusione di un tirocinio o di un percorso formativo di qualificazione o di adeguamento delle competenze. Poi è stata manifestata la necessità di avere un controllo costante sulle spese con “l’attivazione immediata dell’Osservatorio previsto dalla legge a cui affidare il compito di analizzare, con cadenza mensile, il funzionamento degli strumenti e il loro tiraggio finanziario”. Nell’elenco non poteva mancare una nuova collocazione del tavolo partenariale per valutare, sulla base del monitoraggio, l’eventuale necessità di rimodulare le somme tra le macro voci del piano Lavoras e dei singoli strumenti operativi. Infine, la Cisl chiede “il riconoscimento di una partecipazione, attiva e strutturale, dei soggetti privati accreditati, il cui ruolo non può che rafforzare e migliorare l’efficacia dell’azione dell’Agenzia sarda politiche attive del lavoro sul territorio.
Le ultime parole del segretario generale della Cisl sarda hanno il sapore dell’appello: «Non capiamo quale possa essere stato il motivo che ha spinto la giunta a fare una scelta di questo tipo – conclude Gavino Carta – nonostante ci siano tante persone che pagano di tasca propria la retta dei corsi di aggiornamento professionale, magari indebitandosi per ottenere una qualifica. Per fortuna la commissione regionale ci è sembrata molto ricettiva su questo argomento e sui nostri quesiti».
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