Campo progressista rilancia il confronto: «Ripartiamo dal Ppr»
di Claudio Zoccheddu
La proposta del presidente Uras per evitare lo stallo «Servono regole, no all’ostruzionismo e ai tatticismi»
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SASSARI. L’intento è chiaro: andare avanti. Campo progressista non vuole perdere altro tempo sulla pianificazione urbanistica e il suo presidente, l’ex senatore Luciano Uras, sintetizza il concetto in due frasi: «Vogliamo rilanciare il confronto in maggioranza e con le forze democratiche. Faremo tutto, tranne soffocare l’argomento nel tatticismo politico».
Secondo Uras si deve ripartire da un punto fermo: «Il piano paesaggistico, pur con le sue lacune mai colmate sulle zone interne, pur con alcuni limiti tecnici e imprecisioni, è il vero quadro normativo di riferimento per tutelare il patrimonio ambientale della Sardegna». Ovviamente, tutto è migliorabile ma per garantire la tutele, secondo Campo Progressista, c’è un paletto che è impossibile da sradicare: «Sarebbe inaccettabile violare i vincoli che tutelano la fascia dei 300 metri – spiega Uras –. E siamo certi che l’intera maggioranza la pensa come noi». Partendo da questo postulato, rimangono quelle che Campo progressista definisce “le cose da fare”. Uras parte dal “completamento della pianificazione paesaggistica, con la definizione del regime sulle zone interne” e poi annuncia la necessità di “una nuova legge urbanistica, in grado di accelerare la definizione della pianificazione comunale e gli adeguamenti al piano paesaggistico”. Il terzo punto nell’elenco delle cose da fare è “il monitoraggio dei livelli di pianificazione generale”, ovvero i progetti legati al paesaggio, alla sicurezza idrogeologica, all’energetica e ai trasporti che devono essere immaginati in funzione dello sviluppo socio-economico e eco-sostenibile dell’isola senza che possano entrare in conflitto tra loro, paralizzando l’intero processo. L’ultimo passaggio appuntato sull’agenda di Luciano Uras è “un efficace sistema di regole per i necessari interventi edilizi, infrastrutturali, residenziali, turistici, industriali e della produzione agricola”. Un problema su cui Campo progressista propone diverse soluzioni: «Abbiamo l’ambizione di coniugare l’idea di economia fondata sulla riduzione del consumo di risorse naturali e di territorio – spiega ancora Uras – con la necessità di crescita dell’attività produttiva e quindi della ricchezza equa e distribuita. Per questo noi non ci iscriviamo al partito del “no”, ma a quello del “si” della ragione, del buon senso». La condizione è solo una: partire dalla base definita nel Piano paesaggistico.
Secondo Uras si deve ripartire da un punto fermo: «Il piano paesaggistico, pur con le sue lacune mai colmate sulle zone interne, pur con alcuni limiti tecnici e imprecisioni, è il vero quadro normativo di riferimento per tutelare il patrimonio ambientale della Sardegna». Ovviamente, tutto è migliorabile ma per garantire la tutele, secondo Campo Progressista, c’è un paletto che è impossibile da sradicare: «Sarebbe inaccettabile violare i vincoli che tutelano la fascia dei 300 metri – spiega Uras –. E siamo certi che l’intera maggioranza la pensa come noi». Partendo da questo postulato, rimangono quelle che Campo progressista definisce “le cose da fare”. Uras parte dal “completamento della pianificazione paesaggistica, con la definizione del regime sulle zone interne” e poi annuncia la necessità di “una nuova legge urbanistica, in grado di accelerare la definizione della pianificazione comunale e gli adeguamenti al piano paesaggistico”. Il terzo punto nell’elenco delle cose da fare è “il monitoraggio dei livelli di pianificazione generale”, ovvero i progetti legati al paesaggio, alla sicurezza idrogeologica, all’energetica e ai trasporti che devono essere immaginati in funzione dello sviluppo socio-economico e eco-sostenibile dell’isola senza che possano entrare in conflitto tra loro, paralizzando l’intero processo. L’ultimo passaggio appuntato sull’agenda di Luciano Uras è “un efficace sistema di regole per i necessari interventi edilizi, infrastrutturali, residenziali, turistici, industriali e della produzione agricola”. Un problema su cui Campo progressista propone diverse soluzioni: «Abbiamo l’ambizione di coniugare l’idea di economia fondata sulla riduzione del consumo di risorse naturali e di territorio – spiega ancora Uras – con la necessità di crescita dell’attività produttiva e quindi della ricchezza equa e distribuita. Per questo noi non ci iscriviamo al partito del “no”, ma a quello del “si” della ragione, del buon senso». La condizione è solo una: partire dalla base definita nel Piano paesaggistico.
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