Zanchetta: Paci si sveglia solo ora
Il consigliere Upc contro il vicepresidente: con Palazzo Chigi serviva più severità
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SASSARI. Zanchetta boccia Paci. Al consigliere regionale dell’Upc l’intervista del vicepresidente della Regione alla Nuova. Un intervento a tutto tondo in cui Raffaele Paci non si è limitato a parlare di programmazione e bilancio, il suo assessorato, ma anche di Pd e possibile rimpasto. «Alcune affermazioni di natura politica fatte dal vicepresidente della Regione rischiano di turbare i rapporti all’interno della giunta e quelli con la maggioranza – attacca Pierfranco Zanchetta –. Penso che l’analisi a tutto tondo di Paci avrà sicuramente ripercussioni su ambo le parti. Le considerazioni su una possibile ricandidatura di Pigliaru (comprese le primarie a cui dovrebbe sottoporsi) mi sembrano, assieme all'entrata a gamba tesa sul Pd, due esternazioni dirompenti». Zanchetta contesta all’assessore quella che lui definisce «la sua sorprendente mutazione genetica che va oltre l’autonomia e imbocca la strada dell’indipendentismo. Il cambiamento di opinione è apprezzabile quando si riconoscono, ad esempio, gli errori di una debole contrapposizione allo Stato per le giuste rivendicazioni della Sardegna, prima fra tutte la vertenza entrate con gli accantonamenti, il riconoscimento di una vera autonomia, il gap dell’insularità. Ho il massimo rispetto per Paci del quale apprezzo, non solo le qualità tecniche e politiche, ma anche la capacità di mediazione tra giunta e maggioranza manifestata in questi anni con il paziente lavoro di “liaison”, ma non posso sottrarmi dal fargli una critica per il ritardo con cui arriva ad assumere posizioni dure e severe contro lo Stato. Non ci sono governi amici per la Sardegna, né di destra, né di sinistra. Lo dico a ragion veduta provenendo da un territorio dove i governi storicamente hanno fatto carne di porco. La Maddalena grida vendetta».
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