La Nuova Sardegna

fondi ai gruppi 

Diana (Pdl) si difende in aula: «Assegni falsificati da ignoti»

Diana (Pdl) si difende in aula: «Assegni falsificati da ignoti»

CAGLIARI. La perizia grafologica conferma: uno degli assegni che incastravano l’ex presidente del gruppo regionale di centrodestra Mario Diana all’accusa di peculato per aver avallato spese improprie...

2 MINUTI DI LETTURA





CAGLIARI. La perizia grafologica conferma: uno degli assegni che incastravano l’ex presidente del gruppo regionale di centrodestra Mario Diana all’accusa di peculato per aver avallato spese improprie coi fondi del consiglio è stato contraffatto da una mano ignota. Sentita dal tribunale Simona Boi, l’esperta incaricata dal presidente Giuseppe Pintori, ha trasformato in certezze i sospetti avanzati dai difensori Pierluigi Concas e Massimo Delogu, sul titolo di credito hanno operato tre persone diverse: una l’ha compilato scrivendo data, cifra e intestazione, un’altra ha cancellato «con un’abile manipolazione» il nome del beneficiario originario dell’assegno, la Ricoservice srl, una ditta che forniva materiale di cancelleria e altri prodotti al gruppo politico, sovrascrivendo Paoletti orologi srl, il fornitore dei famosi Rolex sempre citati ma mai rintracciati nel corso dell’inchiesta. La sola mano riconoscibile è la terza, quella di Mario Diana, autore della firma. Ma la tesi della difesa, confortata dalla perizia grafologica, è che l’esponente di An abbia messo la sua sigla su un assegno destinato a saldare un debito con la ditta Ricoservice e non - come è stato sovrascritto - con il negozio dei preziosi orologi svizzeri. Una firma inconsapevole che diverrà certamente argomento difensivo nella discussione finale del processo. Ieri mattina l’anteprima: chiusa senza ulteriori approfondimenti la fase della perizia, Diana ha chiesto la parola al tribunale per sostenere che la manipolazione dei documenti di spesa non riguarderebbe soltanto un assegno. L’ex consigliere regionale ha fatto riferimento ad altri tre titoli di credito che a suo dire sarebbero stati contraffatti per nascondere acquisti impropri, scaricando la responsabilità sul presidente del gruppo consiliare. Nessuna replica dal pm Marco Cocco, che non ha battuto ciglio neppure quando l’avvocato Concas ha consegnato al tribunale e al magistrato dell’accusa una nuova raccolta di documenti che dimostrerebbero come Diana abbia speso i fondi del gruppo o almeno una parte di quelli per pagare collaboratori, canoni d’affitto, spese varie per l’attività politica. Una produzione di documenti che avviene in extremis, comunque accettata dai giudici. Dovrebbe essere questo l’ultimo atto del dibattimento, nato come giudizio immediato ma durato oltre ogni previsione anche a causa del cambio di collegio giudicante. Il 18 maggio prenderà la parola il pubblico ministero, a seguire la difesa. In quella stessa data potrebbe arrivare la sentenza. Mario Diana era imputato dello stesso reato anche al processo programmato nell’aula attigua, quella della seconda sezione. Si tratta di accuse di peculato riferite ad un altro periodo. Il dibattimento è stato rinviato al 6 luglio. (m.l)

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli La Nuova Sardegna per le tue notizie su Google

Primo Piano
Maltempo

Meteo Giuliacci, ciclone in arrivo: piogge intense e temperature in picchiata

Le nostre iniziative