La Nuova Sardegna

Crollo sulla 554: a giudizio in tre

Due dirigenti Anas e un impresario sott’accusa per i lavori irregolari sulla strada

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CAGLIARI. Il crollo avvenne improvviso il 13 marzo del 2015: un tratto della nuova strada statale 554 bis, tra i comuni di Maracalgonis, Quartucciu e Quartu Sant’Elena, si sgretolò d’improvviso aprendo una lunga e profonda voragine. Con l’estate alle porte, l’arteria appena ricostruita venne chiusa in buona parte, con disagi enormi per la circolazione e polemiche conseguenti. A distanza di tre anni da quell’incredibile disastro il gup Giovanni Massidda ha accolto la richiesta del pm Emanuele Secci e ha rinviato al giudizio del tribunale ordinario due dirigenti dell’Anas - il direttore dei lavori Emanuele Perra (44 anni) di Quartu e il responsabile del procedimento Francesco Corrias (50 anni) di Nuoro, residente a Cagliari - insieme al responsabile unico della ditta omonima Mariano Cabras (45 anni) di Cagliari, imputati di crollo colposo di costruzioni, Cabras anche di frode in pubbliche forniture. La prima udienza del dibattimento pubblico è in programma il prossimo 6 luglio davanti ai giudici della seconda sezione penale.

Per trovare l’origine della vicenda bisogna risalire al 2009, quando l’impresa “Cabras Mariano srl” vinse l’appalto e assunse l’incarico di ripristinare il tratto di strada della nuova 554 che va dal chilometro 2,900 al chilometro 3,100. A commissionare i lavori per un importo contrattuale di 351 mila euro più altri 33 mila per gli oneri della sicurezza era l’Anas. L’intervento venne portato a termine regolarmente, ma quattr’anni dopo si verificò il cedimento dell’asfalto e la Procura affidò al Corpo Forestale l’incarico di indagare le ragioni. Acquisiti il capitolato, il contratto, bolle e fatture relative ai materiali, disposte le perizie tecniche, si scoprì che violando il capitolato speciale d’appalto l’impresa esecutrice aveva utilizzato - come è scritto nel capo d’imputazione - materiali di risulta costituiti da pezzature che superavano di gran lunga le dimensioni previste, derivati dalla demolizione della strada preesistente senza sottoporli a trattamento e quindi classificati come rifiuto di conglomerato bituminoso. In altre parole: per ripristinare la strada, l’impresa aveva usato i resti di quella distrutta. L’accusa rivolta ai due dirigenti Anas - per il pm Secci - è di non aver disposto accertamenti geologici e geotecnici prima dei lavori e di non aver vigilato sull’ esecuzione dell’intervento. Gli imputati sono difesi dagli avvocati Matteo Pinna, Andrea Pogliani, Elisabetta Mura e Rinaldo Saiu. (m.l)

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