La Nuova Sardegna

Corruzione e aste pilotate nel tribunale dei “veleni”

Marco Bittau
Corruzione e aste pilotate nel tribunale dei “veleni”

Tempio, le inchieste scottanti che coinvolgono magistrati e avvocati

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OLBIA. Per accendere le luci della ribalta nazionale sulle disgrazie del tribunale di Tempio c’è voluto il blitz temerario del procuratore Andrea Garau che ha mandato quattro carabinieri nella redazione di Olbia della Nuova Sardegna per perquisire senza troppi complimenti una giornalista. Esattamente Tiziana Simula, cronista di giudiziaria, indagata per aver svelato chissà quale segreto d’ufficio, invece “colpevole” soltanto di aver fatto il suo lavoro raccontando per filo e per segno il palazzo dei veleni.

In realtà, le luci della ribalta nazionale forse dovevano accendersi prima. Quattro inchieste scottanti (tutte intrecciate l’una con l’altra), un magistrato arrestato, altri sei indagati (insieme ad avvocati, periti, cancellieri, imprenditori) altri due accusati di aver insabbiato fascicoli d’indagine. Adesso la chicca di una perquisizione nella redazione della Nuova. Insomma, negli ultimi due anni a Tempio non ci si è fatti mancare niente.

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L’arresto del gip Cristiano. Tutto comincia nel 2016, mese di dicembre, con l’arresto del giudice Vincenzo Cristiano e di due imprenditori (l’olbiese Manuel Spano e Umberto Galizia di Pozzuoli). Il giudice è accusato dalla Procura di Roma di corruzione in atti giudiziari, cioè di favorire gli amici che ricambiavano con regali. Tra gli amici c’è anche Cristian Ambrosio, già arrestato per traffico di droga a Olbia e in Gallura. Più che amici, Cristiano e Ambrosio erano addirittura soci titolari di una pizzeria a San Teodoro. Il processo nei confronti del giudice e dei due imprenditori è in corso di svolgimento a Roma.

Le aste pilotate. Nel corso delle indagini su Vincenzo Cristiano (soprattutto le intercettazioni) spunta il pasticcio delle aste pilotate, sempre nel tribunale di Tempio. La palla passa ancora a Roma (titolare il sostituto procuratore Stefano Rocco Fava, il gip è Giulia Proto) e la bomba esplode nel mese di dicembre dell’anno scorso con sette indagati per turbativa d’asta: il giudice di Tempio Alessandro Di Giacomo, i magistrati Andrea Schirra e Chiara Mazzaroppi, l’ex presidente del tribunale di Tempio ed ex presidente della Corte d’appello di Sassari Francesco Mazzaroppi, gli avvocati Giuliano Frau e Tomasina Amadori, il perito Ermanno Giua e la cancelliera Francesca Debidda. A questi si aggiunge successivamente un altro giudice di Tempio poi trasferito a Sassari, Elisabetta Carta, accusata di aver rivelato segreti d’ufficio. A margine di questa maxi inchiesta è stata indagata anche Gemma Cucca, ex presidente del tribunale di Tempio e ora presidente della Corte d’appello di Cagliari. Di Giacomo ed Elisabetta Carta sono stati anche sospesi dal servizio e per il primo addirittura la Procura di Roma ha più volte richiesto la custodia cautelare in carcere.

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Villa Ragnedda. La presunta asta giudiziaria pilotata riguarda la vendita della villa a Baia Sardinia intestata alla società Rebus del defunto imprenditore di Arzachena Sebastiano Ragnedda. La villa – sostiene l’accusa – è stata aggiudicata a prezzo stracciato (472mila euro con un ribasso del 25% sulla base d’asta di 524mila euro, per la presenza nell’immobile di un occupante che, invece, era già morto) ai magistrati Chiara Mazzaroppi e Andrea Schirra. L’inchiesta sulle aste pilotate è ancora aperta a Roma e promette nuovi colpi di scena.

La Cavallino bianco srl. Al crac dell’impero di Sebastiano Ragnedda si riferisce anche la terza inchiesta, l’unica di competenza della Procura di Tempio perché non coinvolge direttamente magistrati. Si procede per bancarotta fraudolenta nel fallimento della società Cavallino bianco srl, pure appartenuta a Ragnedda. Sono indagati la vedova dell’imprenditore di Arzachena, Patricia Alejandra Gomez (la grande accusatrice delle aste pilotate), la sua consulente commercialista Stefania Ciudino e il suo avvocato Marina Pirina.

L’esposto Mazzaroppi. Direttamente collegato all’inchiesta sul crac della Cavallino bianco c’è infine l’esposto presentato la scorsa settimana da Francesco Mazzaroppi (indagato per le aste pilotate) contro l’ex procuratore di Tempio Domenico Fiordalisi e il pm romano Stefano Rocco Fava, accusati di aver insabbiato il fascicolo dell’inchiesta per bancarotta fraudolenta e, sostanzialmente, almeno per quanto riguarda Fiordalisi, di aver ispirato tutte le inchieste sui magistrati tempiesi. L’esposto Mazzaroppi è stato presentato al procuratore facente funzioni di Tempio Andrea Garau (è scritto nell’intestazione) che a sua volta lo ha trasmesso alla Procura di Perugia competente per le indagini sui magistrati di Roma. Ancora non si conosce se le indagini sono effettivamente iniziate.

Di questo groviglio di inchieste, in mesi di lavoro, si è occupata la cronista della Nuova Sardegna Tiziana Simula che per questo è stata iscritta dal procuratore di Tempio nel registro degli indagati.

@marcobittau. ©RIPRODUZIONE RISERVATA
 

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