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Il coordinamento: «Siamo preoccupati dai metodi usati»

SASSARI. Il Coordinamento delle Camere Penali della Sardegna, appresa la notizia della perquisizione nella redazione di Olbia della Nuova Sardegna, nel domicilio e sulla persona della giornalista...

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SASSARI. Il Coordinamento delle Camere Penali della Sardegna, appresa la notizia della perquisizione nella redazione di Olbia della Nuova Sardegna, nel domicilio e sulla persona della giornalista Tiziana Simula e del sequestro di telefono e computer – scrivono gli avvocati Rosaria Manconi, coordinatore delle Camere Penali della Sardegna, e Francesco Lai, componente della giunta dell’Unione Camere Penali Italiane – esprime contrarietà e preoccupazione sull’iniziativa adottata dalla magistratura e sull’esecuzione delle indagini per la ricerca della fonte delle notizie ricevute dalla giornalista nell’ambito della sua legittima attività di informazione. Un fatto senza precedenti, nonostante la pubblicazione di notizie su indagini in corso sia pressoché quotidiana. Si è, però, sempre trattato di indagini su “cittadini comuni” e non magistrati. Forse in questo, lo si dice con sdegno e grande preoccupazione, sta la differenza e la decisione di cercare la fonte della notizia con metodi intimidatori. Inoltre il sequestro degli strumenti di lavoro è un’aperta ed evidente violazione del regolamento europeo sulla protezione dei dati personali e della convenzione dei Diritti dell’uomo, che pure assicura la piena libertà d’opinione del giornalista e quella di ricevere o comunicare informazioni o idee senza che vi possa essere ingerenza da parte delle autorità pubbliche.

L’iniziativa invasiva posta in essere nei confronti della giornalista del quotidiano La Nuova Sardegna appare, al contrario, essere stata assunta in palese violazione dei principi della consolidata giurisprudenza di legittimità, oltre che quella sovranazionale, e sembra assumere i contorni di un’operazione investigativa dagli inaccettabili effetti intimidatori che le Camere Penali Sarde non possono esimersi dallo stigmatizzare e, contemporaneamente, rappresentando alla giornalista ed al quotidiano La Nuova Sardegna ampia ed incondizionata solidarietà.



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