La Piredda rilancia l’accusa di mobbing
Fondi ai gruppi, la funzionaria che ha aperto il caso ricorre contro la parziale assoluzione di Atzeri
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CAGLIARI. «Nell’attimo in cui Ornella Piredda ha chiesto spiegazioni sulle spese al presidente del gruppo misto Giuseppe Atzeri e ha rivendicato i propri diritti, per lei è cominciato l’inferno, una stagione da incubo della quale ancor’oggi porta i segni e le conseguenze anche nel proprio fisico, come i periti hanno testimoniato»: sono le parole del pm Marco Cocco, centro della requisitoria nel processo in cui il 20 febbraio 2016 tredici consiglieri regionali vennero condannati per peculato in seguito alle denunce dell’ex funzionaria. Atzeri incassò cinque anni e mezzo di reclusione, ma pur riconoscendolo colpevole del reato principale il tribunale lo assolse dalle accuse di maltrattamenti e lesioni personali nei confronti della Piredda, che a causa di questa decisione perse il diritto al risarcimento dei danni. A distanza di due anni l’avvocato Elias Vacca rilancia in vista del giudizio d’appello la tesi sostenuta dalla Procura: le precarie condizioni di salute della funzionaria, divenuta ormai un personaggio nazionale, sono strettamente legate a quei fatti, alle ritorsioni che dovette subire nel 2006 quando sollecitò il presidente e il segretario del gruppo misto a produrre i rendiconti delle spese sostenute. L’avvocato Vacca, in un ricorso estremamente chiaro ed efficace, ripercorre la vicenda confutando punto per punto il ragionamento del tribunale: si va dal taglio imposto alla Piredda sulla busta paga («resta ingiustificato e contra legem il rifiuto dell’onorevole Atzeri di inquadrare contrattualmente la Piredda con il livello conseguito nel gruppo in cui aveva lavorato in precedenza») per il quale il giudice del lavoro condannò il gruppo al pagamento delle differenze retributive. Per arrivare al «contegno smaccatamente ostile sul luogo di lavoro» dove Atzeri evitò «persino di parlarle e di salutarla». Fino al trasferimento in un ufficio-sgabuzzino, privo di linea internet e di telefono, una sorta di limbo dove la Piredda dovette “espiare” la colpa di aver chiesto rigore nella giustificazione delle spese. Una situazione che per l’avvocato Vacca provocò un danno alla salute della funzionaria, certificato dalle testimonianze di due psichiatri. Se il tribunale sostiene che quello stato di salute non coincide con il presunto mobbing esercitato nei confronti della Piredda, il legale ribatte che la ricostruzione cronologica dei fatti va corretta: la funzionaria era stata male nel 2005, ma è nell’ottobre del 2006 che la sua malattia si manifestò in modo acuto, proprio nel periodo in cui si verificarono le discussioni con Atzeri e il segretario Angelo Sanna. Non solo: le condizioni di salute peggiorarono mano mano che i rapporti coi colleghi diventavano più tesi, fino a costringere la Piredda a una lunga assenza per malattia. Al contrario di quanto sostiene il tribunale risulta agli atti del procedimento un chiaro nesso di causalità fra quanto la Piredda ha dovuto subire sul luogo di lavoro per aver chiesto trasparenza nelle spese e il progressivo scadimento del suo stato di salute. (m.l)
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