La Nuova Sardegna

Careddu: l’aiuto di Tajani è un passaggio chiave

di Luca Rojch
Careddu: l’aiuto di Tajani è un passaggio chiave

L’assessore: autorità europee e burocrati ora seguano l’apertura della politica Il presidente del Parlamento Ue a favore di norme meno rigide sugli aiuti di Stato

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SASSARI. L’assist che non ti aspetti arriva dalla stessa Europa. Quella che fino a oggi ha considerato la Sardegna come estremo confine dell’impero. Una trascurabile isola del pigro Mediterraneo. Ma le parole del presidente del Parlamento Europeo Antonio Tajani, nella sua intervista alla Nuova Sardegna, sembrano segnare nuove relazioni tra l’isola e le istituzioni di Bruxelles. Da oggi un po’ meno ostile. Il presidente si è detto pronto a sostenere le rivendicazioni portate avanti in questi anni dalla giunta guidata da Francesco Pigliaru. Il governatore e il presidente si erano già incontrati nell’aprile del 2017. E in quell’occasione Pigliaru aveva mostrato il dossier insularità. Nello stesso tempo aveva chiesto che l’Europa avesse un metodo condiviso con l’isola e portasse avanti le richieste della Sardegna. E con il governo che sembra sempre più un equazione impossibile da risolvere il canale con l’Ue diventa preziosissimo.

Careddu. L’assessore ai Trasporti Carlo Careddu, che con i burocrati dell’Ue si scontra dal giorno stesso del suo insediamento, lo ha capito e non nasconde la sua soddisfazione per l’apertura di Tajani. «Apprezzo le parole del presidente del Parlamento europeo e leggo il suo intervento come un sostegno alla battaglia della Regione finalizzata al riconoscimento di diritti fondamentali come quello alla mobilità – dice Careddu –. I sardi e la Sardegna chiedono che tutte le istituzioni, a livello nazionale ed europeo facciano la loro parte, al di là delle appartenenze e degli schieramenti, per colmare il gap esistente tra insularità e continente in termini di trasporti, energia, infrastrutture. Ci aspettiamo adesso che le autorità politiche e le strutture burocratiche della Commissione siano conseguenti all’apertura dimostrata dal presidente Tajani».

Le parole d’ordine. Tajani ha posto come obiettivo il superamento delle distanze tra l’isola e le istituzioni Ue «in termini di opportunità, di risorse economiche e, soprattutto, di competitività. Essere un’isola determina un marcato svantaggio sul piano dello sviluppo e della crescita, ma in questi anni sono stati fatti importanti passi in avanti per migliorare questa situazione. Il Parlamento europeo nel 2016 ha approvato a larga maggioranza una risoluzione che verteva proprio sul riconoscimento della condizione di insularità». Un primo passo che Tajani non vuole lasciare isolato. E chiede che il lo Stato italiano faccia una legge in cui venga riconosciuto lo status di insularità della Sardegna e delle maggiori isole. «Oggi questo ritardo pesa nelle tasche dei sardi per circa 1,1 miliardi di euro. E gli effetti consistono in maggiori oneri per il trasporto delle merci, per la produzione, forti ripercussioni sul piano energetico e dei collegamenti». Tajani entra anche in un altro capitolo complicato dei rapporti tra Europa e Sardegna: i trasporti. E centra subito il tema chiave. «La difficoltà dei collegamenti da e per la Sardegna resta la conseguenza più diretta di una condizione insulare non ancora riconosciuta».

Ma forse le dichiarazioni più importanti, che suonano come una sinfonia melodiosa alle orecchie dell’assessore riguardano la Continuità territoriale. «Bisogna garantire dei meccanismi di compensazione e di perequazione, la continuità territoriale è uno di questi, che riducano gli oneri per cittadini ed imprese. Sugli aiuti di Stato certo è che occorre superare i meccanismi stringenti che limitano la mobilità da e per l’isola». Su questa base sembra aprirsi la strada a un nuovo rapporto tra l’isola e l’Europa e tra la Regione e gli organismi dell’Ue.

@LucaRojch. @RIPRODUZIONE RISERVATA



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