La Nuova Sardegna

Il presidente Pigliaru risponde all'ex lavoratrice Legler: «Cara Maria, l’aiuteremo»

di Francesco Pigliaru
Il presidente Pigliaru risponde all'ex lavoratrice Legler: «Cara Maria, l’aiuteremo»

Lettera di Pigliaru alla donna rimasta senza sussidi

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Gentile Signora Maria Loredana,

la ringrazio per la sua lettera che serve, come per molti altri casi e altrettanti solleciti, a richiamare tutta la politica e le Istituzioni, me per primo, ad un incremento di sforzi, impegno e responsabilità per far fronte ai disagi dei nostri cittadini.

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Apprezzo il suo appello e i contenuti della sua lettera e non intendo sottrarmi al dovere di contribuire a trovare soluzioni che aiutino a migliorare la sua condizione e quella di migliaia di altri lavoratori sardi in cerca di occupazione. È infatti questo l’obiettivo principale su cui la mia Giunta è impegnata e su cui lo sarà ancora e sempre di più, pur nella consapevolezza che non è un percorso facile: conosciamo le difficoltà che bisogna affrontare e vincere per ottenere anche solo piccoli incrementi dell’occupazione.

E per questo, perché abbiamo il dovere di essere onesti e trasparenti, dobbiamo dire con chiarezza che i risultati che tutti vorremmo raggiungere, la piena occupazione o quasi, non sono conseguibili in breve tempo, soprattutto per il peso di un’eredità di disagi che arriva da un passato di politiche industriali sbagliate o che comunque si sono dimostrate insostenibili nel lungo periodo.

Le conseguenze di quelle scelte, aggravate dall’aver attraversato in questi dieci anni la crisi peggiore del dopoguerra, che ha avuto effetti particolarmente duri nella nostra regione e dalla quale solo ora cominciamo faticosamente a vedere l’uscita, le percepiamo ancora con tutto il loro peso. E non guardiamo con distacco la sofferenza di chi non ha lavoro, le assicuro che nessuno di noi lo ha mai fatto. Sentiamo, piuttosto, la responsabilità del trovare risposte non a parole ma nei fatti.

Per questo il nostro modo di agire è quello serio, quello del massimo impegno sulle cose: lo abbiamo fatto per affrontare e risolvere tante crisi aziendali e occupazionali con possibilità oggettive e concrete di riavvio, crisi e soluzioni che hanno coinvolto migliaia di lavoratori.

Con la stessa serietà, con lo stesso impegno, abbiamo affrontato e affrontiamo casi differenti, quelli che riguardano quanti non hanno più la speranza di riavere il lavoro dal salvataggio dell’azienda in cui sono stati occupati, come accade per la Legler che è chiusa da oltre dieci anni. Con loro avevamo preso un impegno preciso: trovare intanto le risorse e poi gli strumenti per utilizzarle in modo mirato, al meglio e nel minor tempo possibile. Quelle risorse le abbiamo trovate, sono 128 milioni di finanziamento straordinario e lo strumento è LavoRAS, appena varato per dare opportunità concrete a chi è in cerca di occupazione, con aspettative più strutturali rispetto a qualche mese di ammortizzatore sociale.

LavoRAS, condiviso con le Parti sociali, può dare risposte ai lavoratori espulsi a causa di situazioni di crisi come quella sofferta dagli ex tessili. Si va dalle misure rivolte alle imprese per creare occupazione, con incentivi che uniti a quelli nazionali arrivano a 12mila euro per l’assunzione a tempo indeterminato, fino ai cantieri di lavoro, che sono di immediata operatività e consentono di occupare le persone in progetti che abbiano effetti permanenti sui territori.

Andando nello specifico dei lavoratori ex tessili della Sardegna centrale, che nel quadro di LavoRAS possono essere presi in carico dai Centri per l’Impiego ed indirizzati verso gli strumenti più efficaci, è doveroso fare qualche precisazione, soprattutto per chi legge e non conosce le vicende. È una vertenza iniziata nei primi anni 2000 e proseguita con continuo ricorso agli ammortizzatori sociali fino a quando, al termine di una lunga e difficile interlocuzione col Ministero, la Regione è riuscita, a fine 2016, a conquistare una finestra per la riapertura delle domande per la mobilità, di cui hanno usufruito centinaia di lavoratori in tutta la Sardegna tra cui, appunto, molti ex tessili del Nuorese.

Purtroppo una parte dei lavoratori dello stesso settore non è riuscito a fare domanda entro la scadenza e nonostante i numerosi tentativi fatti dalla Regione con il Ministero e con l’Inps, non si è potuta ottenere una seconda finestra per integrare le domande, come è noto ai sindacati che parteciparono agli incontri sull’argomento.

Oggi ci troviamo davanti a un quadro in cui lo Stato non ha adottato e finanziato una copertura per tutti quei casi in cui chi ha perso il lavoro è pronto ad attivarsi, secondo percorsi concordati, per crearne uno nuovo.

Noi ovviamente non abbiamo rinunciato ad insistere sulla possibilità, ove legittima e percorribile, trasparente e senza disparità di trattamento, di recuperare in via straordinaria il mancato riconoscimento degli assegni di mobilità del 2016 e 2017 che riguardano la sua situazione e quella dei suoi ex colleghi.

La Regione però, è chiaro a tutti, non può sostituirsi allo Stato pagando ammortizzatori sociali: se c’è una carenza del sistema-Paese, una Regione può compensarla solo limitatamente. Noi, per quanto possiamo nel limite del nostro bilancio e delle nostre forze, oltre che davanti a stringenti vincoli normativi, lo stiamo facendo con la massima determinazione.

Vi anticipo che l'Assessorato del Lavoro, che è impegnato su questo, mi assicura che entro la prossima settimana vi contatterà per individuare e definire congiuntamente le misure più idonee per affrontare la vostra situazione usando i soldi che abbiamo messo a disposizione.


 

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