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Uras: la sinistra deve riprendere ad ascoltare

Uras: la sinistra deve riprendere ad ascoltare

L’ex senatore di Cp dopo il ko: «Puniti per le troppe questioni aperte: dall’insularità alle entrate»

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CAGLIARI. La batosta di marzo è alle spalle, ma fa male ancora. Ad ammetterlo è l’ex senatore Luciano Uras. Alle Politiche era candidato come indipendente nel Pd visto che è e continua a essere un portavoce di Campo progressista. Ma anche lui, come tutto il centrosinistra, ha preso una legnata: solo terzo classificato.

Peggio di così.

«Mi piacerebbe non iniziare dalla sconfitta dell'intero centrosinistra, o dal disastro della sinistra divisa e auto-dissolta. Preferirei parlare dei valori che dobbiamo riaffermare e difendere, dei bisogni dei sardi e del destino della Sardegna».

Un attimo, il crollo poteva essere evitato: sì o no?

«Non amo ritirarmi nel momento delle difficoltà. Per questo ho accettato la candidatura conoscendo bene dati e sondaggi. Per me sarebbe stato facile stare a guardare e poi giudicare. Ma non è nel mio stile».

È caccia ai colpevoli.

«Le elezioni non sono una lotteria fra i partiti, riguardano i cittadini. Per questo mi preoccupa non la sconfitta, ma le conseguenze delle nostre insufficienze fra e con la gente».

Che sono state?

«Potrei riassumerle così. Ci siamo isolati e alla fine ci hanno etichettato come un corpo estraneo. Alcuni del centrosinistra sono stati considerati non più portatori dell’uguaglianza, ma della disuguaglianza, e per questo alla fine siamo stati travolti».

Ricostruire non sarà facile.

«Campo progressista è già al lavoro. Sabato, a Cagliari, abbiamo organizzato un'iniziativa con un solo obiettivo: reagire».

Soprattutto in casa.

«Noi ci siamo fatti avanti con il nostro progetto per la Sardegna. A presentarlo è stato un gruppo di giovani donne ed è un altro segnale di cambiamento».

Il secondo passo sarà?

«Ritrovare l’unità del e nel centrosinistra. È questo il primo valore da riconquistare».

Campo progressista risorge.

«Sì, per ricostruire una coalizione che in Sardegna si colora della cultura autonomista, del sardismo democratico, di forze serie per l'autogoverno e personalità dallo spirito indomito».

Le macerie sono troppe.

«Purtroppo giunta, Consiglio e tutto il centrosinistra non sono riusciti a convincere gli elettori. E questo non è colpa dei sardi. Troppe questioni aperte».

Ad esempio?

«Il mancato riconoscimento della condizione di insularità che colpisce i diritti dei sardi come cittadini europei».

C’è dell’altro di sicuro.

«È sempre aperta la vertenza con lo Stato. Nella Legge di bilancio del governo sono stati stanziati 15 milioni di simbolica caparra a giusta memoria della trattativa che dovrà esserci fra governo e Regione sugli accantonamenti. Pigliaru ha fatto bene ad opporsi all’ultima Legge di stabilità. Però avrebbe fatto ancora meglio se, a suo tempo, non avesse rinunciato al contenzioso già aperto con Roma».

Cosa non deve più accadere?

«Che a fronte di tante iniziative legislative e finanziarie a favore della nostra economia ci sia un rapporto difficile con i sardi che lavorano e fanno impresa. Non potrà neanche più accadere che quanti vivono nella povertà si sentano abbandonati dal centrosinistra. Dobbiamo riprendere ad ascoltare e condividere problemi e soluzioni».

Chi sarà il vostro candidato?

«Prima di tutto la coalizione dovrà deciderne le caratteristiche e dopo cercare la donna o l’uomo giusto».

Proporrete Massimo Zedda?

«Fino al 2021 è impegnato nel costruire la città metropolitana di Cagliari».

Allora chi?

«Non è il momento delle lotterie. Oggi ho una sola certezza ed è questa: Francesco Pigliaru sarà il governatore fino al 2019». (ua)



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